La cappella del Guala. Foto di Ezio Marinoni
Qualche mistero nell’oasi dell’apicoltore Ferruccio Cantamessa, immersa nel verde della collina torinese
Il rio Costa Parigi delimita il confine tra Torino e San Mauro Torinese; il corso d’acqua nasce al di sotto della Basilica di Superga, dal lato collinare sammaurese, e finisce la sua breve corsa con la confluenza nel Po. Il suo nome è un mistero della storia, e tale è destinato a rimanere.
Poco al di sotto della sua sorgente, in una amena posizione con vista meravigliosa su Torino e la chiostra dei suoi monti, anni fa ho scoperto un gruppo di case chiamato Villa Guala.
Giungere qui è già un’emozione. Si percorre la stretta via Santa Croce, al confine fra Torino e San Mauro Torinese, in corrispondenza della ex Cascina del Bajno, e si inizia a salire, fra serre, prati e boschi. La strada deve il suo nome alla proprietà dei Gesuiti, Villa Santa Croce, che oggi hanno lasciato la struttura. Poco dopo, nascosto dalla fitta vegetazione, l’ex Hotel Superga, luogo di ritrovo importante negli Anni Ottanta e Novanta del Novecento, in precedenza sede dell’ONAOMAC (Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari Arma Carabinieri), fondata a San Mauro Torinese nel 1948.

Poco prima dell’arrivo al Guala, lo scenario si allarga e mi consente di rivedere le colline intorno. Un basso muretto delimita la proprietà, una stradina sterrata si inoltra fra le case.
Ferruccio Cantamessa, l’apicoltore, mi attende nella corte e mi apre le porte del suo regno.

Su una antica mappa arrotolata e ingiallita dal tempo, che gentilmente srotola per me, il territorio è disegnato in modo particolareggiato. Fra i proprietari risultano Don Pietro Ripamonte, il Dottor Cesare Pinacci, il Cavalier Giuseppe Saracco e alcuni membri della famiglia Cantamessa. Quest’ultima acquista l’intera proprietà Guala, nel 1912, al prezzo convenuto di 12.000 lire. Nel corso del Novecento sono poi avvenute diverse successioni, che hanno diviso in parti uguali tra i figli Cantamessa e hanno portato a un notevole frazionamento della proprietà, con passaggi di mano anche ad altre famiglie.
Sul tetto di quella che era la casa padronale si erge ancora una campana alloggiata; nelle memorie della borgata sovrastava una chiesetta che è stata incorporata nel fabbricato civile. Proprio di fronte, con la facciata rivolta verso le case, si eleva isolata la cappella, attualmente in cattive condizioni di conservazione, proprietà indivisa fra tutti i proprietari.
Il secondo mistero di Villa Guala riguarda la sua storia: mi domando se, in origine, sia appartenuta alla famiglia Guala, che ha dato noti e nobili personaggi alla Città di Torino.
Appena al di sotto si impone la Villa Facelli (ex Viretti). Il fabbricato di oggi è una splendida villa in una conca circondata dal bosco, dipinta di rosa con i riquadri alle finestre bianchi e le persiane verdi, un giardino dove, in un recinto, vi sono alcuni asini; particolare è l’imponente cappella addossata alla residenza, la cui sproporzionata dimensione sembra indicare la volontà di un nobile “acquisito” di primeggiare nella gara con vicini più illustri. Il Conte Prospero Viretti, morto nel 1798, ha importanti incarichi a Corte: Segretario del Consiglio Supremo di Sardegna e Segretario Privato del Re.
Ci sarebbe un terzo mistero: la leggenda dei cunicoli al di sotto del complesso, che si dice e si racconta che raggiungessero la Basilica di Superga.
Ferruccio Cantamessa è un discendente dei compratori dell’intera borgata. Appena raggiunta l’età della pensione cambia vita e crea l’Apicoltura Costa Parigi. Da sempre affascinato dal mondo delle api e dalla loro operosa esistenza, intraprende studi e corsi di formazione sul mantenimento delle api e degli alveari e si costruisce il laboratorio di smielatura e invasettamento.
Il suo apiario principale è collocato al Guala, raccoglie dai fiori e dai frutti della collina fra San Mauro Torinese e Superga. Durante la stagione della fioritura sposta le arnie per seguire i flussi nettariferi, è impegnato molto tempo con le sue api.
E se volessi sapere dove sono le api in questo momento? Semplice! La “Anagrafe apistica nazionale” è la banca dati per conoscere la costante ed esatta collocazione di tutti gli apiari. Nel 2020, ad esempio, con i suoi spostamenti, l’Apicoltura Costa Parigi ha prodotto miele di acacia, tiglio, flora alpina, castagno e millefiori. E ogni anno è una avventura, soprattutto a causa del forte cambiamento climatico in corso e della siccità, che costringe le api a cercare i loro nettari con maggior fatica e distanze rispetto al passato.
Dovremo iniziare a capire quanto le api siano importanti per la nostra sopravvivenza, per il ciclo riproduttivo della natura e per la vita stessa. Non è un caso che Albert Einstein abbia detto: « Se le api scomparissero dalla terra, per l’uomo non resterebbero che quattro anni di vita. »
Con la sua pazienza, Ferruccio mi spiega che il sistema difensivo delle api è eccellente: se nell’apiario entra un animale estraneo, le api lo attaccano, lo uccidono e lo propolizzano. Un solo nemico è più forte di loro: la “Varroa distructor”, perché non lo riconoscono e si può attaccare al loro corpo, fino a indebolirlo e a debilitarlo.
Entro con emozione nel laboratorio di trasformazione: i profumi dei mieli si mescolano e mi fanno sentire in armonia con la natura, respiro benessere a pieni polmoni. Quando usciamo, dopo qualche assaggio di miele, passeggiare al Guala è come camminare dentro una visione: la Basilica di Superga è appena sopra di noi, sembra di poterla toccare allungando una mano. Torino è ai nostri piedi: la Mole e il nuovo Campus Einaudi in primo piano, poi è un susseguirsi di case e strade e corsi regolari, che rafforzano un’immagine regale e romana. Fra le montagne sullo sfondo, e incorniciare la capitale sabauda, si staglia la sagoma della Sacra di San Michele, simbolo del nostro Piemonte.
Il Guala e le sue origini misteriose… Superga e la Sacra di San Michele… Il ronzio immaginario delle api che vanno in giro con il loro prezioso carico… Un filo invisibile unisce tutto questo, con infinite suggestioni.

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