Studenti compatti per devastare
Le guerre non si combattono più solo con armi tradizionali. L’obbiettivo è sempre quello della conquista di un altro Paese, ma, per colpire il nemico nelle sue essenziali infrastrutture complesse, bloccarne i servizi necessari in modo destabilizzante, comprometterne la operatività di governo, si utilizzano sempre più spesso i mezzi offerti da Internet, che consentono anche efficaci manipolazioni di notizie vitali. La rete supporta il transito di minacce ibride, combinate, e di attacchi malevoli nel cyberspazio di branche diverse, dal finanziario al sanitario, da quello logistico e dei trasporti a quello socioassistenziale e degli approvvigionamenti. In modo agevole ogni subdola insinuazione telematica è possibile, per devastare i sistemi informatici attaccati creando danni economici plurimi riverberati dal settore colpito, capaci addirittura di ridurre il potenziale del nemico fino allo stremo, senza tanti spargimenti di sangue, anche proprio.
Nella immensità di Internet quasi tutto è possibile e nella sua permissività quasi tutto si può fare, in proprio o sotto mentite spoglie, presentandosi con un nickname oppure operando nell’anonimato più assoluto, per informarsi come anche per disinformare.
I più provetti programmatori sono hackers, padroni della tecnica, esperti nella elaborazione automatica della informazione dal proprio sofisticato computer. Con elevate competenze sul funzionamento dei sistemi programmabili, usano in modo sedizioso software capaci, dalla propria postazione, di penetrare abusivamente nelle reti di server lontani pur migliaia di chilometri per minacciare il panico di quelle gestioni telematiche, mandarle in tilt e cancellare dati delle strutture aggredite se non si paga la somma richiesta, da versare per lo più in bitcoin nei modi cifrati proposti/imposti. I loro accessi illegali vengono spesso usati anche per captare riservate informazioni contenute nei sistemi violati, perpetrando attività di spionaggio commerciale, finanziario, sanitario, militare, politico.
Nell’àmbito di un predeterminato progetto di aggressività bellica, senza armi convenzionali ma con algoritmi sparati via etere a infettare le postazioni elettroniche mirate, possono bloccare la operatività della rete violata e dei suoi annessi. Possono così creare danni enormi, tali da raggiungere valori esponenziali se gli attacchi sono combinati a impedire anche la circolazione delle notizie tra i privati con la manipolazione delle informazioni, lasciate invece di libero accesso perché prima condite da falsità tese a destabilizzare l’opinione pubblica, fomentare tensioni interne, sobillare gli indecisi, sovvertire i processi democratici.
Gli hackeraggi, dicono gli analisti, potrebbero anche condizionare le elezioni politiche e si guarda con preoccupazione comprensibile alle prossime, che definiranno l’Europa, dopo la sua attuale complessa fase di tensioni sociali. I cittadini della Svezia e della Bulgaria saranno chiamati alle urne entro l’anno corrente. In quello che verrà si voterà in Spagna, in Francia, in Polonia, in Grecia e in Italia, dove la scadenza naturale della legislatura è prevista per ottobre 2027, ma il Paese potrebbe andare alle urne con voto anticipato. Sono appuntamenti che potrebbero vedere radicalmente modificati gli equilibri politici dell’Unione europea. Angustiano dunque non poco, sui social e su ogni altro mezzo di informazione telematica, le subdole manipolazioni propagandistiche dai contenuti destabilizzanti del suo futuro democratico.
Secondo autorevoli voci governative europee, tanti flussi telematici di comunicati sui social sarebbero riconducibili a una regia unica che rimanda ai lontani progetti di Russkij mir, di quell’imperialismo russo, che minaccia oggi l’atomica in alcuni contesti pubblici e che, con la guerra ibrida, nasconde poi la mano che ha lanciato il sasso. Così, dalle bare dei morti in Ucraina, esalano aliti mefitici destabilizzanti nell’aere di tutti gli altri Paesi d’Europa. Non passa più infatti, come una deprecabile fanfaronata, la frase con cui Aleksandr Dugin, ideologo russo molto vicino al Cremlino, ha inteso scardinabile l’ordine democratico e liberale europeo martellando l’etere con l’apodittico: Più caos c’è, meglio è.
Pare che anche il pungolo di questo caos e lo sprone di certi infiltrati, professionisti operativi dal momento giusto nel luogo giusto, abbia smosso il protagonismo dei nostri studenti, emulativo delle devastanti scorribande deprecabili dei colleghi transalpini. Anch’essi così, con armi rudimentali e tanta rabbia in corpo, hanno distrutto e saccheggiato negozi, occupato le scuole e sfidato i governi nelle principali città del nostro bel Paese.
In Italia, come altrove, i Servizi che si occupano della sicurezza nazionale e che poco sono riusciti a prevenire, riferiscono di aver riscontrato, nelle mobilitazioni di piazza arginate poi con qualche difficoltà, segni evidenti di azioni strumentalizzate a devastare, a creare il caos, coordinate con finalità demolitoria della democrazia europea, da infiltrati giunti da mondi “altri”, cavalcando coi surf della propaganda infida l’onda d’un malcontento atavico degli studenti d’ogni tempo e d’ogni dove per il futuro sognato.
Si vales, vàleo.

Articolo molto interessante, non poteva mancare un riferimento “ha stato Putin”…….