Statua di Antonio Orazio Quinzio, Genova, 1891 (foto da wikipedia)
La “Torino bianca” vista e narrata da Ezio Marinoni
La sua biografia potrebbe iniziare così: la breve vita dello sfortunato Principe Oddone di Savoia: collezionista, mecenate e mente illuminata.
Sua Altezza Reale Oddone Eugenio Maria di Savoia, Duca di Monferrato, figlio quartogenito di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia, e di Maria Adelaide d’Asburgo Lorena è un principe che non si colloca in nessuna delle categorie previste per il suo rango, un aristocratico dimenticato quasi completamente che è stato amato dal popolo per la forza d’animo, il carattere amabile e la generosità. Ha avuto una vita brevissima, ma i problemi di salute e una grave forma di disabilità non gli hanno impedito di far emergere una vivace intelligenza e un’intraprendenza che lo fanno apprezzare negli ambienti culturali per la sua attività di collezionista e studioso di materie artistiche e scientifiche.
Oddone nasce, quindi, l’11 luglio 1846 a Racconigi, in una residenza reale molto amata dai Savoia, che vedrà altre nascita illustri. Qui la Casa Reale ospita lo Zar di tutte le Russie, in visita in Italia nel 1909: Nicola II e la famiglia imperiale soggiornano nel Castello e preziose immagini testimoniano questo viaggio.
All’inizio della sua vita, è un bambino normale e in buona salute. Intorno ai due anni si manifestano i primi sintomi di una probabile malattia degenerativa, caratterizzata da nanismo e rachitismo. Alla luce delle odierne conoscenze mediche, si può ipotizzare che Oddone avesse l’osteogenesi imperfetta, malattia genetica rara che si presenta in rari casi, anche senza ereditarietà. Lunghe e dolorose terapie, continui interventi chirurgici lo costringono a convalescenze in immobilità: questo è il doloroso filo conduttore dei suoi primi anni di vita.
Inoltre, a otto anni si manifesta la deviazione della spina dorsale, che rende assai difficoltoso il cammino; gli viene imposto un busto, usa il bastone per stare in piedi, le stampelle per percorrere brevi tragitti, la sedia a rotelle per muoversi su percorsi più lunghi, spinto dalla mamma, dai fratelli e dalle sorelle.
Il Re è turbato dall’aspetto di Oddone e se ne vergogna, elaborando nei suoi confronti una sorta di rimozione, perché considerato, secondo i canoni dell’epoca, un essere deforme. Eppure, egli compare nelle fotografie di famiglia, insieme ai fratelli e alle sorelle, come un membro a tutti gli effetti di Casa Savoia.
Oddone ha una personalità malinconica che si contrappone a una inusuale vivacità intellettuale. Si perdeva fantasticando viaggi nei Paesi lontani di cui legge sui libri. Trascorre le vacanze estive con la famiglia in Val di Susa e in Val Casotto, frequenta La Spezia per i bagni di mare utili per rimetterlo in forze e da questi soggiorni nasce il suo legame con la Liguria.
Fino al 1860, escluse le vacanze, trascorre la maggior parte del tempo tra Torino e Moncalieri, anni funestati dalla perdita della madre e della nonna nel 1855.
Si dedica all’approfondimento della scienza, dell’arte, delle lingue, della musica e della geografia. Per la sua conoscenza nautica il Re lo aggrega alla Regia Marina, nominandolo capitano di vascello.
Oddone elegge Genova come propria dimora, a partire dal 1861. Circondato da una piccola corte personale – il Marchese Orazio Di Negro, ammiraglio genovese; l’abate e cavaliere Giuseppe Anzino, Elemosiniere di Sua Maestà e suo precettore, nonché zio del suo maggior biografo, Valerio Anzino; Gustavo Alziari di Malaussena e Galeazzo Frigerio, ufficiali di ordinanza provenienti dalla Regia Marina e ospiti quasi fissi, così come il pittore Angelo Beccaria e il medico Evasio Adami –. Poco più che adolescente e separato dalla corte piemontese e dalla famiglia, Oddone abita in un piccolo alloggio al terzo piano ammezzato nell’ala di levante del Palazzo Reale genovese (già Durazzo e ancor prima Balbi, acquisto di Carlo Felice,che vi fa effettuare impegnativi lavori).
