Storia della scomparsa chiesa dei SS. Processo e Martiniano, a Torino
Processo e Martiniano sono due martiri cristiani, sepolti al II miglio della Via Aurelia a Roma, nei pressi dell’attuale basilica di San Pancrazio. Si ritiene che i due fossero i carcerieri degli Apostoli Pietro e Paolo, imprigionati nel carcere Mamertino. La tradizione ritiene che Processo e Martiniano si siano convertiti, battezzati e successivamente martirizzati.
Il carcere Mamertino, anticamente conosciuto come il “Carcer Tullianum”, è il più antico di Roma ed è probabile sia stato il luogo di detenzione degli Apostoli Pietro e Paolo prima di essere martirizzati. Risalente al VII secolo a.C., scavato nella cinta muraria che proteggeva il Campidoglio, per la sua posizione davanti al Foro era un chiaro richiamo rivolto ai cittadini romani. In merito alla tradizione del rapporto fra i due carcerieri e i Santi Pietro e Paolo, i dati storici conosciuti su Processo e Martiniano lasciano qualche perplessità, in quanto questa tradizione potrebbe essere nata alla luce delle scene scolpite sul sarcofago che custodiva le spoglie dei due martiri ex carcerieri: vi erano, infatti, rappresentati episodi del ciclo di san Pietro che, come Mosè, fa uscire le acque dalla rupe; in una seconda scena, Pietro è col bastone tra le guardie; infine, Pietro è in colloquio con Gesù.
A Torino, la chiesa dei Santi Processo e Martiniano, fondata presumibilmente nel X secolo in omaggio al culto dei due santi martiri, non esiste più dal 1885, è ricordata per la sua presenza nell’isolato e nella piazzetta che aveva il suo stesso nome, tra le attuali vie San Francesco d’Assisi, Bertola e Santa Teresa.
Alla scomparsa chiesa e alla Confraternita che la amministrava, lo storico torinese Giuseppe Isidoro Arneudo dedica una ampia nota in calce alla nuova chiesa del SS. Nome di Gesù, eretta in sua “sostituzione”, in corso Regina Margherita 70 (Torino Sacra, pagina 249 e seguenti, Torino, 1898): è una storia di divisioni interne a una Confraternita, già dal Cinquecento, che si protrae a più riprese sino all’Ottocento, quando la chiesa scompare dal centro di Torino, a causa del suo abbattimento per l’apertura della nuova via Pietro Micca.
Partiamo, dunque, dall’inizio, dagli albori di questa lunga storia.
«L’Arciconfraternita di Santa Croce, attualmente designata col nome di Confraternita de’ SS, Maurizio e Lazzaro, desiderosa di spandere il seme della Religione, stabilì di erigere una Confraternita in questa stessa Metropoli distante alquanto dal luogo dove era essa stabilita; scelse perciò il luogo vicino alla porta Marmorea, e cola esistendovi la Parrocchia dei Santi Processo e Martiniano, di concerto col signor Parroco della medesima, si divisò di ivi erigerla.
Concertata adunque col Parroco l’erezione d’una nuova Confraternita, altro non vi mancava, che ottenere la superiore permissione, epperciò presentata supplica alla competente autorità, ed avutane la permissione, segregò dal Corpo intiero della medesima una parte dei Confratelli, e con apposito invito si avvisarono non tanto i segregati, quanto i restanti di ritrovarsi il giorno 3 marzo 1515 nella Chiesa di S. Croce, dove vestiti coll’abito distintivo della medesima e con Croce inalberata si partissero processionalmente da quella per recarsi alla volta della suddetta Chiesa.
l segregati, in particolare maniera divoti del SS. Nome di Gesù, avevano stabilito che il titolo della Confraternita che erano per erigere fosse del Santissimo Nome di Gesù; epperò avevano disposto, che lo stemma fosse un raggio con entro le lettere iniziali del S5, Nome, e siccome la Confraternita da cui partivano aveva per divisa un abito bianco, elessero di vestirsi di simil abito omesse però le altre divise cremesi, e se ne so no in conseguenza tutti li segregati provvisti».
Secondo gli usi del tempo, una processione festeggia e rende solenne un evento sacro. Lasciamo da parte il frastuono urbano torinese e pensiamo a un corteo sacro, fra canti e salmodie, che si dispiega per le strade torinesi, verso la chiesa dei SS. Processo e Martiniano.
