La latitanza ambigua del sindaco Lo Russo
Come ampiamente annunciato ieri mattina in piazza Palazzo di Città si è tenuta la manifestazione -mobilitazione per ribadire l’impegno all’accelerazione del proseguimento dei lavori della TAV e per riaffermare l’appello al NO alla guerriglia organizzata con competenza militare, che in modo particolare i Centri sociali e entità collegate hanno messo in atto il 25 luglio scorso nei pressi del cantiere.
Promossa dal tenacissimo Mino Giachino che continua imperterrito, non solo a ribadire l’importanza dell’’opera per il futuro di Torino, ma anche a non abbassare l’impegno nei confronti della violenza dei centri sociali.
Manifestazione ancora più necessaria perché, nonostante i danni milionari arrecati, anche finalizzati a ritardare il cantiere e ai feriti tra le forze dell’ordine, sulle violenze dei NO TAV è caduto l’oblio, favorito anche che da alcune forze politiche, giornali e settori della magistratura, per non infastidire coloro che, con l’ipotetica estensione del Campo largo a Torino cercano il consenso della città che lavora e aborrisce estremismi e violenze.
Tant’è vero che nei giorni scorsi, cani sciolti del PD hanno avanzato sui giornali e in altre sedi critiche di ogni tipo per depotenziare gli effetti della manifestazione.
Invece, nonostante i limiti della piazza circa 700 persone convinte e composte erano presenti.
In chiusura della presentazione della manifestazione, Giachino ha annunciato che chiederà l’intervento della Premier Meloni per accelerare i lavori, perché le opere pubbliche e strategiche sono di interesse nazionale”, per poi concludere “Dobbiamo assolutamente accelerare. Siamo un Paese che ha 3.200 miliardi di debito pubblico, Tav vuol dire crescita”
Temi che hanno caratterizzato gran parte dei successivi interventi.
Nei giorni scorsi in Consiglio Regionale il Presidente Cirio aveva già ribadito il suo impegno a sostegno dell’accelerazione dell’opera e contro le violenze. Mentre PD e i suoi alleati si erano persi in polemiche strumentali. Ieri Cirio in un accorato intervento ha precisato di partecipare come Presidente della Regione Piemonte, con tutta l’ufficialità conseguente.” Quello che è successo in quest’estate, per l’ennesima volta, ha sostenuto, è un qualcosa che non ci fa paura, non ci intimidisce e che noi denunciamo con forza, come qualcosa che non debba più accadere, perché è un atto criminale. Perché esprimere il dissenso e rispettare il dissenso è democrazia. Essere violenti vuol dire essere criminali e i criminali non hanno la possibilità di albergare nella nostra Costituzione repubblicana”, ha concluso.
Con lui alcuni esponenti della sua giunta, il vicepresidente della Regione Maurizio Marrone, l’assessore leghista alle Grandi Opere Enrico Bussalino, il capogruppo FI Paolo Ruzzola, i parlamentari di Azione Osvaldo Napoli e Daniela Ruffino, (assente il leader di Azione Calenda trattenuto in Sicilia), l’On Augusta Montaruli e il consigliere comunale Ferrante De Benedictis di FdI, il capogruppo regionale della Lega Fabrizio Ricca con gli onorevoli Alessandro Benvenuto e Elena Maccanti. Igor Boni del partito radicale e altri esponenti del centro destra e di associazioni della società civile.
Assenti assessori e consiglieri comunali della maggioranza al Comune, Nonostante la latitanza delle ex madamine del 2018, era presente Simonetta Carbone.
Se Torino, ha percorso la via dell’industrializzazione, lo si deve in modo particolare alla determinazione di Cavour e di Vittorio Emanuele II, che autorizzò l’inizio lavori del traforo ferroviario del Frejus, il 31 agosto 1857. Nonostante le polemiche e qualche ritardo, la cessione della Savoia alla Francia con successivo accordo e un’epidemia di colera che colpì le maestranze, il traforo fu completato e operativo nel 1871, in anticipo rispetto alle previsioni. Oggi difendere l’opera significa salvare Torino dal declino causato da 25 anni di mala amministrazione.
Purtroppo, in questi anni i partiti di centro destra non si sono impegnati con continuità nel seguire il cronoprogramma dei lavori e il PD, succube dei centri sociali e dell’estrema sinistra, ha ostacolato tutte le opere che potrebbero permettere a Torino di continuare sulla scia del progresso.
La latitanza del Sindaco Lo Russo la dice lunga. Puntuale a ogni marcia e baracconata, si è detto personalmente convinto dell’opera per poi sottrarsi alla presenza, per non urtare l’estrema sinistra che gli consente forse di governare oltre al 2027. La Lega oggi porrà la questione in consiglio comunale.
La Torino della brava gente e che non si travisa “espressione citata dal presidente Cirio, deve ritrovare un sussulto di orgoglio e impegnarsi per il progresso e il futuro delle nostre famiglie. Impegnarsi sulla Tav, la scelta energetica sul territorio, le infrastrutture ferroviarie e viarie posso segnare un’inversione totale di tendenza.
La presenza della Cisl che rappresenta i lavoratori che non si nascondono dietro agli ideologismi distruttivi di coloro che contribuirono con le loro bizze alle dislocazioni d produzioni da Mirafiori, è stata molto significativa.
Quest’amministrazione civica deve andare al macero. Urge un’iniziativa forte e coinvolgente per stoppare il declino della città. Avremo modo ancora di tornare in argomento.
Nel frattempo, chi deve designare un candidato sindaco capace, onesto e competenze, avverso a Lo Russo, si svegli. Di tempo ne ha già perso troppo!