Ad alimentarla il suo interesse per il collezionismo è un viaggio culturale compiuto nell’estate 1862, insieme ai fratelli, alla sorella Maria Pia e a un seguito. A bordo di tre imbarcazioni salpate da Genova il 5 giugno, fanno tappa a Porto Torres, Sassari, Alghero e Cagliari (qui Oddone visita università, biblioteca e museo, iniziando a raccogliere oggetti antichi); in Sicilia, vedono a Palermo, Marsala, Siracusa, Noto, Trapani, Terranova, Agrigento, Catania e Messina; segue un soggiorno di quasi un mese a Napoli, con visite ai musei ed escursioni anche a Pompei, Caserta e Ischia; a Costantinopoli, Oddone visita S. Sofia e acquista oggetti antichi e moderni al Gran Bazar.
L’incontro con Giuseppe Fiorelli avviene probabilmente a Napoli, dove l’archeologo è direttore degli scavi di Pompei; lo studioso diventa uno dei suoi principali referenti per le antichità.
La passione di Oddone per il collezionismo cresce in modo smisurato, quasi una ossessione. In linguaggio moderno si potrebbe parlare di “shopping compulsivo”, se non fosse che Oddone ha una profonda conoscenza di ogni materia e non si stanca di approfondire, aiutato da esperti quali il Fiorelli e Santo Varni, artista e studioso di arte e di archeologia. In breve tempo, Oddone diventa un collezionista di importanza internazionale, la sua raccolta comprende reperti etruschi e precolombiani provenienti dal Perù.
Nel maggio 1863 invia Varni a Libarna e a Novi Ligure; in estate intraprende un nuovo viaggio in Sardegna (Alghero e Cagliari, ove acquista oggetti antichi), Ischia e Napoli (con escursioni a Pompei e sul Vesuvio): accompagnato dagli onnipresenti Fiorelli e Varni, non si limita a studiare e a comprare pezzi (provenienti soprattutto dalle necropoli di Apulia e Lucania), ma ottiene di far effettuare scavi a Santa Maria Capua Vetere (sotto l’incarico di Fiorelli, si ritrovano tombe e materiali di vario genere). Nel gennaio 1864, è ancora Fiorelli a intraprendere scavi nella necropoli di Cuma.
I viaggi del 1862 e 1863 sono all’origine del suo interesse verso la numismatica (lascia oltre mille esemplari, tra monete antiche, soprattutto di età romana imperiale, e medievali, oltre a medaglie di varie epoche), coltivato con la consulenza di Varni, nutrito degli acquisti da lui suggeriti e dai recuperi provenienti dagli scavi capuani; le raccolte si arricchiscono di oggetti esotici ed extraeuropei (tra cui 24 vasi precolombiani peruviani, oggi al Museo Etnografico d’Albertis), raccolte malacologiche (1862 esemplari provenienti da ogni parte del mondo, oggi al Museo di Storia Naturale di Genova) e ornitologiche (63 uccelli e 150 colibrì imbalsamati, acquistati a Londra dal Principe di Carignano e a lui donati; dopo la sua morte saranno trasferiti al Castello della Mandria, a Venaria, e lì se ne perdono le tracce). Anche in questa branca, Oddone non lascia nulla al caso, avvalendosi di Michele Lessona (Venaria Reale, 20 settembre 1823 – Torino, 20 luglio 1894), zoologo e divulgatore scientifico, del quale è allievo.
Allo stesso tempo, il suo collezionismo si apre nei confronti dell’arte contemporanea. Oddone inizia a frequentare le mostre della Promotrice Genovese, comprando paesaggi, dipinti di genere e nature morte, soprattutto di pittori piemontesi apprezzati nella capitale sabauda (Costantino Sereno, Guido Gonin, Angelo Beccaria, Tetar van Elven, Pietro Giuria) e di artisti presenti nelle rassegne torinesi (Angelo e Francesco Inganni, Salvatore Massa e gli Induno, Federico Moja e Luigi Querena).
