Interno Centro La Salle. Foto di Ezio Marinoni
L’edificio sulla collina torna a essere l’Ottagono di Torino, destinato a edilizia privata
La costruzione poligonale che emerge sulla collina, alle spalle di piazza Vittorio Veneto e in posizione sovrastante la chiesa della Gran Madre. Si è vista per tanti anni, sede dei Fratelli delle Scuole Cristiane, che l’hanno lasciata a inizio anno. Ora la struttura è fasciata dal cantiere di una ristrutturazione, una alta gru svetta, per i lavori di un progetto di edilizia residenziale.
Quella sagoma inconfondibile e caratteristica per la Città di Torino, un ottagono, era il Centro La Salle (Curia, Segreteria, biblioteca e archivio provinciali dell’Ordine e casa di riposo e infermeria per i fratelli anziani o ammalati).

Il complesso si trova fra il Monte dei Cappuccini e Villa Genero, sull’antico e dimenticato Monveglio, ancora indicato come “tempio” o “fortino” su qualche vecchia mappa della collina torinese.
Era denominata “Regione Monveglio” la parte del territorio in collina che si stende a levante del Borgo Po (limitatamente alla parte inferiore della collina), compresa fra la strada della Val San Martino e la strada della Villa della Regina, fino alla frazione collinare su cui si trovano le ville poste lungo la strada di Santa Margherita.
In tempi remoti, circa quattro secoli fa, Torino ha avuto il suo Palio con le corse dei cavalli, iniziato l’8 maggio del 1622 (trentasettesimo compleanno del Duca di Savoia Vittorio Amedeo I), con un percorso compreso tra la chiesa di Sant’Antonio di Po, all’incirca l’attuale palazzo del Museo Accorsi – Ometto, e la Villa del Principe Cardinale, l’attuale Villa della Regina, nella Regione Monveglio.
La scomparsa chiesa degli Antoniani, di cui rimangono due pilastri in corrispondenza del n. 55 di via Po e il Palio sono storie dimenticate di Torino che meritano un racconto a se stante.
La storia recente dell’ex Centro La Salle risale alla seconda metà dell’Ottocento, quando il “Tempio” viene concepito come opera grandiosa dal Canonico Giuseppe Ortalda, della Curia Metropolitana Torinese: “Un santuario da erigersi sui colli torinese e da dedicare a San Giuseppe, Patrono Universale della Chiesa”.
Un breve sunto del complesso si desume dal Politecnico di Torino, Dipartimento Casa-Città, Beni culturali ambientali nel Comune di Torino, Società degli Ingegneri e degli Architetti in Torino, Torino 1984:
« Centro Incontri La Salle – Strada Comunale Santa Margherita 132 – Centro incontri e casa per ritiro religioso.
Segnalazione di edificio civile, singolare opera di riuso di una struttura muraria incompiuta per tempio votivo tardo ottocentesco in posizione eminente nel paesaggio collinare.
Riuso (1974) su progetto dell’architetto Mario F. Roggero di preesistenza incompiuta (1884) di tempio votivo, su progetto dell’architetto Bertinaria.
Progetto originale (1884) conservato in loco. – Tavola: 50 »
Sul colle Monveglio, con una bella vista sulla città nel 1870 il citato Canonico Ortalda decide di far costruire il santuario in onore di San Giuseppe a proprie spese. L’incarico per il progetto viene affidato all’architetto Giuseppe Bertinaria, i lavori iniziano nel 1875.
L’edificio è progettato per essere un’opera imponente: si precede un basamento a pianta ottagonale, sul quale deve appoggiarsi una grande cupola slanciata verso l’alto con la statua di San Giuseppe in cima; ai lati si ergono due torri più basse, ognuna da concludersi con una guglia.
Siccome gli anni di questa costruzione sono coevi alla realizzazione della Mole Antonelliana, per Ortalda l’edificazione del santuario potrebbe aver rappresentato una sfida, oltre che un simbolo di devozione; ma il Canonico Ortalda viene a mancare prematuramente, il 6 settembre 1880 e tutto si ferma. Quel che rimane è ciò che vediamo oggi, una struttura centrale in mattoni ottagonale con due corpi laterali: il complesso è l’equivalente di circa un quinto dell’altezza totale che avrebbe dovuto raggiungere.
Nel 1890 gli eredi del Canonico mettono in vendita la loro proprietà, che comprende il terreno dell’intera parte di collina, una villetta detta “Il Lace”, il “Tempio” vero e proprio e il “Collegio”, una costruzione appena abbozzata che doveva diventare “Istituto per le Missioni Estere”.
Il Provinciale dei Fratelli delle Scuole Cristiane, Fratel Genuino Andorno, acquista l’intero blocco per la Congregazione. Egli intende portare a termine il Santuario e prega il Vicario dell’Arcidiocesi di Torino di “tenere libero il titolo del Santuario di San Giuseppe”.
Nel 1901 un anonimo “capitalista inglese” fa contattare Fratel Genuino da un intermediario, per acquistare un terzo della collina superiore e innalzare una “Torre Gigante come quella dell’Esposizione Universale di Parigi del 1900”, ma l’offerta viene respinta come disdicevole. In questo modo il “Tempio” rimane un’incompiuta oasi di pace e meditazione religiosa e spirituale, intorno a cui si raccolgono le prime leve dei catechisti della Unione del Santissimo Crocifisso di Fratel Teodoreto.
Per sapere di più su questa figura e sul suo periodo storico e religioso, cfr. l’articolo del 13 maggio 2024: https://civico20-news.it/cronaca/voci-e-cose-dal-piemonte/13-maggio-1954-muore-a-torino-fratel-teodoreto-dei-fratelli-delle-scuole-cristiane/13/05/2024/
L’ala del “Collegio” diventa sede di formazione spirituale per i giovani Fratelli, zona franca durante l’ultima guerra, mentre Il “Lace” è una cascina coltivata a orto e vigna da contadini, con serre e animali da cortile che razzolano in libertà.
Si deve aspettare il 1966 per la ristrutturazione del complesso, quando la Congregazione dei Fratelli delle Scuole Cristiane decide di procedere al recupero, mossa da esigenze di riorganizzazione della Provincia Religiosa. Si tratta di riutilizzare una struttura obsoleta, rivalutarne l’architettura mantenendo il suo inserimento nel paesaggio collinare torinese.
Il progetto viene seguito dall’architetto Mario Federico Roggero, professore e Preside della Facoltà di Architettura di Torino, e da Piercarlo Jorio. I lavori terminano nel 1972; la struttura in mattoni esistente viene conservata, ma prevale l’uso del cemento armato in grandi quantità, come usava in quegli anni.
La parte più interessante del nuovo complesso è la grande sala centrale polifunzionale, ottagonale, realizzata chiudendo quella che era una corte a cielo aperto, tramite una copertura con struttura a raggiera e grandi lucernari circolari per far filtrare la luce allo stato naturale.
I piani superiori ospitano le camere dei Fratelli, l’infermeria, la mensa e i servizi necessari a una casa di riposo. Sul retro si estende un grande giardino.
Dal tetto del Centro La Salle a mio avviso si gode la vista migliore su Torino perché la città è visibile praticamente a 360 gradi. In questo modo la fatica per arrivare così in alto, in cima ad un colle, sul tetto dell’ottagono, viene ampiamente ripagata.

