Il vero giornalismo raccontato dal Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia.
Sui giornalisti si dice tutto e il contrario di tutto ma bisogna andare alla fonte della professione per capire come essa si sia evoluta nel tempo e nello spazio che le è stato concesso.
Il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia, ricordando il corrispondente internazionale Luca Rastello, ha scritto: “Il giornalismo non è una professione neutrale. Solo i senza cuore, i senza anima o i corrotti possono essere capaci di appoggiare gli occhi sul dolore del mondo per poi compitare reportage carichi di buon senso”.
Parole forti quanto vere. Contro i giornalisti – specialmente negli ultimi anni – si è scagliato l’odio dei “leoni da tastiera” e dei frustrati. Ma chi fa cronaca non può e non deve essere neutrale dinanzi a ciò che accade, specie in tempi tumultuosi come i nostri.
Ecco perché Tallia continua: “Il giornalismo, il vero giornalismo, non conosce il buon senso. Racconta il fischio delle pallottole e l’odore di bruciato dell’uranio impoverito, anche se a sganciarlo sono stati i buoni. Il vero giornalismo non si accontenta delle verità ufficiali: chiede conto ai potenti delle loro scelte. Si documenta. Raccoglie informazioni”.
Parole che tanti di noi hanno letto con commozione e con grande riconoscenza. Quante volte, dinanzi alla domanda di un giornalista “il potente di turno”, come fosse il Marchese del Grillo, tratta il cronista con sufficienza, maleducazione ed arroganza.
A questi gentili signori va rammentato ciò che il Presidente dei Giornalisti piemontesi ha scritto come epitaffio destinato a restare nella storia: “Il vero giornalismo è sconveniente. Non usa parole di circostanza, non prende i politici sottobraccio. Il vero giornalismo sa utilizzare tutto il vocabolario della lingua italiana, che è più che sufficiente. Niente “road-map” per raccontare un accordo di pace che è una porcata. Una porcata resta una porcata e non servono parole straniere per raccontarla”.
Un discorso che in pochi avrebbero avuto il coraggio di tenere, parole scritte con colore scarlatto sul pallido foglio dell’ipocrisia di una società che vorrebbe cancellare l’articolo 21 della Costituzione.

Le parole che Stefano Tallia, stimato Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, ha scritto nel suo “Diario” e che ha condiviso con la “Casa dei giornalisti” del Piemonte, sono destinate a rimanere come vademecum per i molti giovani che sognano di approcciarsi alla Professione – almeno per chi scrive – migliore del mondo.
In questa torrida estate di guerre, conflitti, crisi economica e dazi, la riflessione sulle parole e sul pensiero di Stefano Tallia è consigliata ed auspicata.
I giornalisti non sono in vendita e il giornalismo non può essere pavido.
Tutto il resto è fantasia di chi vorrebbe asservire ai suoi bisogni il mondo della cronaca e mettere in difficoltà il giornalismo libero ed indipendente.

Carissimo Elia,
La morale (o l’etica) sono al fondamento della libertà di pensiero e di parola (da non dissociare mai), per poter servire la Verità e la Giustizia per tutti i popoli del mondo. Ogni essere umano si deve sentire tutelato da un’informazione libera, responsabile, onesta e corretta, a nessun altro soggetta se non alla coscienza morale e alle norme di un Diritto libero (non di parte) che professi apertamente il sostegno alla Verità e al Bene comune. Il giornalismo, a causa della sua operatività sotto il potere economico dei titolari (non padroni) del mestiere di informazione, è spesso a rischio di asservimento, condizionamento e deviazione verso interessi privati, creando le premesse per un movimento retrogrado della civiltà a livelli pre-civilizzati… Basta vedere quello che succede in Europa, dove la democrazia vedrà, di questo passo, presto i propri funerali. È tutta la società che, a cominciare dai vertici, deve rifarsi a principi morali ed etici superiori, in uno stile nuovo di convivenza condivisa e applicata per davvero…
Carissimo Claudio, intanto è bello che dalla Sardegna arrivino valutazioni su ciò che accade in Piemonte.
Bisogna dire che hai espresso pienamente ciò che pensiamo in molti, ossia, che “tutta la società deve rifarsi a principi morali ed etici superiori”.
Senza la Fede non si va lontano.
Concordo che sia giusto che un giornalista dica come la pensa, altrimenti sarebbe un robot o un alieno. È vero anche, però, che non sempre è richiesto il pensiero di chi scrive.