Nel 1862 acquista opere di Pasquale Domenico Cambiaso, insegnante prediletto dell’aristocrazia genovese, e di Tammar Luxoro; in rapporto con lui, nell’ultimo periodo della sua vita, orienta i successivi acquisti alle Promotrici Genovesi del 1864 e 1865 verso artisti più innovatori (Benedetto Musso, Alfredo D’Andrade ed Ernesto Rayper, il macchiaiolo Vincenzo Cabianca e i toscani Luigi Bechi e Alessandro Lanfredini, frequentatori del Caffè Michelangiolo).
A Genova Oddone si rapporta anche con la più conservatrice Accademia, istituendovi nel 1864 un concorso per giovani artisti meritevoli; chiama Giuseppe Isola e Giuseppe Frascheri, collocati ai vertici dell’Istituto, a lavorare per lui.
Prende corpo l’idea di creare un museo con i materiali raccolti e acquistati dal Principe, ma il progetto rimane sulla carta a causa del drammatico evolversi delle sue condizioni di salute, che peggiorano improvvisamente, proprio mentre lui vorrebbe partire per nuovi viaggi; i medici non glielo consentono e consigliano una cura di bagni di mare, che non arreca alcun giovamento.
Dopo un ultimo soggiorno torinese e un incontro con la famiglia nel settembre 1865, Oddone ha una grave emorragia e, infine, un attacco d’idropisia che gli impedisce perfino la posizione supina. Confortato dai familiari (i fratelli, il cugino Eugenio di Carignano, la zia Duchessa di Genova, il cardinale di Genova Andrea Charvaz e il Re), lucido praticamente fino alla fine, muore nella notte tra il 21 e il 22 gennaio 1866. quando non ha ancora vent’anni.
Al suo funerale, la Cattedrale di San Lorenzo, a Genova, è gremita di persone per i suoi funerali. Sono esequie degne di un sovrano, più che di un ragazzo dalla vita brevissima, trascorsa per lunghi periodi in isolamento e senza un ruolo nella storia politica, che ha creato intorno a sé amicizie e rapporti umani, una rete di affetto popolare che stupisce gli stessi membri di Casa Savoia.
La Gazzetta di Genova gli dedica una sentita commemorazione ,che giunge a noi come il ritratto più autentico della personalità di Oddone.
« Diseredato dalla natura che dotavalo di una costituzione inferma e predestinata a lunghe tribulazioni, quasi a compenso del martirio cui doveva riuscirgli la vita, la Provvidenza volle arricchirlo di un cuore e di una mente che gli aprissero il campo a fruire delle più soavi gioie dell’esistenza in quegli anni in cui la comune degli uomini riesce appena ad iniziarsi alla vita. Breve fu il passaggio del compianto Principe sulla terra, ma fu quale di brillante meteora che lascia dietro di sé durevoli raggi di luce. »
A Genova, poco dopo la sua morte, i presidenti di Società Ligure di Storia Patria, Accademia e Promotrice, attraverso Orazio Di Negro, chiedono e ottengono dal Re il dono delle collezioni per la costituzione di un museo artistico e archeologico cittadino. Dopo un iter lungo e complesso, beneficeranno del dono delle sue collezioni molti musei gernovesi; altre opere, in gran parte recuperate di recente, rimangono a Palazzo Reale.
Genova gli intitola un tratto della circonvallazione a mare, cancellata dalla Repubblica Sociale Italiana, come tutta la toponomastica dedicata ai Savoia, e mai più ripristinata.
Il suo ricordo è ancora presente a Genova, che lo scorso 29 novembre 2025, gli ha dedicato un pomeriggio di memoria e cultura: https://www.museidigenova.it/it/un-pomeriggio-con-il-principe-oddone
Oddone ci guarda ancora, seduto accanto a un vaso antico di fattura romana, nella statua di Antonio Orazio Quinzio che, dal 1891, lo ritrae nella Galleria d’Arte Moderna di Genova.
Le sue soglie riposano a Torino, nella Basilica di Superga.
E fra le strade torinesi, a ricordare la sua figura rimane corso Principe Oddone: oggi è un’arteria che collega il centro, a partire da piazza Statuto, alla periferia nord della città, a fianco della linea ferroviaria per Milano, fino a piazza Baldissera, un nome che evoca angosciose immagini di code e caos agli automobilisti torinesi, più di una volta al centro di polemiche per i cambiamenti viari subiti.
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