La macchina processionale dei Corpi Santi. Foto tratta da www.oratoriosanmaurotorinese.it
15 – 22 settembre 2026. Una settimana di festa celebra una antica tradizione religiosa
Il 15 settembre 2026 inizia la settimana di festa che, quest’anno, il Comune e le parrocchie di San Mauro Torinese dedicano ai Corpi Santi, un nome obsoleto che oggi occorre spiegare, contenente un significato cultuale e religioso che risale a tempi remoti.

Dobbiamo tornare, infatti, all’anno 1662, quando il Papa Alessandro VII (al secolo Fabio Chigi: Siena, 13 febbraio 1599 – Roma, 22 maggio 1667) concede all’Abate Commendatario di Pulcherada, Petrino Aghemio, le reliquie del corpo di San Mauro Martire, vissuto probabilmente a Roma nei primi secoli del cristianesimo.
Anche l’Abbazia di Pulcherada, oggi chiesa parrocchiale, è un antichissimo luogo di culto, su cui si fonda la nascita di una città, la futura San Mauro Torinese. Il luogo di culto dà il nome alla località “Pulchra Rada”; nel 1420 la sua denominazione cambia in “San Mauro”, in onore dell’abate benedettino che, diretto in Francia, sosta presso l’abbazia nel VI secolo (curiosamente, un altro “Mauro”, che nulla ha a che vedere con il martire cristiano). L’attuale denominazione “San Mauro Torinese” risale, infine, al 1862.
ll primo documento che menziona l’Abbazia di Pulcherada è il diploma, datato 4 maggio 991 e rogato nel castello di Visone, di fondazione del monastero benedettino di Spigno, per opera di Anselmo I Marchese di Saluzzo, figlio di Aleramo e della Contessa Gisla.
Questo documento indica già la presenza delle reliquie di San Mauro, discepolo di San Benedetto, attivo in Gallia a diffondere la regola benedettina; la sua devozione viene diffusa dai monaci di Cluny.
A causa di attacchi e distruzioni, l’abbazia di Pulcherada viene costruita, danneggiata e ricostruita in più fasi, sia su impulso del citato Marchese Anselmo, sia nei secoli undicesimo e dodicesimo.
L’antico monastero medievale si estendeva sull’area ora occupata dagli attuali palazzo del Comune, il giardino parrocchiale e la chiesa di Santa Maria; comprendeva giardini, un mulino, un forno e attività artigianali.
Intorno alla metà del Cinquecento la chiesa dell’abbazia si presenta ancora a tre navate, nelle absidi delle navate laterali vi sono due cappelle, una delle quali è dedicata alla Madonna.
A causa della posizione di confine tra il Marchesato del Monferrato e il Ducato di Savoia, i continui scontri armati tra le due casate provocarono una progressiva e inarrestabile decadenza fino a che, nel 1474, l’abbazia è soppressa e trasformata in “commenda”. La chiesa cade, quindi, in stato di degrado, tanto che nel 1665 il già citato Abate Commendatario Petrino Aghemio, canonico della chiesa metropolitana di Torino, fa modificare la forma primitiva della chiesa: egli rimpicciolisce e cancella l’impianto basilicale della chiesa abbaziale e sopprime le due navate laterali.
Gli eventi dell’occupazione napoleonica e la soppressione degli Ordini religiosi comportano la confisca e messa in vendita dei beni dell’Abbazia di Pulcherada (1803): le cascine di Pescarito e della Braida e il palazzo abbaziale (oggi municipio, con la faccia che si apre su via Casale) vengono venduti.
Nel 1813 il prevosto dell’epoca sostituisce l’altare di legno con uno in mattoni e marmo. Per far posto al nuovo altare viene abbassato il pavimento del presbiterio di quasi un metro: si distrugge, in questo modo, la cripta medievale, dove si seppellivano i monaci, che viene riempita di macerie.

Anche il culto delle reliquie, oggi non più in primo piano nella liturgia e nella pratica di fede, richiede un passo indietro nella storia. Custodire le reliquie di un santo determinava il prestigio di una chiesa o di un’abbazia e, nel caso di un patrono, la custodia risultava indispensabile, come sigillo tangibile del perpetuarsi dell’azione protettiva e miracolosa del santo sul luogo e sul territorio.
Un disposto di Papa Clemente VIII, al secolo Ippolito Aldobrandini (Fano, 24 febbraio 1536 – Roma, 3 marzo 1605) impone che l’elezione dei santi patroni avvenga a opera del Vescovo in unione al popolo, con l’approvazione dalla Sacra Congregazione dei Riti. Questo appunto è riportato, in ottica sanmaurese, da Monsignor Davide Corino nel bollettino parrocchiale del settembre 1938.
La festa dei Corpi Santi di San Mauro Torinese nasce proprio sotto il pontificato clementino e cade nella terza domenica di settembre, integrando e sostituendo, nel clima successivo alle riforme del Concilio di Trento, le precedenti e numerose feste contadine di fine stagione, che avevano conservato un sapore quasi pagano.
I festeggiamenti prevedevano, secondo la descrizione minuziosa del Canonico Elia Bartolomeo, l’ostensione ai fedeli di tutte le reliquie possedute dall’antica chiesa abbaziale di Santa Maria di Pulcherada: i Corpi Santi del Martire Mauro e numerosi reliquiari sciolti; i reliquiari a forma di palma dei giorni feriali e quelli a piramide della domenica, a coronamento dell’altare maggiore.
Nel periodo della festa, fino agli anni Venti del Novecento, la domenica pomeriggio si portavano le reliquie di San Mauro per le vie del paese; il martedì, come accade ancora oggi, era ed è riservato alla fiera e ai fuochi pirotecnici.
Proseguendo nel tempo, il 13 agosto 1959 viene benedetto l’attuale reliquiario con il corpo di San Mauro Martire ricomposto, unito all’autentica delle reliquie, ancora oggi custodito sotto la mensa dell’altare maggiore di Santa Maria di Pulcherada.
Nella sacralità dell’evento, la tradizione passata si integra al presente e, attraverso la traslazione delle reliquie nelle quattro parrocchie di San Mauro Torinese, la festa dei Corpi Santi ha ripreso l’originale essenza di festa patronale della comunità.
In anni recenti, nel febbraio 2011, nel corso di restauri e scavi archeologici, sono state identificate tombe con sepolture maschili longobarde; una cripta sotto l’abside; resti dell’antico monastero e, sotto uno stato di ridipinture del 1667 e del 1927, l’affresco del Cristo Pantocratore del XII secolo, con una veste porpora entro una mandorla fra schiere di angeli. Quest’ultima scoperta, dal valore eccezionale, lega ancor di più San Mauro alla sua chiesa di Santa Maria di Pulcherada, alla sua storia e al culto dei Corpi Santi.
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