Un’opera dello scultore Riccardo Cordero collocata fra le meraviglie del Settecento
Giovedì 4 dicembre 2025, mancano pochi minuti alle sei di sera; il cortile del palazzo che ospita le collezioni e le mostre del Museo di Arti Decorative Accorsi – Ometto è invaso dia persone ammirate per questa nuova iniziativa, in cui antico e moderno si fondono in una simbiosi d’arte. E la luna che si alza nel cielo, piena come una palla d’argento, cesella e impreziosisce i contorni della Mole e si riflette nel cortile in cui ci troviamo, che assume le forme di un quadro di Marc Chagall, incorniciato e incoronato come l’autentico “Cortile dell’Arte” a Torino.
Pochi minuti dopo, gli ospiti possono salire nella “cucina” al primo piano per ascoltare la conferenza di presentazione, a raccontare il motivo della presenza di ET, opera di Riccardo Cordero: alta due metri e quaranta centimetri, omaggio simbolico all’arte e all’architettura barocca, in un continuo rincorrersi di linee e curve che esprimono la tensione dinamica dell’energia in perenne movimento, intrappolata dentro una lucente superficie in acciaio inox.
I posti a sedere nella sala predisposta sono tutti occupati, e non bastano a contenere gli ultimi arrivati, altre sedie compaiono da qualche altrove, in una magica moltiplicazione dello spazio a disposizione.
Costanzo Ferrero, Presidente della Fondazione, ricorda come si voglia andare oltre il Settecento, in una apertura all’arte moderna e contemporanea, perché tutta l’arte ci aiuta a vivere meglio.
Il Direttore Luca Mana dà il benvenuto a Riccardo Cordero, artista di fama internazionale, e alla sua opera, che rimarrà visibile per un anno e mezzo, a disposizione dei torinesi, dei turisti e degli amanti della cultura e dell’arte., in un passaggio di testimone fra Torino e Alba, luogo di origine di Cordero e designata Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea per il 2027.
«L’obiettivo del Museo Accorsi – Ometto è quello di diventare un foro accessibile a tutti, e la scultura di Riccardo Cordero, visitabile gratuitamente per tutta la cittadinanza, è un esempio chiaro della direzione intrapresa», dichiara Luca Mana, e aggiunge: «il nostro non è uno spazio dedicato unicamente al tardo barocco, ma una vetrina attraverso la quale raccontare le eccellenze di un territorio che può essere Torino, il Piemonte o l’Italia intera.»
Come ogni anno, anche il Museo Accorsi – Ometto allestisce la sala da pranzo come l’avrebbe pensata il suo fondatore. Ed ecco che, grazie a VIVANT (Associazione per la valorizzazione delle tradizioni storico – nobiliari), è stata allestita la composizione di una magica tavola natalizia decorata con un raffinato servizio di piatti in porcellana, realizzato a Limoges nei primi anni del Novecento. Il Presidente di VIVANT, il Conte Fabrizio Antonielli d’Oulx, ha raccontato la storia di questo servizio, ancora in uso presso la famiglia che lo ha gentilmente prestato. Questo è un altro modo di vivere e attualizzare il passato, nella vita reale quotidiana di una famiglia.

Nel suo intervento, l’artista Riccardo Cordero (Alba, 1942) ha ringraziato il Museo Accorsi – Ometto per la cura e l’accoglienza dedicata a ET, opera che ha visto la luce nel 2007 in una esperienza artistica originata in Cina, ispirata alle linee e alle forme del barocco, in particolare del barocco piemontese. In particolare, essa si richiama alla struttura della cupola della chiesa torinese di San Lorenzo che, a detta del Guarini stesso, è ‘fonte di meraviglia e atterrimento dell’animo umano. Quel capolavoro barocco e aeriforme, che ci sta davanti agli in piazza castello, è un intreccio di sculture su tre ordini sovrapposti, occultate dall’architettura dell’aula, che sostengono la vertiginosa cupola. Guarini ha concentrato la complessa e misteriosa struttura della “sua” cupola nella rappresentazione di un processo in cui la matematica e la geometria e ogni sorta di calcoli diventano il percorso irrazionale che fa pensare a Dio, a pochi passi dalla Cappella della Sindone.
Con la scultura chiamata ET, Cordero dimostra di partire dal movimento delle superfici barocche per giungere a esiti che lo pongono in continuità con le sperimentazioni astratte e spaziali del Novecento, che danno forma e colore al sentimento e al pensiero individuale.

