Un inizio benedetto; dal 2004 Alessandria è la casa madre delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù
Il 21 novembre 2024 ho ripercorso in breve l’esistenza travagliata di Madre Clelia Merloni, nel percorso vocato alla santità di una figura di alta spiritualità, generosa nella creazione di opere a favore dei più bisognosi.
La data del 30 maggio 1894 ha un ruolo fondamentale nella vita di Clelia Merloni. Quel giorno, a Viareggio, lei e la compagna di viaggio Maria Perderzini (che sarà, poi, Suor Elisa) vengono accolte dal parroco della chiesa di San Francesco (bombardata nell’ultima guerra mondiale e poi ricostruita in diversa posizione, oggi dedicata a Sant’Antonio), don Serafino Bigongiari.
Esse provengono dalla casa di don Luigi Guanella a Como, dove ha sede la Congregazione delle Figlie di Santa Maria della Provvidenza. Qui Clelia si tempra e si fortifica nella fede e, dopo una insidiosa malattia, ha la visione del suo futuro, come accade soltanto ai Santi. Con la benedizione e l’incoraggiamento di don Guanella e grazie all’autorizzazione del Vescovo di Como, il Beato Andrea Ferrari, le due donne raggiungono la loro nuova destinazione; ma questa è un’altra storia, a ritroso, che merita di essere approfondita per il fecondo rapporto fra la Merloni e don Guanella.
Al riguardo, sono sintomatiche e profetiche le parole scritte da Mons. Ferrari nel concedere la richiesta autorizzazione: «Attese le buonissime informazioni avute sulle due signore Merloni e Pederzini non dubitiamo punto di commendare altamente il loro divisamento in favore di figliuole e donne povere e derelitte. Lo spirito di vera pietà e carità cristiane da cui le due signore sono informate lascia sperare ottimi risultati dell’opera loro; a cui benediciamo.»
Torniamo, ora, a Viareggio, là dove inizia una grande opera, che vive tuttora, in Italia e nel mondo: Clelia giunge qui con l’idea ben chiara di costruire una congregazione dedicata al Sacro Cuore di Gesù.
La vecchia stazione ferroviaria è stata dismessa, si trova in stato di quasi abbandono fra un ipermercato e una sopraelevata: è molto difficile, quindi, immaginare il percorso compiuto quel giorno da Clelia e dalla sua accompagnatrice, compresa la sosta in preghiera di fronte a un piccolo pilone votivo dedicato alla Madonna di Monte Nero, oggi quasi invisibile a causa della citata sopraelevata stradale.
Arrivate alla chiesa di San Francesco, il sacerdote francescano don Bigongiari presenta le nuove arrivate a «un folto stuolo di fedeli», secondo le cronache dell’epoca della parrocchia.
Scrive Nicola Gori, nel libro Come un chicco di grano (Effatà Editrice, p. 55/56): «Il giorno successivo anche la signorina Teresita d’Ingenheim, pensionata nella Piccola Casa della Divina Provvidenza, si unì all’avventura e portò con sé il quadro della Madonna a cui era legata la guarigione di Clelia».
L’opera è ora conservata nella Casa Generalizia, a Roma.
Don Bigongiari trova un alloggio per loro in casa delle sorelle Sofia ed Emilia Biancalana, in via Garibaldi (oggi corso Garibaldi 135/137) dove, sull’angolo con via di Mezzo (la attuale via Vittorio Veneto), una edicola religiosa dedicata alla Madonna segnala il luogo dove “tutto è iniziato”. Poco più sotto, una lapide a memoria ricorda la fondazione.

In pochi giorni il loro esempio è talmente contagioso e stimolante da richiedere una abitazione più ampia. Si trasferiscono in via Emilia, per poter meglio svolgere l’attività caritativa a favore delle bambine e ragazze povere.
L’ispirazione, come detto, è il Sacro Cuore di Gesù, pratica e devozione di origine francese che attecchisce in Italia e infiamma i cuori. L’accoglienza e la carità di Clelia si allarga verso donne adulte o anziane, non trascurando l’educazione delle giovani, con l’apertura di una scuola gratuita, come un mezzo di redenzione e di progresso sociale. La formazione delle giovani diventa un fenomeno importante, per qualità dell’insegnamento e quantità di scolare, alle quali Clelia vuole offrire anche un insegnamento religioso.
La nuova casa (e congregazione) di suore, di fatto, è già nata, senza proclami e nel silenzio del lavoro; tanta è l’umiltà di Madre Clelia, che non vorrà mai per sé cariche di dirigenza: affida, infatti, a Suor Elisa l’incarico di superiora della casa stessa e di direttrice della scuola. Quando anche la nuova residenza risulta insufficiente, si deve affittare una nuova casa in via di Mezzo, sempre di proprietà delle sorelle Biancalana.
L’11 giugno 1894 avviene la prima vestizione religiosa, che sancisce la nascita delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù. Il centro della loro azione è la parrocchia di San Francesco, ma la voce corre e da tutta Viareggio e dintorni si chiede aiuto a Madre Clelia Merloni. C’è bisogno di ulteriore spazio, si affitta un’altra casa in via della Stella.
La sistemazione definitiva a Viareggio avverrà soltanto nel Palazzo Montecatini, già sede del Collegio San Ponziano, che si trovava in via Regia, di fronte alla chiesa della Santissima Annunziata. Per dare un’idea dei numeri raggiunti, in questa sede vivono dodici religiose, quarantadue educande, quindici orfane e nove donne anziane. Il palazzo è stato distrutto nella seconda guerra mondiale.

La chiesa della Santissima Annunziata esiste ancora: essa è aperta al culto ogni giorno, animata dalla presenza di una comunità delle Suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù, novelle figlie di Madre Clelia Merloni, che ogni pomeriggio guidano il rosario e il vespro: a pochi passi dal mare e dalla darsena, all’imbrunire del sole la partecipazione a questo rito ha un sapore diverso dall’usuale. Lo spirito e l’anima di Madre Clelia aleggiano ancora, là dove tutto è nato, in attesa del suo passaggio alla santità.

Come detto, la Casa Generalizia della congregazione si trova a Roma; in passato Silvi Marina è stata sede della Provincia Italiana (sede ora trasferita a Milano); il Capitolo Generale del 2004 ha proclamato Alessandria “casa madre” della congregazione, dove Madre Clelia ha vissuto ben sedici anni, dal 1905 al 1921, con un breve trasferimento a Torino nel 1917, che meriterà un ulteriore approfondimento e studio sulla sua straordinaria figura.
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