Una scena del film "Le ragioni dell'altro" di Victor Vegan
Dalla gloria del passato alla gioia del presente
«Così si “gira un film” solo in paradiso…», probabilmente Fulvio Bernardini, carismatico allenatore del Bologna Football Club, avrebbe esclamato così se fosse ancora tra noi oggi. E chissà cosa avrebbe detto la sera del 14 maggio, dopo aver visto il suo amato Bologna alzare al cielo la Coppa Italia, un trionfo che mancava da cinquant’anni!
E pensare che quella leggendaria partita del 7 giugno 1964, in cui il Bologna sconfisse la Grande Inter di Helenio Herrera (2-0) aggiudicandosi con uno spareggio epico il settimo scudetto, è stata immortalata nel film “Le ragioni dell’altro”, diretto dal regista indipendente Victor Vegan. Un qualcosa di sorprendente: una storia epica del passato catturata e rievocata attraverso la magia del cinema, che oggi acquista un nuovo significato alla luce della recente vittoria in Coppa Italia.
Due protagonisti del film, Marco Serra Degani e Vincenzo Giaconia, vestono i panni di Raffaele e Amedeo, due appassionati tifosi del Bologna che rivivono quel momento epico, portando sullo schermo l’emozione di quegli istanti indimenticabili. Quella vittoria del 1964 è diventata una parte indelebile della storia del club, garantendo ai rossoblù il settimo titolo di campione d’Italia. Ora, a distanza di decenni, un altro capitolo glorioso si aggiunge alla sua storia con la conquista della Coppa Italia.

Questo straordinario capitolo sportivo del passato è narrato dal regista indipendente piemontese, Victor Vegan, il cui ultimo lavoro, “Le ragioni dell’altro”, è stato premiato in varie parti del mondo. Dalle terre del Sud Est asiatico all’Europa, infatti, il film ha conquistato premi e riconoscimenti, portando con sé l’emozione di un’epoca gloriosa e la passione che solo il calcio può suscitare. E pensare che il regista ha raccontato primariamente nel suo film le difficoltà nell’andare d’accordo persino tra cristiani di confessioni diverse dall’ortodossia.
Abbiamo sentito il regista che ci ha confessato: “Sono già molto contento perché questo risultato ha superato persino le mie aspettative. Ultimamente, dopo Myanmar, Phuket, Parigi e Lisbona ho vinto in vari contest online, persino a Singapore, in due film-festival diversi, e ho ottenuto menzione d’onore a Sofia, in Bulgaria, e a Barcellona con la versione sottotitolata in francese. Malgrado questo, in Italia il mio film è stato fatto vedere solo online, al recente festival di Salerno nella sua settantasettesima edizione dal 27 novembre al 2 dicembre 2023, ma non è stato ancora proiettato in una sala per la première ufficiale! La ciliegina sulla torta sarebbe proiettarlo anche a Bologna e trovare distributori”.
Alla nostra domanda sul perché Victor abbia inserito Bologna nel film, ci ha risposto: “Sono legato a Bologna anche da esperienze spirituali. Inizialmente avrei voluto girare molte più scene nella città “dotta, grassa e rossa”, ma quando la salute di mia madre ha iniziato a essere precaria, ho dovuto limitarmi moltissimo. Non mi pare però che il film ne abbia risentito, anzi potrebbe costituire l’occasione per farne un prequel, più avanti, chissà, non si sa mai”.
Il regista ha anche condotto una sua esperienza di vita in Inghilterra, dove ha vissuto per quattro anni per scrivere il libro “Patente per il paradiso”, successivamente trasformato nel film “Libertà per credere” del 2019. Quest’esperienza, che l’ha visto conseguire premi in festival della Birmania e a Berlino, per il film “Libertà per credere”, lo ha portato a entrare in contatto con diverse comunità religiose e a essere iniziato a pratiche spirituali. Approfondendo lo studio dei testi sacri delle religioni monoteiste, Victor ha scoperto l’importanza del culto sincero verso un Dio Unico per tutti i credenti. È partito dall’opera dell’andaluso Bahya ben Joseph ibn Paquda, autore del primo trattato esistente sull’etica ebraica, noto come “I doveri del cuore” o giudeo-sufismo.
Il regista ha inoltre esplorato i testi dei sufi, come quelli di Mawlana Jalaluddin Rumi e Ibn Al Arabi e un giorno, in un Gurwara indiano, ha trovato ispirazione dalle idee di Baba Virsa Singh Maharaj Ji, grazie ai suoi metodi di cura mentale e dalla sua promozione della fratellanza universale. Iniziando a praticare il kundalini yoga e ricevendo un nome spirituale punjabi, per ripagare di quanto conseguito spiritualmente ha anche tradotto libri di preghiere per il centro di Bologna, andati purtroppo perduti.
Continua Victor: “I miei trascorsi a Bologna mi hanno ispirato a creare un blog per la Teo Filosofia Indipendente (I.T.A.), che mira a promuovere il concetto di fratellanza universale attraverso più di 200 argomenti. L’I.T.A. si vede come l’erede delle antiche religioni monoteistiche abramitiche e crede nella comprensione globale che siamo tutti parte di una comunità unica, in attesa del messia finale. Questa percezione di convivenza pacifica la esprimo nei miei film”.
Spiace constatare che a Bologna, almeno sinora, non si mostri alcun interesse nei confronti delle attività di un regista di innegabile talento, studioso delle religioni monoteistiche e, allo stesso tempo, fervido appassionato del calcio pionieristico, che ha ricevuto riconoscimenti persino nella prestigiosa cerchia di Hollywood. Forse, la recente e storica vittoria della Coppa Italia potrebbe finalmente accendere i riflettori su questo suo lavoro che intreccia la gloria sportiva del passato con riflessioni spirituali universali. Sarebbe un bel modo per celebrare il presente, onorando il passato e aprendo nuove prospettive per il futuro.
