Abbiamo il piacere di condividere con i nostri Lettori l’intervista al Vescovo di Pinerolo (TO)
Mons. Derio Olivero è Nato a Cuneo il 17 marzo 1961, ordinato presbitero il 12 settembre 1987 è stato eletto alla sede vescovile di Pinerolo il 7 luglio 2017 e ordinato vescovo l’8 ottobre 2017.
Attualmente svolge il ruolo di Presidente della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dialogo.
Giancarlo Guerreri: Eccellenza, come potremmo definire l’attuale situazione geopolitica internazionale?
Derio Olivero: Userei un solo aggettivo: fragile. Basta un nulla per mandare in frantumi alleanze, per generare conflitti, per far saltare i mercati. Le regole dei rapporti internazionali stanno saltando. I vecchi equilibri vengono meno. Viviamo un’epoca fragile e sospesa. Si dice che questa non è solo un’epoca di cambiamenti, bensì un cambiamento d’epoca. Siamo in perenne trasloco. Durante il trasloco siamo tutti fragili e sospesi. Fragili perché mobili, libri, piatti e coperte sono negli scatoloni o in valigia. Tutto diventa precario. Non trovi il sale, non trovi i calzini. Sei disorientato. Sono saltate le abitudini che davano una certa stabilità. Tutto diventa difficile. Anche cucinare un uovo al tegamino diventa un’impresa. Nel trasloco si è in attesa di ritrovare un nuovo equilibrio. Fragili e sospesi. Così viviamo oggi, nella nostra società ma anche a livello mondiale. Manca una “governance” internazionale. I vecchi organismi internazionali sono in affanno. Spesso addirittura esautorati. E in questa fragilità i prepotenti emergono. E le democrazie boccheggiano.
G.G.: Secondo alcuni recenti rapporti, attualmente, nel mondo sarebbero attivi 56 conflitti che coinvolgerebbero 92 Paesi, come Israele, Palestina, Ucraina, Sudan, Somalia, Congo, Myanmar, Pakistan, Haiti, Venezuela… Molti sostengono che sia in corso la Terza Guerra Mondiale. Qual è la Sua opinione in merito?
D.O.: Viviamo un’epoca di grandi conflitti in atto. Non so se questa si possa chiamare la Terza Guerra Mondiale a pezzi. So che in questa situazione potrebbe davvero scoppiare una nuova guerra mondiale. Si parla tranquillamente di riarmo, si parla di una “guerra possibile” nel nostro contesto occidentale, viviamo dentro un’Europa poco coesa. Dopo la tragedia dell’ultima guerra i nostri “padri” ci hanno regalato 80 anni di pace. Un regalo enorme, mai successo nelle nostre terre. Hanno costruito l’Europa per evitare il disastro della guerra. Ma il sogno si è affievolito, non siamo riusciti a costruire una vera Europa Unita. Anzi, ritornano i sovranismi. L’Europa è fragile all’interno e all’esterno. Disunita conta sempre meno sullo scacchiere mondiale. Assiste impotente ai giochi delle altre potenze. E ai conflitti in atto. Impotente, timorosa, disunita. Senza una seria strategia comune. Rischia di subire gli eventi. Così l’unica strada che vede possibile è quella della sicurezza, del riarmo.
G.G.: La crisi generalizzata della Spiritualità è sotto gli occhi di tutti, le chiese sono frequentate da un numero sempre minore di giovani. Sono infatti moltissimi coloro che si rifugiano nei mondi virtuali dominati da tecnicismi di matrice esclusivamente materialista. La dimensione Spirituale, secondo Lei, verrà sopraffatta dall’avanzare di queste tecnologie e dalla cosiddetta Intelligenza Artificiale? Alcuni iniziano a credere che l’I.A. possa diventare una nuova religione, cosa ne pensa?