«Faccio grandi sculture nelle quali le persone possono entrare» ha svelato al pubblico Cordero, per dare modo di sfiorare e toccare con mano la sua arte.
La serata del 4 dicembre è stata, inoltre, l’occasione per presentare l’acquisizione di altre opere: il “Ritratto della madre” di Carlo Levi (1930, olio su tela) e quattro bozzetti di Francesco Gonin.
L’opera di Carlo Levi (Torino, 1902 – Roma, 1975) appartiene a un momento straordinario della storia torinese, da lui realizzata al termine di un decennio di importanti cambiamenti artistici e culturali che vedono la ex capitale sabauda al centro dell’attenzione nazionale e internazionale grazie al mecenatismo di Riccardo Gualino (Biella, 1879-Firenze, 1964). Egli acquista, a partire dal 1925, su consiglio del critico e amico Lionello Venturi, opere contemporanee tra cui sette tele di Modigliani, che si ammiravano nella sua casa di via Galliari 28, prima studiate dal Gruppo dei Sei di Torino (di cui fa parte lo stesso Levi) ed esposte alla XVII Biennale di Venezia nel 1930. In quell’anno Levi dipinge il “Ritratto della madre” qui esposto: i tratti “modiglianeschi” del viso dimostrano l’attenzione del pittore torinese ebbe per la produzione del collega livornese.
Francesco Gonin (Torino, 1808 – Giaveno, 1889) dipinge nel 1847 quattro bozzetti preparatori: La sottomissione del marchese di Saluzzo Manfredi al conte Umberto III di Savoia; Il matrimonio di Filippo di Savoia – Acaia con Isabella de Villehardouin; La sottomissione della città di Nizza a Amedeo VI di Savoia; L’incoronazione di Vittorio Amedeo II a re di Sicilia.
I bozzetti sono i modelli preparatori per gli affreschi che Gonin realizzerà all’interno della Sala delle Guardie del Corpo del Palazzo Reale di Torino. Ispirati dalla volontà di celebrare re Carlo Alberto di Savoia – Carignano, raffigurano alcuni momenti salienti della millenaria storia sabauda, con un occhio di riguardo al Medioevo, quando i Conti di Savoia si affermano a livello europeo, grazie anche a una oculata politica matrimoniale, a partire dalle nozze di Oddone di Savoia con Adelaide di Susa, figlia del margravio di Torino Olderico Manfredi II.
Tornando al presente, Gio Ponti ha definito Torino come una città dalla doppia anima, rispecchiando appieno la sua storia e le sue peculiarità: città bianca e nera, del bene e del male, sospesa fra acqua e cielo, fra pianura e colline.
Torino, secondo Luca Mana, è città gozzaniana e “gualiniana”, e così intende rappresentarla un moderno luogo e museo d’impresa, come può oggi essere definito il Museo di Arti Decorative Accorsi – Ometto.
E aggiungo che, con ET di Riccardo Cordero, non è arrivato un marziano nel cortile di Palazzo Accorsi: si è aggiunto un tassello, temporaneo e miliare, nella evoluzione della storia dell’arte.

Ringrazio il Museo Accorsi – Ometto e il fotografo Enzo Isaia per le foto concesse.
© 2025 CIVICO20NEWS – riproduzione riservata
Scarica in PDF