«Partiti dalla Chiesa di S, Croce accompagnati dai superiori dell’Arciconfraternita, non che dal Corpo dei restanti, s’avviarono verso la porta Marmorea ed alla Chiesa de’ Ss. Processo e Martiniano, e giunti avanti al palazzo della Illustrissima Città furono dai signori Sindaci con sommo giubilo complimentati, e vestito dai segregati il nuovo abito, ed inalberato lo stemma loro particolare, proseguirono il cammino sempre da’ Confratelli, e dalle Consorelle di S. Croce dolcemente accompagnati cantando per istrada inni di lode al Signore, e giunti alla Chiesa suddetta, cantato l’inno di ringraziamento, e data la Benedizione col SS. Sacramento li Confratelli e le Consorelle di S. Croce si ritirarono lasciando ivi la nuova Colonia, cioè la predetta Veneranda Compagnia del 55, Nome di Gesù, Eretta nel modo sopradetto la Veneranda Confraternita del SS. Nome di Gesù, questa umiliò al Sommo Pontefice Paolo III di gl. m. suppliche onde ottenerne Bolla d’erezione, quale degnossi concedere loro in data 28 ottobre 1547».
La nuova Confraternita è creata, ha ottenuto una chiesa in cui espletare la sua religiosità. Trascorrono circa trent’anni, la chiesa non è in buone condizioni. Nel 1575 il parroco Ghisolfi, in mancanza di fondi adeguati alla sistemazione, decide di cedere la chiesa alla Confraternita, mantenendo il titolo di parrocchia: «fece la formale cessione della Chiesa e siti adiacenti a lei spettanti, come il tutto appare da istrumento 1 marzo 1575 ricevuto Chiaveroni, notaio, continuando però ad °essere Parrocchia, ritenendosi il diritto parrocchiale come appartenente al solo Superiore Ecclesiastico».
Cosa succede alla chiesa, dopo la cessione? A tempo di record, viene demolita e riedificata, la prima pietra è posata il giorno 25 giugno 1575 – festa di S. Massimo, Patrono di Torino – «alla presenza di S. A. R. il Duca Emanuele Filiberto di Savoia, del Principe Carlo Emanuele suo figlio d’anni 13, di Monsignor Arcivescovo della Rovere, e venerando Capitolo venuto processionalmente da San Giovanni (…)».
Sulla prima pietra, il Duca Emanuele Filiberto, pone «una medaglia d’argento avente da una parte il suo impronto, e dall’altra quello della duchessa Margherita di Francia sua consorte (…)».
Devono trascorrere altri 204 anni per la sua consacrazione: «(…) fu dall’Arcivescovo di questa Diocesi Giovanni Battista Rovero consacrata al SS, Nome di Gesù, come appare da Bolla ·del 29 settembre 1749».
La bufera napoleonica e i suoi rivolgimenti si abbattono anche sul Piemonte, con la soppressione della antica chiesa dei SS. Processo e Martiniano, e il trasferimento del titolo parrocchiale alla vicina S. Teresa. Il fatto avviene il «(…) 22 aprile 1811, epoca in cui reggendo questa città il governo francese venne da Monsignore Giacinto Della Torre, Arcivescovo della Diocesi, con sua ordinanza di quel giorno soppressa, e la Parrocchia fu trasferita nella Chiesa di Santa Teresa. I Confratelli e le Consorelle del SS. Nome di Gesù fecero un accordo col signor Parroco e Fabbrica parrocchiale di San Tommaso onde potersi in quella radunare (…)».
Cinque anni dopo, in seguito a istanze e suppliche, un Regio Decreto del 1° novembre 1816 riammette la Confraternita del SS. Nome di Gesù nei locali della chiesa dei SS. Processo e Martiniano; qui rimarrà «sino al 1876 quando, per causa di dolorose questioni sorte nel suo seno, ebbe chiuse le porte della Chiesa per ben sei anni da interdetto Arcivescovile. Finalmente, cessata ogni ragione di discordia il 14 dicembre del 1884, l’Eminentissimo Cardinale Gaetano Alimonda Arcivescovo di Torino toglieva l’interdetto, e la Confraternita ripigliava l’esercizio delle sacre funzioni nella propria Chiesa».
Fra il 1884 e il 1885 il Comune progetta di aprire una nuova via di collegamento tra piazza Castello e piazza Solferino e decide di abbattere molte costruzioni, tra cui la chiesa dei SS. Processo e Martiniano. Dopo la sua distruzione, il nome e il titolo della Confraternita vengono trasferiti alla chiesa di corso Regina Margherita 70, tuttora esistente, dove si legge questa lapide:
«Dalla vetusta Chiesa ora demolita – dei Santi Processo e Martiniano – accoltavi lietamente nel 1545 – La Confraternita del SS. Nome di Gesù – sulle sponde venuta della Dora – a tu Ilo un nuovo quartiere – nel gennaio del 1895 – questa provvida Chiesa aperse – avendone posta la pietra angolare – il confratello Tommaso Principe di Savoia – con la benedizione solenne – dell’arcivescovo di Torino – Davide dei Conti Riccardi. – Compiuto il 350° anniversario di sua istituzione – la Confraternita pose questa memoria – essendo Priora Maria Laetitia – principessa di Savoia-Napoleone – Duchessa d’Aosta».
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