Studi Itala Film prima del 1917, foto da wikipedia
Le sue vicende hanno ispirato il romanzo Giallo antico. Delitto nella Torino cinematografica del primo Novecento, di Corrado Farina
La Itala Film è stata la prima casa di produzione cinematografica italiana, fondata durante l’era del cinema muto. La sua storia è lunga e travagliata, fin dalle origini sotto altra specie.
Agli inizi del Novecento, il chimico Carlo Rossi, l’industriale di origine tedesca Guglielmo Remmert e l’inventore Lamberto Pineschi, fondano a Torino una ditta specializzata nello sfruttamento della comunicazione senza fili. Ben presto l’impresa, che non ha fortuna, cambia le proprie attività e si trasforma in una manifattura cinematografica; i due soci Rossi e Remmert il 13 maggio 1907 costituiscono la Carlo Rossi & C., laboratorio cinematografico per sviluppo e stampa, il cui stabilimento è ubicato in corso Casale 91.
Viene assunto personale tecnico e artistico in prevalenza francese e proveniente dalla Pathé, come Charles-Lucien Lépine, già direttore generale degli stabilimenti della casa parigina a cui venne affidato il ruolo di direttore artistico, e gli operatori Raoul Comte, Georges Caillaud, Eugène Planchat e il tecnico svizzero Ernest Zollinger.
I film prodotti dalla Carlo Rossi & Company, a partire dal settembre 1907, sono distribuiti anche negli Stati Uniti, a cura della Kleine Optical Company, che decide anche di inserire le pellicole prodotte dalla casa torinese nel proprio catalogo. La produzione della Carlo Rossi & C., che riguarda documentari e brevi film “a soggetto”, è abbastanza prolifica, ma viene interrotta dopo soli otto mesi, a causa di contrasti sorti tra i soci; la società viene posta in liquidazione. Di questa procedura si occupa l’ing. Carlo Sciamengo (genero del Remmert) che, insieme al giovane contabile Giovanni Pastrone, rileva la ditta, che nel settembre 1908 si trasforma in Itala Film. In essa, Sciamengo assume la carica di direttore amministrativo e produttore esecutivo, mentre Pastrone è il direttore generale e animatore della casa. All’inizio le produzioni riguardano esclusivamente documentari e cortometraggi.
I collaboratori provengono in gran parte dalla azienda precedente, come il commediografo Oreste Mentasti, regista e direttore artistico della nuova società, e l’operatore Giovanni Tomatis, ai quali si aggiunge il pittore Luigi Romano Borgnetto, assunto come scenografo, che lavorerà anche come regista e soggettista.
La Itala Film prosegue con la stessa politica della Carlo Rossi & C. scrittura attori francesi come il comico André Deed, al quale fa girare numerosi film della serie “Cretinetti”. Queste pellicole riscuotono un ampio consenso di pubblico e fanno la fortuna della casa torinese in fatto di incassi, permettendo la sua affermazione a livello europeo.
Negli Anni Dieci del Novecento la casa torinese indirizza la produzione verso altri generi: oltre alle comiche, gira film con soggetti più impegnativi, di genere drammatico e storico, commedie ispirate a opere letterarie; si possono citare Il conte Ugolino (1908) e La maschera di ferro (1909, di grande successo internazionale), due cortometraggi della durata di circa 10 minuti.
In poco tempo l’Itala Film risulta la terza compagnia cinematografica italiana per numero di pellicole vendute e una delle più prolifiche a livello nazionale. Nel 1911 si trasforma in società in nome collettivo e assume la denominazione di Itala Film – Ing. Sciamengo & Pastrone s.n.c., con capitale sociale di 500.000 lire, mentre la sede legale e lo stabilimento sono trasferiti in un nuovo e ampio capannone in via Luisa del Carretto 44.
La zona, denominata Ponte Trombetta, fra Borgo Po e Val San Martino, è in rapida evoluzione: il ponte (dove la corriera suonava il clacson per affrontare la curva in salita, da cui il curioso toponimo) scompare, vengono realizzate piazza Hermada e si completa la stessa via Luisa del Carretto dove, ai piedi della collina, l’Itala Film ha eretto i nuovi padiglioni, ampliandoli mano a mano, che arricchirà anche di un palazzo per gli uffici.
Vengono, quindi, aperte numerose filiali distributive all’estero, in Europa e in America del Nord e del Sud.
