A Cuneo l’equipaggio di terra ha marciato verso Piazza Galimberti. 5.000 unità a sostegno delle idee pro-Pal.
Il giornalista Matteo Borgetto de “La Stampa” poche ore fa ha scritto un articolo dal titolo “Una città colorata di bandiere e messaggi di pace: in cinquemila al corteo di Cuneo per Flotilla e ‘Palestina libera’”. L’articolo è corredato da pregevoli scatti fotografici di Francesco Doglio e Danilo Ninotto.
Bisogna partire dicendo che ognuno la pensa come meglio crede. Va sottolineato come alla manifestazione erano presenti migliaia di studenti, più della metà dei presenti.
Focalizzandosi sugli studenti è doveroso sottolineare come molti di loro vengono nel Capoluogo della Granda, per frequentare gli ottimi Istituti di Istruzione Superiore ivi presenti.
I comuni direttamente confinanti con Cuneo sono: Beinette (3.432 residenti), Borgo San Dalmazzo (12.427 residenti), Boves (9.802 residenti), Busca (10.132 residenti), Caraglio (6.818 residenti), Castelletto Stura (1.369 residenti), Centallo (6.917 residenti), Cervasca (5.084 residenti), Morozzo (2.044 residenti), Peveragno (5.584 residenti), Tarantasca (2.102 residenti), e Vignolo (2.577 residenti).
Se sommiamo i residenti di Cuneo (56.124) con quelli dei citati comuni – la cui popolazione residente è stata tratta dal sito “comuni-italiani.it” – siamo a parlare di 124.412 residenti.
Cosa è 5.000 a confronto con 124.000?
5.000 su 124.412 è irrilevante, impercettibile, non pervenuto. Si tratta di una infinitesima parte che legittimamente ha manifestato la sua posizione ma che non identifica assolutamente la maggioranza dei cittadini di Cuneo e della sua cintura geografica.
Quella che si sta esprimendo è senz’altro una posizione contro corrente, inaccettabile per quanti erano nel corteo, politicamente scorretta per un Parlamento che aveva suoi membri sulle barchette della “Global Sumud Flotilla”, ma le leggi dei numeri non lasciano adito ad interpretazioni sommarie o parziali.
E’ discutibile – e tanto – leggere che “Cuneo sa da che parte stare” quando c’erano 5.000 manifestanti su una popolazione calcolata al ribasso (mancano infatti Dronero, Roccavione, Costigliole Saluzzo, Margarita, Pianfei, …).
Bene anche che migliaia di residenti (almeno 119.412 residenti) abbiamo ritenuto di dover andare a lavorare, a scuola, all’università, legittimamente, non dando peso ed importanza a quanto accade nella Striscia di Gaza.
In fondo chi non manifesta per Gaza fa semplicemente quello che quanti erano al corteo non hanno fatto per la strage dimenticata dei Cristiani in Nigeria.
Apprendiamo da uno dei nostri lettori che “il massacro avvenuto a metà giugno 2025 nello stato di Benue, in Nigeria centrale, è una tragedia tra le più spaventose che questa terra africana abbia conosciuto negli ultimi anni”.
A dirlo non sono pericolose associazioni sovversive o partiti politici dell’estrema destra. Ad affrontare la questione è Beatrice Nicolini che, per i Centri di Ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, scrive: “Più di duecento persone, uomini, donne, bambini, intere famiglie cristiane che avevano già perso tutto a causa dei continui conflitti e sfollamenti, sono state massacrate con una violenza cieca e sistemica nel villaggio di Yelwata, nella contea di Guma”.
Come mai per questa mattanza di esseri umani non abbiamo visto montare una tendopoli in Piazza Europa da parte degli eroi di “Potere al Popolo”, “Rifondazione Comunista”, Sindacato USB, “Cuneo per i Beni Comuni” e sinistra varia?
Evidentemente alla sinistra consunta della Granda non interessa che “le case sono state incendiate con dentro le famiglie, i corpi sono stati ritrovati bruciati fino a renderli irriconoscibili. Bambini piccoli, donne anziane, uomini disarmati: nessuno è stato risparmiato. Il villaggio di Yelwata ospitava da mesi centinaia di sfollati interni, quasi tutti cristiani, scappati da precedenti violenze”.
A leggere queste considerazioni si accappona la pelle. Ci si chiede come si può essere tanto miopi dinanzi all’odio che regna nel mondo e che colpisce, perlopiù, la popolazione cristiana. Anche perché i poveri assassinati “credevano di aver trovato un rifugio, una tregua. Invece sono stati colti nel sonno da una ferocia che ricorda quella dei pogrom, delle pulizie etniche che la comunità internazionale non ha mai voluto riconoscere”.
Ai sapienti luminari della Sinistra che parlano di “genocidio”, senza conoscerne il significato etimologico, va ricordato che “questo non è un fatto isolato. È parte di una strategia più ampia, sistematica, che negli ultimi dieci anni ha visto la progressiva eliminazione di comunità cristiane rurali nel “Middle Belt” della Nigeria. I campi vengono distrutti, i luoghi di culto bruciati, le famiglie sterminate. Lo stato nigeriano non sembra reagire. Le forze di sicurezza arrivano sempre dopo”.
Come mai i sinistri nostrani non si indignano per quanto accade in Nigeria? Come mai i Cristiani perseguitati nel mondo non fanno notizia e non indignano la classe politica e dirigente italiana?
Probabilmente la risposta sta nel fatto che a perpetrare questi osceni massacri non sono persone di Religione Ebraica. Eh già, sarà fuori dal coro dirlo ma sono tanti – sempre di più – a pensare che dietro ai movimenti pro-Pal e l’appoggio incondizionato ai palestinesi vi sia in realtà un mai sopito pensiero antisemita.
Si sta con i territori palestinesi non perché è in atto un massacro ma perché a compierlo è Benjamin Netanyahu, a capo dello Stato di Israele, culla dell’Ebraismo.
E’ spaventoso, davvero terrificante, veder marciare lo striscione con su scritto: “Dal fiume al mare Palestina libera”. Questo enunciato presuppone l’eliminazione dello Stato di Israele e la conseguente diaspora del Popolo Ebraico dalla terra nella quale legittimamente vive.
Se questi sono i postulati delle iniziative della “Global Sumud Flotilla” e dei pro-Pal non c’è da stupirsi se 119.412 residenti di Cuneo e dintorni hanno deciso di non prender parte al corteo. Cuneo è una città che ha sempre lavorato per la pace, la tolleranza, la condivisione e la fraternità tra i popoli.
Che sull’asse centrale dell’Altipiano marci una sparuta minoranza, peraltro minoritaria, a fianco di chi vorrebbe la diaspora del Popolo Ebraico fa davvero riflettere. Come fa riflettere il fatto che sul balcone del Palazzo Municipale di Via Roma vi sia il vessillo del territorio palestinese, ove l’Organizzazione Terroristica “Hamas” sta perpetrando – e non da ieri – cose indicibili.
Il bello della democrazia è che ciascuno, secondo l’articolo 21 della Costituzione, può esprimere liberamente il suo pensiero.
Questo anche quando il pensiero espresso incita a cacciare un Popolo dalla sua terra e permette a chi manifesta di aggredire le Forze dell’Ordine, come è accaduto a Bologna, Torino, e Milano, … guarda caso tutte città i cui sindaci sono di Sinistra.
