Un genio dimenticato o un falsario perfetto?
Per anni, le sue statue furono credute capolavori del Medioevo e del Rinascimento. Innalzate sugli altari dei musei, celebrate dai critici, acquistate a cifre vertiginose da collezionisti e gallerie d’oltreoceano. Poi, nel 1928, lo scandalo. Il nome di Alceo Dossena deflagrò sulle prime pagine: l’autore di quei marmi non era un Donatello redivivo, né un Pisano dimenticato. Era un artigiano nato a Cremona nel 1878, colpevole – o forse no – di aver beffato l’intero mondo dell’arte.
Ma chi era davvero Alceo Dossena? Un genio dimenticato o un falsario perfetto?
Di certo, era uno scultore dotato di un talento straordinario. Formatosi tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, padroneggiava la tecnica con una naturalezza inquietante. Non copiava: creava “alla maniera di”. Alla maniera di Donatello, di Giovanni Pisano, di Benedetto da Maiano. E anche alla maniera – più problematica – di Simone Martini. Problematicamente, perché Martini fu pittore, non scultore: eppure alcune statue di Dossena furono attribuite a lui da esperti di fama internazionale.
Dossena, in sostanza, era un inventore di passato. Non imitava i maestri del Trecento e del Quattrocento: li evocava, li ricreava. E lo faceva con una tale perfezione stilistica da confondere anche i migliori occhi del tempo. Le sue opere passavano di mano in mano, attraverso mercanti ambigui come Alfredo Fasoli, Alfredo Pallesi ed Elia Volpi. Quest’ultimo vendette due sue statue alla collezionista americana Helen Frick per 150.000 dollari dell’epoca, cifre oggi equivalenti a diversi milioni. Le opere, acquistate in buona fede, furono esposte con orgoglio, senza che nessuno – inizialmente – ne mettesse in dubbio l’autenticità.
Ma qualcosa cominciò a scricchiolare.
Nel 1925, una commissione di esperti mise in dubbio l’origine di alcune sculture considerate gotiche o quattrocentesche. L’analisi dei materiali, delle tecniche, e soprattutto delle circostanze della vendita fece emergere incongruenze. Le indagini portarono a Dossena. L’artista, sentendosi tradito dai suoi intermediari, non negò di esserne l’autore. Ma sostenne di non aver mai inteso truffare nessuno. Lui vendeva le sue creazioni a prezzi modesti; erano altri – dichiarò – a spacciare per medievali le sue invenzioni, gonfiandone il valore e l’origine.
Il processo, celebrato nel 1928, divenne un caso mediatico. Dossena fu assolto: la corte riconobbe che non era stato lui a dichiarare false attribuzioni. Ma la sua reputazione era irrimediabilmente compromessa. La sua carriera, già offuscata dalle manovre dei suoi agenti, si interruppe del tutto. Morì povero a Roma, nel 1937, dimenticato da critici e collezionisti.
Oggi, alcune sue opere sono ancora esposte in musei internazionali. Ammirate, silenziosamente. Ma spesso, è probabile, ancora attribuite ad altri. Paradossalmente, il valore delle sue sculture è aumentato proprio grazie al loro essere state, per un tempo, considerate autentiche testimonianze del passato. Un passato reinventato, scolpito nel dubbio.
Ma è giusto definire Dossena un falsario?
È una questione complessa. Dossena non era un volgare copista: era un artista capace di far rivivere stili scomparsi, di far parlare il marmo con una voce che sembrava giunta da un’altra epoca. “Ho inventato alla maniera dei grandi”, dichiarava. E nella sua affermazione c’è forse la chiave per comprendere la sua parabola: non rubò il passato, lo ricreò. Ne colse lo spirito più che la lettera, e ne offrì una lettura nuova, seppur ingannevole nelle sue conseguenze.
In un’epoca in cui il mercato dell’arte era dominato da antiquari avidi, collezionisti a caccia di trofei e una critica troppo spesso accondiscendente, Dossena si inserì come un elemento di rottura. Il suo gesto, più che una truffa, fu una sfida. Ai musei, agli esperti, al gusto dominante. E, forse, anche a se stesso.
Oggi, il suo nome torna lentamente a circolare. Non più solo come simbolo di inganno, ma anche come emblema di un talento che merita di essere considerato per ciò che è stato: un artigiano capace di scolpire l’eternità. Con le mani. E con il dubbio.
Vi invito a visionare un breve filmato su Alceo Dossena, pubblicato sul mio Canale YouTube: https://www.youtube.com/shorts/5a140Clo_hw
