Lo scopritore della scala di Pietro Micca è ancora vivo nel ricordo di tante persone
Duomo di Torino – Santa Messa delle 10,30 – Torino 13 luglio 2025
Con il Duomo gremito di tanti fedeli, come succede nella Messa principale dei giorni festivi, al termine della celebrazione, il parroco Don Silvio Cora, ricordava la figura del Gen. Guido Amoretti, nel 17-esimo della sua scomparsa, quale figura di rilievo della Torino culturale, Conservatore e poi Direttore del Museo Pietro Micca dal 1961 al 2008. Il parroco riferiva che nel 2024 era stata intitolata una via a quest’uomo che tanto amò Torino.

Invitava a parlare la figlia per un breve ricordo. Carla Amoretti esprimeva la sua gratitudine sia verso il parroco per la sua disponibilità, sia verso gli enti cittadini e statali che hanno valorizzato l’eredità del padre, storico, archeologo, studioso della storia militare e delle fortificazioni. La via, che ha assunto il suo nome, non è una via qualsiasi, ma è proprio la via antistante al Museo Pietro Micca.

La figlia precisava che il 29 novembre 2024, all’inaugurazione erano accorsi in tantissimi a testimoniare l’affetto e la stima, grati a quell’uomo per aver riportato alla luce nel 1958 il Pastiss, fortino cinquecentesco, e la “Scala di Pietro Micca” e successivamente il “Pozzo Grande della Cittadella”.
Inoltre veniva riferito che tutta la documentazione degli studi e delle strutture da lui create (Museo Pietro Micca, Associazione amici del Museo Pietro Micca, Gruppo Guide, Gruppo Storico, Gruppo Ricerche Archeologiche e Centro Studi di Architettura Militare del Piemonte) sono confluite il 1 agosto 2024 all’AST, che ha voluto anche acquisire i documenti unici della famiglia Amoretti e di Guido Amoretti militare.
Tali materiali permettono di conoscere microstorie della vita di Torino nella Prima e Seconda Guerra Mondiale. Il tutto è stato consegnato, organizzato, grazie al contributo dell’Associazione Archivio Amoretti, in dossier raccolti in 59 scatoloni da trasloco.
Oltre alla intitolazione della via e alla donazione all’AST, un ultimo traguardo sta per essere raggiunto, la donazione dei libri di Guido Amoretti alla Biblioteca Civica di Torino.
Sono circa 5000, tematici sulla storia e sui luoghi coinvolti nella storia. Egli approfondì non solo quella settecentesca portandola nuovamente all’attenzione degli studiosi, ma anche quella risorgimentale, quella delle due guerre mondiali, dei personaggi cardine, dell’arte della guerra, delle fortificazioni, dell’araldica, degli armamenti e degli eserciti, dovrebbero tutti confluire in un fondo a lui intestato.
l’Associazione Archivio Amoretti aveva tre sogni: due sono già andati a buon fine (AST e Intitolazione della via) ed è a buon punto l’iter di donazione alla Biblioteca Civica…. Ma un altro sogno rimane da realizzare, riguardante le scoperte di Guido Amoretti: il Pozzo Grande ed il Pastiss.
Il Pastiss è un’opera di difesa esterna alla cittadella, voluta dal duca Emanuele Filiberto, costruita nel 1572-74.

Fu riscoperta a marzo 1958, prima ancora della Scala di Pietro Micca. Era pieno di terra di scavo, scaricata all’interno dai cantieri di costruzione dei nuovi edifici della Torino che si espandeva. Con la fatica e l’impegno di volontari in quasi 40 anni di lavori dapprima esplorativi e dal 1976 di scavo (coordinati da Piergiuseppe Menietti, sotto la responsabilità di Guido Amoretti) si lavorò a conoscere ed a svuotare quest’opera meravigliosa, messa in sicurezza nel 2014 su finanziamento regionale.

Carla Amoretti nel chiudere il suo appassionato discorso ha evidenziato il rischio che l’indifferenza possa prevalere su tutte le altre considerazioni ed ha terminato con una amara considerazione: “ … Ora il buio totale è calato su questo impressionate struttura storica e militare … è come se non esistesse più. Verrebbe così cancellato sia un periodo della nostra storia sabauda, sia 40 di fatiche di volontari intenzionati a portarlo alla conoscenza del pubblico. E ciò non deve succedere per rispetto delle grandi figure del passato e a maggior ragione delle nuove generazioni …”.
Vox clamantis in deserto?
Noi ci auguriamo che i responsabili delle Istituzioni delegate alla tutela dei beni storico-culturali (funzionari e classe politica) recepiscano con urgenza questo appello e che si possano vedere quanto prima i dovuti provvedimenti. Dobbiamo in ogni caso ricordare che esiste una considerevole parte d’opinione pubblica torinese e piemontese che invece ha a cuore la salvaguardia e la promozione dei beni archeologici e che, al momento opportuno, saprà giudicare la coerenza o meno di chi ha la responsabilità della conservazione di questo patrimonio, unico, inestimabile e testimone di una gloriosa memoria.
A buon intenditor … poche parole!

Come sapete, il Pastiss è chiuso al pubblicò perché tecnicamente “non esiste”! Non è mai stato censito dal Comune di Torino, non c’è qualsiasi passo nella direzione di “riconoscere” questo bene storico nonostante gli sforzi dai tanti volontari di pulirlo, illuminarlo, renderlo perfettamente accessibile e facilmente visitabile. Purtroppo, abbiamo “tanti ciecchi” seduti nei scranni, ed auspicabilmente, come notato dal Civico20-news, nelle prossime elezioni, vorremo sapere come i politicanti hanno gestito questo importante bene storico della città di Torino.
Encomiabile
Encomiabile ed incommensurabile per quanto ha lavorato il generale Amoretti relativamente alla Storia di Torino e alle memorie dello Stato Sabaudo . Grande competenza e grande umanità dello studioso .indimenticabile per chi lo ha conosciuto ed apprezzato.
E.C. Ostellino