Riceviamo e pubblichiamo
Eletto nel 2016 per la prima volta, Trump si trovò quasi subito di fronte a una decisione che non sembrava così semplice da prendere, come d’altra parte è successo pochi mesi fa e continua a succedere…
Una fantastica false flag eseguita dalla CIA e dal MI6 mise in scena il falso attacco chimico di Khan Sheikhun, incolpando il presidente siriano Bashar al-Assad: Washington avrebbe dovuto intervenire, e che diamine!
Trump autorizzò quindi, immagino sorridendo sotto i baffi, la giusta punizione contro il tiranno della Siria: peccato che “per errore” (stessa denominazione dei droni che inseguono bambini palestinesi alla ricerca del cibo) i missili sganciati colpirono solo qualche luogo deserto o abbandonato del Paese.
Washington evitò accuratamente di trascinare gli Stati Uniti in guerra contro la Siria, ovviamente per compiacere lo stato ebraico, da sempre seriamente intenzionato ad annettere la Siria, sognando la Grande Israele.
Lo scorso giugno, il tanto vituperato Trump si servì della stessa tattica in Iran, quando dichiarò che i luoghi in cui esisteva l’arsenale atomico era stato bombardato e quindi distrutto.
Il presidente degli Stati Uniti aveva dovuto intervenire in quanto Israele aveva lanciato un attacco all’Iran, nel tentativo di distruggere il paese e per cercare di trascinare gli Stati Uniti in un’altra guerra come sempre voluta da loro: tentativo che si è rivelato come sempre un fallimento.
Anche perché il sogno di essere insignito del Nobel della Pace di Trump deve aver modo di realizzarsi, possibilmente non ingaggiando bombardamenti e genocidi… seppure il suo predecessore Barak Obama non mi risulti aver portato pace da qualche parte, anzi!
Tel Aviv ha colpito a sorpresa, ma quando Teheran ha iniziato a lanciare una pioggia di missili balistici con evidenti gravi danni, e non pochi morti, il sogno israeliano si è infranto velocemente e i media occidentali, per occultare la umiliazione che stava subendo, hanno dovuto lavorare parecchio, mentre nel frattempo Washington si affrettava a intervenire.
Senza la protezione dell’America, è chiaro che il mito dell’invincibilità israeliana non ha fondamento.
L’idea fissa di Israele è trascinare in guerra Washington, perché solo così ci sono possibilità di espandere il territorio; ma il presidente Trump, con il suo modo di fare sempre destabilizzante, risulta essere oculato stratega nella dissimulazione.
Ecco dunque l’annuncio di un attacco contro i siti nucleari iraniani: in molti abbiamo pensato che il peggio fosse inevitabile, e che ci stavamo avviando al terzo conflitto mondiale; invece la Casa Bianca aveva un asso nella manica.
Come in Siria, i bombardamenti non hanno proprio colpito le strutture incriminate, ma piuttosto i deserti intorno: lo hanno dichiarato gli stessi organi di stampa iraniani.
I media e Israele ebbero così ufficialmente l’intervento americano che volevano, soltanto che questo fu fittizio, artificiale e concordato con l’Iran, come rivelato dallo stesso Trump.
Sinceramente è abbastanza inquietante venire a conoscenza della realtà rispetto alla narrazione propinataci dai vari giornaloni in mano ai soliti noti, quelli insistono su una linea ormai sfilacciata e non credibile!
Gli organi di stampa internazionale seguono un protocollo tutto particolare: hanno infatti cucito addosso al Venezuela, alla Bielorussia, alla Siria, e all’Iran, l’immagine di “dittature autoritarie”: Trump per evitare di essere definito come un presidente che protegge dei “tiranni”, ha preferito tenere sotto traccia i rapporti con tali Paesi.
Eppure negli ultimi tempi sono venuti dei segnali ufficiali di relazioni con questi, soprattutto con la Bielorussia, elogiata pubblicamente da Trump, e la Siria, alla quale sono state tolte le sanzioni finanziarie.
Nell’agenda del presidente non c’è l’appunto di orchestrare colpi in giro per il mondo, pur di compiacere le solite lobby atlantiste e sioniste, per cui è evidente che queste non ne siano entusiaste.
Lo stesso presidente venezuelano Maduro dopo l’attentato di Butler, ha dichiarato che i mandanti del tentativo dell’uccisione di Donald Trump erano le stesse menti che avevano orchestrato l’omicidio di J.F. Kennedy: a certe lobby si obbedisce, non si sfugge!
Bisogna ammettere che i potenti rappresentanti di lobby come Chabad e l’AIPAC – han avuto in mano le redini della Casa Bianca per anni – non si arrendono facilmente, anche se qualcosa è cambiato profondamente negli ultimi tempi in America.
Il problema per questi è che, con la fine della continuità imperialista in USA, anche in tutto il mondo sono cambiati completamente gli equilibri instaurati dal 1945 in poi.
Il progetto di Trump è di rendere gli americani ricchi e in pace: non è interessato a ricoprire il ruolo di destabilizzatore, per cui la lobby sionista ora prova a investire Londra dei panni dismessi da Washington.
A decidere che gli Stati Uniti dovessero avere il ruolo di guardiano del cosiddetto ordine liberale internazionale, sono state tanti anni fa le famiglie dell’alta finanza che han in mano la Federal Reserve Bank e le multinazionali: i soliti Rothschild, Rockefeller, Warburg, Morgan e DuPont.
Bisognava rovesciare un governo ostile che non si lasciava depredare delle proprie risorse minerarie? Washington era pronta!
Infatti fu chiaro l’intervento della CIA nel far cadere il regime del presidente iraniano Mohammad Mossadegh, “colpevole” di aver nazionalizzato le risorse petrolifere del suo Paese: Reza Pahalavi sarebbe stato sicuramente più malleabile, finché fosse stato utile.
Non si salvò neppure Salvador Allende, anche lui “colpevole” di aver deciso di nazionalizzare le miniere di rame del Cile, mettendo a repentaglio gli interessi dell’élite economica finanziaria, proprietaria delle multinazionali.
Se poi rovesciare il governo o uccidere il presidente di uno Stato, non fosse stato sufficiente, allora era previsto l’intervento armato, come accaduto per i talebani in Afghanistan nel 2001, o a Saddam Hussein nel 2003: entrambi i paesi una vera minaccia per i piani di dominio di Tel Aviv in Medio Oriente.
Negli ultimi 10 anni però le situazioni sono cambiate.
Chi ha afferrato bene il significato dello storico incontro fra i due (dei tre) massimi potenti della terra in Alaska ad Anchorage, non può non aver alzato un sopracciglio alla presenza dei leader europei nella penosa scena davanti alla scrivania di Trump.
Nonostante i nostri leader siano completamente destabilizzati dal non sostegno americano all’Europa, han ancora velleità belliciste e parlano di riarmo, di rendere l’Ucraina forte di un esercito armato da noi…
Dai giornaloni non apprendiamo le notizie di un convoglio – seppur mimetizzato – carico di armi provenienti dalla Germania sul territorio ucraino fatto esplodere da un unico missile russo; non veniamo a conoscenza della nave francese da guerra super accessoriata fatta inabissare nel Mar Nero… crediamo nella propaganda demenziale che narra di armi letali che però non riescono neanche ad arrivare a destinazione.
Quanto tempo ancora e soprattutto ancora quante vittime devono morire per capire che la guerra è stata vinta da Putin?
Sembra davvero che il Regno Unito, l’Unione europea e Israele siano affette da una inguaribile dissonanza cognitiva che le porta a rifiutare la realtà.
