Pandemia, comunicazione istituzionale e responsabilità politiche: il presidente della Commissione d’inchiesta Marco Lisei replica alle accuse di parzialità e fa il punto sulle criticità emerse nella gestione dell’emergenza e sulle nuove piste di approfondimento parlamentare.
La gestione della pandemia, le responsabilità politiche e istituzionali, il ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche e le modalità con cui le istituzioni hanno comunicato con i cittadini continuano a rappresentare questioni al centro del dibattito politico e dell’attenzione dell’opinione pubblica. A distanza di anni, il lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta si propone di ricostruire la catena decisionale e di fare luce sulle eventuali criticità emerse nella gestione dell’emergenza, senza sovrapporsi alle competenze della magistratura.
In questo contesto, abbiamo intervistato il presidente della Commissione, Marco Lisei, che risponde alle accuse di parzialità rivolte alla Presidenza, affronta il tema della comunicazione istituzionale durante l’emergenza pandemica e chiarisce il ruolo della Commissione nell’approfondimento delle vicende legate alle forniture di dispositivi di protezione individuale. Un confronto che tocca alcuni dei nodi più controversi di quegli anni e che apre interrogativi ancora oggi al centro del dibattito pubblico.
Riportiamo di seguito l’intervista integrale al Presidente Lisei.
Presidente Lisei, Giuseppe Conte ha accusato la Presidenza della Commissione di rivolgere nei suoi confronti “false e menzognere accuse”. In che modo intende garantire l’imparzialità del suo ruolo di Presidente rispetto a contestazioni di questo tipo?
La mia imparzialità è dimostrata dal lavoro che svolgo settimanalmente, lo diranno i numeri che non mentono mai. Sfido le opposizioni a dimostrare in modo concreto che qualche mio atteggiamento non sia stato proceduralmente corretto.
Durante la pandemia il dubbio scientifico è stato spesso associato alla disinformazione. La Commissione intende verificare se siano stati commessi errori anche nella gestione della comunicazione istituzionale, oppure ritiene che quel capitolo sia ormai chiuso?
La comunicazione istituzionale è stata sicuramente una delle falle peggiori, non lo dico io, ma lo hanno detto tutti gli auditi, anche i membri del Cts e ciò è emerso proprio dai lavori della commissione. D’altronde non si è dato corso al piano pandemico che, invece, sulla comunicazione prevedeva azioni. D’altronde tutta la catena decisionale era saltata, i politici dicevano che decidevano gli scienziati e gli scienziati ci hanno detto che decidevano i politici; se nessuno sa chi decide, figuriamoci se le comunicazioni di cosa si è deciso potevano essere efficaci.
La Commissione sta approfondendo anche il tema delle forniture di dispositivi di protezione individuale. Considerato che diversi procedimenti giudiziari relativi alle cosiddette “mascherine cinesi” si sono conclusi con archiviazioni o proscioglimenti, quali nuovi elementi ritiene possano giustificare un ulteriore approfondimento parlamentare?
Anzitutto una commissione parlamentare non deve sostituirsi a un tribunale. Eventuali assoluzioni in sede giudiziaria non necessariamente corrispondono all’esclusione di responsabilità morali e politiche. Ciò non toglie che gli elementi che stiamo producendo possano rappresentare uno spunto nuovo per le procure.
Dalle parole del presidente Lisei emerge la volontà di rivendicare il lavoro svolto dalla Commissione e, al tempo stesso, di distinguere nettamente il piano dell’inchiesta parlamentare da quello giudiziario. Al centro resta l’esigenza di comprendere come siano state assunte le decisioni durante una delle emergenze più drammatiche della storia recente del Paese, quali responsabilità abbiano avuto i diversi livelli istituzionali e se siano state commesse omissioni o errori che avrebbero potuto essere evitati.
Il confronto su questi temi è tutt’altro che concluso. La vera sfida, per la Commissione e per le istituzioni, sarà ora quella di trasformare le criticità emerse in elementi concreti di conoscenza e di trasparenza, affinché l’esperienza della pandemia possa diventare una lezione per il futuro e non soltanto un capitolo controverso della storia recente italiana.
La ferita, intanto, resta aperta. E il compito delle istituzioni non è chiedere ai cittadini di dimenticare, ma restituire loro fiducia attraverso la trasparenza, la verità e la responsabilità. Solo così sarà possibile trasformare una delle pagine più controverse della storia recente del Paese in una lezione per il futuro, affinché un’emergenza non diventi mai più il pretesto per comprimere diritti e libertà oltre quanto strettamente necessario.
Piero De Ruvo

Non c’è futuro se si perde di vista l’uomo. La lezione più urgente che deve uscire da questa Commissione è oggi curare chi ha avuto effetti avversi con efficiente ed efficacie programma sanitario pubblico nazionale, che ripristini la salute o il residuo di salute ai malati da esiti vaccinali a mRNA. Altro che rifare nuove sperimentazioni di vaccini,anche se su animali da allevamento,che comunque ci ritroveremo nel piatto!