L’azienda raggiunge il suo apice nel 1914, con il successo del kolossal Cabiria, ambientato nell’antica Roma. Nel film, rimasto il capolavoro della casa di produzione, accanto alla protagonista Lydia Quaranta e a Italia Almirante Manzini (nel ruolo di Sofonisba) agisce un uomo dalle membra erculee chiamato, nella sceneggiatura, Maciste, che rappresenta un fedele liberto, strenuo difensore degli oppressi. Il nome del personaggio (« antichissimo soprannome » scrive D’Annunzio «del semidio Ercole ») diventa popolare. L’attore è, per l‘anagrafe, Bartolomeo Pagano, scaricatore del porto di Genova fino al giorno in cui Pastrone lo scrittura, scegliendolo fra più di trenta giovani segnalati dagli agenti incaricati di cercare un uomo di grandi muscoli e alta statura. Dopo il trionfo di Cabiria, Pagano reinterpreta in altre pellicole la figura del rude e generoso giustiziere, ma non supera più l’efficace e ingenua schiettezza dimostrata nella sua prima apparizione.
Nel 1917, nel capitale dell’Itala Film entra un gruppo di investitori romani guidati dall’avvocato Gioacchino Mecheri, l’impresa si trasforma in società anonima, con la ragione sociale di Società Anonima Itala Film, costituita il 29 agosto e ricapitalizzata a 3 milioni di lire, con Mecheri presidente e Pastrone direttore tecnico e artistico. La guerra in corso condiziona pesantemente le attività della casa torinese, che vede ridursi la propria capacità produttiva, anche a causa di artisti e maestranze chiamati alle armi, e per la scarsa reperibilità di materie prime per la produzione delle pellicole.
Nel 1919 Pastrone abbandona l’attività cinematografica; l’Itala Film, colpita dalla crisi del cinema italiano del primo dopoguerra, entra nel consorzio UCI (Unione Cinematografica Italiana), che era stato il distributore nazionale dei suoi film. L’ultima produzione della casa torinese è Povere bimbe del 1923, diretto da Pastrone, un insuccesso commerciale che determina la chiusura dell’attività. La società verrà liquidata nel 1927, a causa dei debiti pregressi.
Tra il 1926 e il 1927 gli ex studi torinesi dell’Itala, ormai in disuso, entrano a far parte dell’impero cinematografico di Stefano Pittaluga, che già possiede gli studi della Fert, sorta dopo il primo conflitto mondiale fra i prati della zona di Madonna di Campagna.
Una nuova compagnia con lo stesso nome viene fondata a Berlino agli inizi degli Anni Trenta da Alberto Giacalone, l’Itala-Film GmbH. Questa casa cinematografica inizia le sue attività con I cavalieri della montagna del 1930 (girato in doppia versione francese e tedesca) e produsse pellicole sia per il cinema tedesco che per quello italiano. L’Itala-Film berlinese anticipa di alcuni anni la cooperazione cinematografica tedesco-italiana che si realizza con l’avvicinamento fra il nazismo – salito al potere in Germania nel 1933 – e il regime fascista italiano.
In una prima fase, i film in versione italiana sono prodotti assieme alla S.A.P.F. (Società Anonima Produzione Film), fino al 1937, quando a Roma viene costituita la filiale S.A. Itala Film, che ne diventa subito la sede principale. Durante il secondo conflitto mondiale, e a seguito della occupazione alleata, la sede è spostata di nuovo nella capitale tedesca. Al termine del conflitto, Giacalone riporta la sede dell’Itala Film a Roma, ma le produzioni saranno sempre meno (tra queste vanno citate Pagliacci, del 1948, Il conte di Sant’Elmo, nel 1950, e Wanda la peccatrice, due anni dopo. Con la rinascita del cinema italiano improntato verso altre dialettiche, l’espansione di Cinecittà e, soprattutto, per mancanza di coordinamento interno, l’Itala Film attraversa una crisi progressiva che la porta a cessare le attività nel 1955.
Con nuovi investitori, la società è stata rilanciata nel 2015, in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema; un nuovo ufficio è stato aperto a Los Angeles, negli Stati Uniti.
Oggi, in via Luisa del Carretto 44 si trova il palazzo della Armando Testa, con la sua inconfondibile forma e colore, dove si creano pubblicità e messaggi di marketing.
Lo scrittore Corrado Farina ha creato un godibile romanzo giallo, pubblicato nel 2002 dalla casa editrice Fògola (non più esistente, erede dei librai pontremolesi), che si muove nella Torino del 1910: Giallo antico. Delitto nella Torino cinematografica del primo Novecento. Emilio Salgari e Giovanni Pastrone, nomi destinati a entrare nell’immaginario del XX secolo, si muovono tra realtà e fantasia, praticando l’uno l’arte antica della scrittura, l’altro una appena nata, il cinema. Di lì a qualche anno il successo di Pastrone con Cabiria, grazie anche a nomi famosi come D’Annunzio e Pizzetti. Per l’altro sognatore una morte straziante. La storia potrebbe essere più complessa e una mente curiosa tenta di svelare il mistero (se un mistero c’è…) nell’atroce morte del creatore di Sandokan (che abitava in corso Casale 205, a poca distanza dalla prima sede cinematografica torinese), che si toglie la vita all’inizio di strada Val San Martino, come un suicidio che ha qualcosa di cinematografico.
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