D.O.: Diminuiscono coloro che appartengono ad una religione, ad una chiesa, ma aumentano coloro che sono in ricerca spirituale. Il teologo D. Marguerat parla di dispersione, di pluralità, di provvisorietà: “La dispersione è un indicatore di incompletezza e di legittima diversità, ma non di dissoluzione e di disordine. È la volontà di non imporsi, ma non di dissolversi e lasciarsi decostruire, rendendosi insignificante. La dispersione evoca le seminagioni, annuncia e attende la loro maturazione. La pluralità è il segno dell’insufficienza di ciascuno, ma afferma il bisogno dell’altro. Non siamo umani senza l’altro. Per cercare la verità, così come per comprendere il Vangelo, è necessario essere molti e diversi. Il provvisorio è un segno di incompiutezza e di fragilità e indica cambiamenti in prospettiva, ma la provvisorietà non è senza scopo. Il viaggio non è erranza perché il futuro arriva e ci precede sempre”. Come dice il teologo Th. Halik il mondo non si divide in credenti e non credenti, ma in cercatori e residenti. E oggi ci sono molti cercatori. Nei modi e nei luoghi più vari. La cura dell’interiorità e la sete di spiritualità sarà sempre più grande delle montagne di informazioni che arrivano in mille modi. Comprese le informazioni che arrivano dall’I.A.. Ovviamente il rischio dell’idolatria è sempre alle porte. Tolto Dio si può adorare qualunque cosa.

G.G.: Anche all’interno della Chiesa sono nati dei movimenti divisivi che contestano molte impostazioni istituzionali, alcuni come Piusbruderschaft rifiutano il Concilio Vaticano II, altri, come i Sedevacantisti ritengono che la Sede di Pietro sia vacante, mentre i Sedeprivazionisti considerano la Sede di Pietro occupata da un usurpatore. Inoltre Carlo Maria Viganò, in seguito alle sue posizioni incompatibili con quelle della Chiesa di Roma, ha subito molti richiami ufficiali, conclusi con la scomunica nel 2023 per disobbedienza alla chiamata del Papa. Queste evidenze divisive creano fratture e confusione che possono allarmare l’Istituzione. Si tratta di posizioni nate per indebolire la Sede di San Pietro o hanno qualche base di fondatezza?
D.O.: Io tendo sempre a dare fiducia a chi pensa in modo diverso da me. Anche quando non capisco, presumo che in loro ci sia qualche buona ragione. Per esempio, coloro che rifiutano il Vaticano II sovente lo fanno guardando le cose che non funzionano nella Chiesa attuale. Vedono le chiese svuotarsi e, di conseguenza, danno la colpa al Vaticano II. Vedono molte liturgie celebrate male, in modo sciatto, senza sacralità, senza trascendenza… e danno la colpa al Vaticano II. I problemi che vedono sono veri. Ma l’analisi non è corretta. Non tengono conto che la società intera è cambiata. Non tengono conto di tutti i problemi della chiesa precedente, comprese le liturgie. Difendono non la Tradizione, ma un pezzetto di tradizione a loro caro. Invocano l’antico come soluzione. Dimenticano la serietà della storia. E si accaniscono contro tutto ciò che “profuma di nuovo”. Mentre il pensiero corrente crede solo al nuovo loro credono solo all’antico. Così si sono accaniti contro Papa Francesco, eccellente portatore di novità generative.
G.G.: Cosa potrebbe suggerire ad un giovane per fargli riscoprire la Verità contenuta nei Vangeli?
D.O.: Innanzitutto gli suggerirei di mettersi in ricerca. Senza pregiudizi. Ormai tanti giovani sono frenati dai pregiudizi sulla Chiesa, sul cristianesimo, sui preti, sulle verità di fede, sul Vangelo. Nei miei trent’anni da prete ho passato metà del mio tempo con i giovani. Ne ho incontrati centinaia. È stato un percorso bellissimo. I giovani sono vitali, stimolanti, portatori di novità, provocanti. Se conquisti la loro fiducia sono capaci di grandissima generosità, di potentissimo entusiasmo. Se si accendono, se si mettono in ricerca, sicuramente crescono. Ti sorprendono. E sono molto sensibili alla ricerca spirituale. Se si mettono in movimento sono capaci di lasciarsi ancora appassionare dal Vangelo, da Gesù Cristo. Sono assetati di senso. Il nostro compito è incrociare la loro sete, incrociare le loro domande, incrociare il loro linguaggio.
G.G.: Il messaggio di Cristo come può calarsi in una realtà come quella di Gaza, testimone di un conflitto antichissimo, e forse ai nostri occhi incomprensibile, che dopo l’attacco di Hamas, ora assiste alla morte di decine di migliaia di anziani, donne e bambini palestinesi che si spengono sotto le bombe, o che muoiono di fame e di sete, sotto gli occhi indifferenti dei potenti del mondo? Ha ancora senso parlare di Amore universale in un teatro di morte dove si assiste in silenzio ad uno spietato genocidio?