Aggiungo una curiosità storica poco conosciuta. Alla vigilia dell’ultima guerra mondiale, nel 1939, sul tetto del Centro La Salle viene innalzato un busto di Benito Mussolini, per essere visto da tutta la città di Torino. Sarà stato il caso o il destino, fatto sta che il forte vento che soffia in quel punto ha abbattuto la statua nel giro di pochi giorni. Non si è mai saputo dove essa sia finita dopo la rovinosa caduta, quasi un segno anticipatore del 25 luglio1943. Su quello stesso tetto, ho avuto modo di soffermarmi accanto alla campana…

Per me, ex allievo lasalliano, sapere che il Centro La Salle non esiste più suscita ricordi ed emozioni, pubblici e privati: incontri, momenti di studio, ritiri spirituali, feste e convivialità.
Negli ultimi anni, quando tutto era già segnato dalla decisione della Congregazione di abbandonare e vendere la struttura, la conoscenza e l’amicizia con l’ultimo Direttore del Centro, Fratel Ottavio Aluffi, mi ha permesso di tornare molte volte nei luoghi della mia gioventù: non solo un “amarcord”, ma anche la ricca biblioteca dei Fratelli che si è aperta ad alcune mie ricerche.
Non potrò mai dimenticare l’ultimo giro nell’ampio giardino, insieme a lui, esperto ed amante di botanica, capace di spiegare la storia di ogni pianta e di come quell’esemplare fosse arrivato al Centro La Salle.
Di tutto questo, al termine dei lavori, dovrebbe rimanere la statua di San Giovanni Battista de La Salle, il Fondatore della Congregazione, a cui Torino ha dedicato una via, dove sorgeva una delle scuole dei Fratelli: https://civico20-news.it/cronaca/torino/via-san-giovanni-battista-de-la-salle-a-torino-porta-palazzo/30/04/2024/

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