Un paio di buffe azioni partigiane in Val di Viù (di Alessandro Mella)
I lunghi mesi della contrapposizione tra le crepuscolari forze della Repubblica Sociale Italiana ed i combattenti della Resistenza furono intrisi di tragedie, violenze e momenti terribili in tutta Italia e non ci fu provincia, borgata, contrada o località risparmiate dai lutti che quel terribile periodo procurò.
Una spirale senza fine di ferocia, una guerra fratricida, una lunga scia di sangue che spezzò e divise famiglie ed amicizie.
Ma nell’orrore, che non mancò appunto, ci furono anche episodi degni di memorie e che ebbero, invece, il sapore della beffa, dello scherzo, del gioco o della provocazione.

Anche le Valli di Lanzo, che conobbero il martirio di tanti giovani partigiani e le vendette dei primi giorni del dopoguerra, vissero qualche momento in cui la contrapposizione tra le parti ebbe qualcosa di quasi goliardico.
Era la tarda primavera del 1944 e le forze partigiane si muovevano nelle valli con grande abilità e capacità operativa ed anche a Viù non mancarono le incursioni fin nel cuore del paese ove un piccolo nucleo della Guardia Nazionale Repubblica, forse collocato temporaneamente ove avevano sede i Reali Carabinieri prima dell’armistizio, fu ripetutamente colto di sorpresa e beffato.

La prima “incursione” avvenne nel pomeriggio del 13 aprile quando il nucleo della GNR, erano le 16.30 circa, si ritrovò circondato dai partigiani così che i militi si trovarono nella necessità di disporsi sulla difesa attendendo un attacco che, tuttavia, non avveniva. (1) I due gruppi armati si scrutavano a vicenda, attenti a non sparare il primo colpo, mentre il tempo passava e così fu fino a quando gli assedianti non si ritirarono misteriosamente.
Solo dopo i repubblicani gabbati si accorsero che mentre i “ribelli” li tenevano sotto assedio altri loro compagni avevano scalpellato via dalla facciata del municipio le lapidi fasciste poste ai tempi delle sanzioni economiche. (2)
L’altra azione clamorosa avvenne il 5 giugno successivo quando i partigiani piombarono numerosi sulla piazza del municipio ed imposero, manu militari, di imbandierare il paese per festeggiare l’ingresso degli angloamericani in Roma avvenuto il giorno prima. I militi della GNR furono bloccati e tenuti sotto tiro, ma a questo punto si rischiò lo scontro.
I partigiani, infatti, pretesero che anche il loro presidio esponesse il tricolore, ma a questo punto i repubblicani reagirono con energia negando loro anche questa soddisfazione. La tensione crebbe ed allora, comunque già soddisfatti, i “ribelli” lasciarono la piazza mentre il comandante fascista imponeva l’immediato ritiro delle bandiere. (3)

Furono azioni apparentemente “minori” ma che, in verità, contribuirono a dimostrare la capacità militare delle bande partigiane, il loro spirito d’iniziativa e la loro forza operativa ed il tutto senza che nessuno si facesse male.
Chissà che faccia fece il capo di stato maggiore della guardia repubblicana, il console Nicchiarelli, quando lesse i rapportini dei due eventi.
Questi due buffi episodi, al netto di tutto, restituiscono un pezzetto di storia che tanti, forse, avevano dimenticato ma che ebbero comunque un importante significato.
Alessandro Mella
NOTE
1) Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 25 aprile 1944, p. 8.
2) Al tempo della guerra in Africa Orientale, 1935-1936, la Società delle Nazioni aveva imposto sanzioni economiche al Regno d’Italia.
3) Notiziario della Guardia Nazionale Repubblicana del 22 giugno 1944, p. 12.
