Una raccolta di poesie di Fabio Mengozzi
L’esordio nel campo della poesia di Fabio Mengozzi rappresenta un importante momento di crescita artistica, un nuovo campo dove il noto compositore e musicista astigiano ha deciso di cimentarsi. E’ quindi con grande piacere che pubblichiamo alcune sue Opere, offrendo al Lettore la possibilità di conoscere in modo più approfondito Fabio Mengozzi.

FABIO MENGOZZI è un pianista, compositore e direttore d’orchestra italiano.
Nato ad Asti nel 1980, studia pianoforte con Aldo Ciccolini divenendone uno degli allievi prediletti.
Sotto la guida del grande pianista, a diciannove anni si diploma con il massimo dei voti in
pianoforte presso il Conservatorio G. Verdi di Torino dove, successivamente, si diploma anche in
direzione d’orchestra e in composizione con il massimo dei voti. Nel 2007 consegue il diploma
accademico in composizione presso la Accademia Nazionale Santa Cecilia in Roma e nel 2009 il
diploma di II livello per la formazione dei docenti di pianoforte presso il Conservatorio G. Verdi di
Torino.
È risultato vincitore del primo premio nei concorsi pianistici Comune di Terzo d’Acqui,
Città di Alassio, Città di Genova, Concorso Musicale Europeo Città di Moncalieri, Concorso Naz.
di Musica per borse di studio di Tortona, F. Schubert di Tagliolo Monferrato, L. Perosi di Tortona,
Cortile Casa Lodigiani di Alessandria, e del secondo premio nei concorsi pianistici Città di Genova,
G. Vidusso di Milano, Concorso di Musica da camera Città di Moncalieri, Concorso Naz. di Musica
Città di Asti e Città di Cortemilia.
Suoi brani sono pubblicati da Bèrben Edizioni Musicali, Edizioni Musicali Sconfinarte e Taukay
Edizioni Musicali e trasmessi da varie emittenti radiofoniche (tra cui “RAI Radio 3″e “Radio
Mozart Italia”).
Presentiamo tre delle 40 poesie presenti nella raccolta:
Verranno, voraci, le rondini.
E il subliminale silenzio delle stelle
ti incatenerà alla saggezza delle steli più antiche.
Allora nella pozzanghera ghiacciata
annegherai i piedi
mentre gli occhi esultanti fra le guglie
ammireranno l’anima
di un tremendo potere in decadenza.

Di cera
e lamponi
è fatto il tepore
dei sogni.
Come carezza zuccherata
poggiata sulle mie esili tempra,
s’insinua lieve
al canto di una edenica brezza.
Mi desterò
all’imbrunire del firmamento,
piegherò il collo scarno
battuto dalla tormenta,
mentre ogni certezza gocciolerà
al sorgere di un secolo
novello.

Vorrei
riannodare i secoli
per mondarli dalle scorie,
smuovere radici,
intridere di aromi le doglie.
Tra rovinosi margini
saprei erigere
l’ombelico dell’esistenza
e diluire le correnti
che bilanciano le croci.
Potrei
nelle fenditure delle tane
far convergere le voci,
di ogni tempo
stemperare gli sbalzi,
intonare ditirambi
di muschio e creta antica.
Cedi
e il fato mi concederà
di ammantare del mio bagliore
il giaciglio che ci attende.

