Ermete Trimegisto
Molti suppongono che la saggezza sia una specie di conoscenza superiore più vasta. Si parla, per esempio, della conoscenza della saggezza. Così si potrebbe supporre che la saggezza debba essere percepita razionalmente, che possa essere conosciuta intellettualmente, che possa essere dunque assimilata dalla mente.
Non commettete questo errore, un errore molto comune.
Nel mondo della dialettica, il filosofo è un presunto detentore della Sophia (Saggezza Divina) l’uomo che intellettualmente fa le sue ricerche in ogni direzione. Quando ha esaurito tutte le fonti alle quali si è rivolto, inizia a costruire una propria concezione, una propria teoria basata sulla conoscenza accumulata.
Una visione che talvolta può essere ben formulata, una teoria che può essere definita, sotto molti aspetti, come genuina e buona. Essa, però, rimane sempre – in quanto costruzione intellettuale – una speculazione forse apprezzata per un certo tempo, imitata e scelta come pensiero-guida nella vita.
Alcuni anni dopo arriva un secondo filosofo che contraddice il primo concetto, il primo prodotto dell’immaginazione e della speculazione della saggezza dialettica, allora si sviluppa una nuova tendenza filosofica.
Questo girovagare della mente, così noto, è del tutto sterile e fuorviante, non ha assolutamente alcun elemento in comune con ciò che intende Ermete quando parla della matrice della Sophia.
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Esistono degli elementi materiali, eterici e astrali. L’uomo però non dispone del puro elemento mentale, l’elemento della liberazione, la materia del silenzio e la materia della Sophia, poiché il suo corpo mentale, il suo organismo mentale, è imperfetto.
Esso non è stato ancora completato. Ciò che si definisce come “pensiero razionale” è soltanto un minuscolo frammento dell’autentico potere del pensiero.
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L’essenza della coscienza gnostica non si trova sulla terra. E nemmeno su Marte o Venere. Non si diventa un extraterrestre. Se potete fondervi nella coscienza gnostica, sfuggite addirittura all’intero sistema zodiacale.
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……… Quando Ermete, l’uomo regale, pronuncia queste parole, possiede ancora la forma naturale, l’essere nato dalla natura: egli, poiché lo si può ancora avvicinare e percepire con quel corpo, non se ne è ancora separato.
Tuttavia, egli non si trova più al centro di quel corpo, ma è nella forma dell’Anima. Egli non è più della terra, non è più terrestre. Al massimo è legato, in quanto amico, al terrestre.
Egli si manifesta, dunque, in due forme: una di esse soccombe e l’altra vivrà per l’eternità.
Fonte: Lectorium Rosicrucianum
https://www.lectoriumrosicrucianum.it
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