A Torino l’UniTo si schiera contro il legittimo Stato di Israele. Si prevede un esodo verso altri Atenei.

L’Università degli Studi di Torino, conosciuta come UniTo, ha emesso una nota nella quale denuncia le “gravi violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale a Gaza”.
Il 23 settembre 2025, il Senato Accademico dell’UniTo, unendosi agli Atenei italiani e internazionali, “ha approvato in seduta straordinaria – a larga maggioranza e con il voto unanime di tutte le rappresentanze studentesche” la mozione contro lo Stato di Israele.
Il nuovo Rettore Magnifico dell’Università degli Studi di Torino, Cristina Prandi, ha così spiegato la cosa all’opinione pubblica: “Inizio domani il mio mandato nella piena condivisione della mozione approvata che costituisce il punto di partenza e la direzione per successive decisioni che continueranno ad avere protagonista il Senato Accademico nella sua autonomia e responsabilità. Daremo immediata operatività all’Osservatorio sulla Consapevolezza dei Rischi d’uso nelle Attività universitarie e insieme piena attuazione alla mozione”.
Molto preoccupante una simil posizione in una città come Torino che, da sempre, ospita una grande Comunità Ebraica, nel pieno centro dell’urbe, vicino alla Stazione Ferroviaria Porta Nuova.
Discutibili anche le parole del Professor Stefano Geuna, precedente Rettore dell’UniTo, che ha asserito: “La mozione esaminata dalla Commissione straordinaria è il risultato di un lavoro rapido e rigoroso. Il voto, quasi all’unanimità, sancisce un momento alto di vita democratica dell’Ateneo: confronto aperto e decisioni trasparenti, assunte in tempi rapidi”.

L’ex Rettore Geuna, dovrebbe sapere che “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi”. Il fatto che egli parli di “decisioni assunte in tempi rapidi” rende noto a tutti che si è lavorato male, in fretta, in modo ideologico.
Molti studenti dell’UniTo, che hanno visto la gestione dell’Ateneo torinese da parte del Rettore Geuna, sono piuttosto soddisfatti che sia terminata la sua stagione dirigenziale.
Il problema, però, è che – almeno a giudicare dal primo intervento istituzionale – il Rettore Cristina Prandi è persin più schierato politicamente rispetto al suo predecessore.
Stefano Geuna, prima di passare le chiavi al suo successore, ha chiosato: “In queste ore conclusive del mio mandato ho lavorato fino all’ultimo, per mettere gli organi nelle condizioni di pronunciarsi su un tema così rilevante”.
L’Università degli Studi di Torino dovrebbe essere un luogo di cultura, formazione, informazione, approfondimento, ricerca, sviluppo, cooperazione, ma, soprattutto, un posto dove tutti gli studenti si possono sentire liberi di manifestare la loro fede religiosa, politica, sociale.
Con il Rettore Cristina Prandi si preannuncerà molto difficile quest’ultima parte del precedente enunciato in quando il neo custode della tradizione dell’UniTo ha affermato: “Penso a borse di studio e mobilità solidale per studentesse e studenti palestinesi, progetti di ricerca condivisa per la ricostruzione culturale e sociale, reti internazionali di università impegnate nella difesa dei diritti fondamentali e nel sostegno imprescindibile alla realizzazione di corridoi umanitari”.
Dunque uno studente – o un docente (e qualcuno lo conosciamo personalmente) – che la pensa come il legittimo Stato di Israele deve trangugiare un parteggiamento ingiustificabile verso il territorio palestinese, covo di terroristi islamici e di una popolazione antisemita?
Le Università italiane, dal 1968 in poi, sono diventate delle palestre per soggetti di Sinistra che, anziché studiare, si allenano nell’organizzare occupazioni, proteste, scioperi, mobilitazioni, ecc…
Se queste sono le condizioni nelle quali uno studente si deve trovare … ben vengano le Università Telematiche dove certe cose non si vedono e non si devono digerire.

Caro Elia, hai detto più che bene! Se ricordi anch’io nei giorni scorsi riflettevo sul fatto che le scuole superiori e soprattutto le università sono luoghi che anziché offrire spazi di confronto onesto PACIFICO e democratico a TUTTE le idee, si schiera sfacciatamente da una sola parte, infischiandosi che ci siano nelle aule studenti di idee diverse; e chi è diverso si deve aspettare un clima discriminatorio e punitivo. Non è così che si deve gestire la scuola!! L’università è una scuola, non una sede di partito! Non è Askatasuna, ma è molto simile! Infatti tutte le manifestazioni partono dalla scuola! E non mi si dica che è perché là si sviluppano studi e dibattiti onesti e rigorosi che cercano la verità e la pace giusta. Vediamo bene come sono ridotte le città dopo le manifestazioni!! Se ne escono studenti scalmanati, violenti, capaci di tutto, cari colleghi insegnanti, non siamo più a scuola, ma al Leoncavallo, o al sindacato di sinistra o alla sede del partito che rosica perché non sta al governo e vuole far saltare tutto in aria!!! Che democrazia è questa? Cosa è diventata l’Italia?
Margherita, è davvero apprezzabile il modo in cui ti schieri e prendi posizione su questioni della massima importanza. Avercene italiani come come invece che una massa di automi senza idee ed ideali.