A Torino è stato espulso un 22enne del Bangladesh, radicalizzato islamico, vicino alla jihad islamica.
La Questura di Torino, una realtà che lavora bene, fa sapere che “la DIGOS di Torino e la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione hanno espulso e rimpatriato in Bangladesh un cittadino straniero di anni ventidue”.
Inutile dire che di pericolosa islamizzazione dell’Italia e dell’Europa ne abbiamo parlato decine di volte. Spesso ci siamo sentiti dire che è troppo facile essere generici sul tema “facendo di tutta l’erba un fascio”.
Allora, grazie alla Questura di Torino, significhiamo che “lo straniero è emerso negli ambienti virtuali di matrice jihadista ostentando a mezzo social una vera e propria fascinazione per il terrorismo confessionale, celebrando le organizzazioni terroristiche Al Qaeda e Stato Islamico, nonché contenuti di propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, istigando a commettere atti di violenza”.
La Polizia di Stato non racconta frottole e non butta via neppure il tempo per dare la caccia a persone che si limitano a pregare.
Non a caso, “alla luce delle prime risultanze d’indagine la Procura della Repubblica di Torino ha disposto a suo carico la perquisizione domiciliare e informatica, eseguita lo scorso 5 marzo con esito positivo dalla DIGOS di Torino, con il supporto operativo della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione e dell’omologo Ufficio di Asti”.
Evidentemente al “Bruno Caccia” di Torino avevano chiari e fondati sospetti sul giovane immigrato. Le perquisizioni domiciliari costano molto al contribuente e devono esser fatte con delle accortezze ed attenzioni non indifferenti. Le Forze dell’Ordine usano protocolli e procedure puntuali e stringenti.
In un’Italia negazionista rispetto al clima antisemita dilagante va ricordato, e sottolineato, che “dallo sviluppo dell’attività investigativa è stato di fatto riscontrato che l’indagato ha posto in essere condotte apologetiche e istigatorie del terrorismo, nonché alimentato la propaganda e l’istigazione a delinquere per motivi discriminatori contro il popolo ebraico”.
Nel nostro Paese, duole dirlo, di soggetti come questo ce ne sono centinaia. Nei centri culturali di matrice islamica, spesso, si predicano teorie contro il cristianesimo, l’ebraismo, e contro chiunque si rifiuta di inginocchiarsi su tappeti con il volto rivolto a “La Mecca”.
Il giovane del Bangladesh, oltre a quanto già rendicontato, era anche materialmente impegnato nella “guerra santa” di Maometto contro gli infedeli. Dalla Polizia, infatti, “è stata accertata la presenza di manualistiche per la fabbricazione artigianale di esplosivi e sulle tecniche e le tattiche di guerriglia”.
Grazie al cielo in Italia c’è un Ministero dell’Interno che lavora bene, lavora tanto, lavora nell’ombra ma con efficacia. Non a caso, possiamo condividere che “lo straniero, dopo un iniziale trattenimento presso il CPR di Milano Corelli disposto con decreto del Questore di Asti, è stato espulso dalla Questura di Milano mediante accompagnamento in Bangladesh a mezzo volo aereo organizzato dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere”.
Ovviamente, in ossequio al Decreto Legislativo 188/2021, dobbiamo dire che tutto questo è risultato nella fase preliminare del procedimento. L’indagato bengladese è pertanto da ritenersi innocente sino a sentenza definitiva.

L’islamizzazione dell’Italia spaventa ed è comprensibile che il popolo sia timoroso e prevenuto.
Prevenire è meglio che curare visto che – come dice l’onorevole Susanna Ceccardi, “Lega” – “l’islamizzazione dell’Italia non è un rischio. E’ già realtà”.
Doveroso, per chi fa cronaca, è ringraziare la Questura di Torino, il personale della Polizia di Stato, le unità specializzate della DIGOS e della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, per aver espulso e rimpatriato l’apprendista terrorista.
Le Forze dell’Ordine si impegnano, anche se maltrattate dal Sistema, per garantire ordine, disciplina e sicurezza.