D.O.: Cristo non ha mai taciuto contro il potere usato male. Ha alzato la voce contro le ingiustizie e contro coloro che commettono ingiustizie. Quindi un cristiano deve gridare contro i potenti ingiusti: Hamas che ha fatto una strage assurda e atroce il 7 ottobre e il governo israeliano che uccide e affama un intero popolo. Così si è espresso Papa Leone XIV:“È sempre più preoccupante e dolorosa la situazione nella Striscia di Gaza. Rinnovo il mio appello accorato a consentire l’ingresso di dignitosi aiuti umanitari e porre fine alle ostilità, il cui prezzo straziante è pagato dai bambini, dagli anziani e dalle persone malate”. Nello stesso tempo i cristiani continuano a credere alla riconciliazione fino al perdono. Il nostro unico comandamento è quello dell’amore, fino all’amore verso i nemici, fino addirittura al perdono. La pace, la comunione, l’armonia si raggiungono soltanto se qualcuno si sporge più in là del dovuto affinchè qualcosa di diverso accada. La violenza genera violenza, la vendetta moltiplica il male. Per raggiungere la giustizia occorre che qualcuno osi il perdono. I cristiani provano a testimoniare questo stile rivoluzionario. Perché così ha fatto Cristo.
G.G.: Forse ho formulato delle domande un po’ troppo crude, e me ne scuso, ma ritengo che la catastrofe umanitaria alla quale stiamo assistendo sia ancora più feroce di quanto si possa raccontare. Le chiedo una parola di speranza che possa riscaldare i nostri cuori, quale potrebbe essere il futuro del nostro Pianeta?
D.O.: Sono tante le sfide: i conflitti in atto, la questione ecologica, le disuguaglianze sociali… Ma il nostro destino sta nei nostri desideri. L’uomo è l’unico animale costretto a volere per essere. In altre parole, noi abbiamo il dono immenso della libertà. Possiamo scegliere. Ci sono stati molti periodi bui nella storia. Ma uomini e donne liberi hanno rigenerato la società e fatto ripartire il mondo. Dunque anche oggi possiamo ripartire. Smettendo di pensare solo a “funzionare”. Siamo una società che si accontenta del “buon funzionamento”. Dobbiamo osare di più. Tornare a ridisegnare, a sognare l’umano. Lo dico con le parole di una giovane donna (Etty Hillesum) che in un campo di concentramento nazista così scriveva: “Se noi salveremo i nostri corpi e basta dai campi di prigionia, sarà troppo poco. Non si tratta di conservare questa vita ad ogni costo, ma di come la si conserva. A volte penso che ogni situazione, buona o cattiva, possa arricchire l’uomo di nuove prospettive. E se noi abbandoniamo al loro destino i duri fatti che dobbiamo irrevocabilmente affrontare, se non li ospitiamo nelle nostre teste e nei nostri cuori per farli decantare e divenire fattori di crescita e di comprensione, allora non siamo una generazione vitale. Certo non è così semplice, e forse meno che mai per noi ebrei; ma se non sapremo offrire al mondo impoverito del dopoguerra nient’altro che i nostri corpi salvati ad ogni costo, e non un nuovo senso delle cose, attinto dai pozzi più profondi della nostra miseria e disperazione, allora non basterà”. Dobbiamo desiderare “un nuovo senso delle cose”. Tutti, credenti e non credenti. Dobbiamo tornare ad essere “seriamente cercatori”. Io, come credente, auguro che la Chiesa cattolica sappia offrire un valido contributo alla costruzione di un mondo più umano.
G.G.: Ringraziamo Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Derio Olivero per la grande gentilezza e delicatezza con la quale ha voluto rispondere a molte domande scomode. Il difficilissimo momento attuale ha bisogno di chiarezza e soprattutto di speranza. Le sue parole conclusive hanno regalato a tutti noi entrambi questi elementi di fiducia per il futuro.

Grazie per la diffusione di un pensiero equilibrato, profondo e vitale
Tutto merito di Monsignor Derio Olivero.
Eccellente Intervista che mi conduce alla seguente riflessione : Conciliare il msg di Gesù Salvatore, con la Rinascita della Chiesa, usurpata del potere originario, mettendo in discussione la funzionalità di armonia nel mondo, aggiungo, Chiesa macchiata attraverso dissoluzione di poteri arbitrari e vicende incresciose degli ultimi tempi; per quanto ottimista, vedo un cammino futuro tortuoso nella riscoperta dei valori. Credo un pò sia la ” colpa” di questa UE vuota di contenuti, ove uno dei compiti fondamentali, dovrebbe essere quello di vigilare sentenziando equilibrio, per es. unendo Fede, Politica e Civiltà, con moniti di pace, non certo di riarmo.