Imponente servizio di sicurezza con oltre mille agenti schierati
Oggi Torino è praticamente nelle mani dei rivoltosi di Askatasuma. La mobilitazione dei componenti del centro sociale liberato dopo trent’anni, dall’intervento delle Forze dell’Ordine, con il sindaco Lo Russo che l’aveva incluso tra i “Beni Comuni”, era stata annunciata al momento del sequestro. Sono così stati chiamati a raccolta i centri sociali e i movimenti di riferimento, in Italia e in Europa ad occupare Torino e per chiudere la nostra città in un cerchio di protesta con la prospettiva dei tragici scenari già visti nel recente passato.
Oltre al comunicato diffuso dagli organizzatori, si mescolano situazioni che nulla hanno a che fare con Torino. Dai Ppropal alla difesa di Maduro al sostegno del dittatore spietato dell’Iran. In poche parole, una prova di forza nei confronti del presente del consiglio Giorgia Meloni.
A poche ore dall’avvio, come si presenta la situazione?
Sono stati annunciati tre cortei che, dal primo pomeriggio invaderanno la città e partiranno rispettivamente da Porta nuova, Porta Susa e dalla sede delle facoltà Umanistiche di via Sant’Ottavio, già occupata dai giorni scorsi, contro il parere dell’autorità accademica. Si parla di 10 -20000 adepti provenienti da tutta Europa che saranno allogliati nella sede universitaria occupata. Il risultato della mediazione messa in opera dalla Questura per ridurre l’impatto sul cento storico di Torino non è così certo.
Saranno almeno mille agenti ad essere impiegati per contenere e gestire l’ordine pubblico durante la manifestazione nazionale di oggi, sabato 31 gennaio, contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, avvenuto il 18 dicembre. Il concentramento dei tre spezzoni si sposta da piazza Castello in piazza Vittorio Veneto.
Finora è arrivata l’adesione di almeno 200 sigle, tra altri centri sociali, collettivi, partiti e sindacati, da tutta Italia. Il dispositivo di sicurezza sarà imponente, anche perché sarà necessario evitare che i manifestanti si avvicinino a obiettivi sensibili e al centro città. Il percorso annunciato dagli attivisti del centro sociale prevede che il corteo raggiunga il quartiere Vanchiglia e percorra corso Regina Margherita, passando dal civico 47 che per quasi trent’anni ha ospitato il centro sociale. Difficilmente però questo sarà permesso dalle forze dell’ordine e questo potrebbe far crescere le tensioni ed essere occasione di scontro.
Le prime stime delle forze dell’ordine ipotizzano che in piazza possano ritrovarsi tra le 10 e le 20mila persone, in arrivo da tutta Italia. I primi a raggiungere Torino stanno utilizzando gli spazi della sede universitaria di Palazzo Nuovo, occupato da mercoledì sera, come base logistica. Palazzo Civico ha già bloccato l’accesso ai parcheggi pubblici del centro citta nel pomeriggio, sospesa la circolazione dei mezzi pubblici, con spostamenti di itinerario, decisi all’ultimo momento
Organizzazioni e cittadini invocano l’intervento dell’esercito per bloccare ogni passo a chi usa la forza per mettere a ferro e fuoco la città e calpestare la libertà dei suoi abitanti.
Dal cominciato dei manifestanti, si tratta di una manifestazione che parlerà quindi di una vertenza cittadina, ma anche del futuro degli spazi sociali nelle città italiane. Non a caso l’appello parla di una piazza che supera i confini locali: «Il 31 gennaio non è un problema di ordine pubblico, è l’opposizione sociale che rompe gli argini e si prende lo spazio che le spetta. Ed è per questo che la piazza parlerà non solo a Torino, ma a tutto il Paese.»
Tra le tante sigle che sono state incluse nell’elenco c’è anche “Radici del sindacato alternativa in Cgil“, una corrente dell’organizzazione guidata da Maurizio Landini che si è formata nel 2022. Rappresenta una minoranza all’interno della Cgil, ha una sua gerarchia, dei portavoce e una rete di delegati presenti nelle fabbriche e negli uffici di tutta Italia. È la parte più a sinistra della Cgil, che si rifà esplicitamente ai valori storici della sinistra di classe, interpretando il sindacato non solo come un ente che firma contratti, ma come un soggetto politico che deve trasformare la società
Non sarà certamente l’unico sindacato presente, perché aderiscono anche le solite sigle ben note, ma inaspettatamente, ma forse nemmeno troppo, in corteo ci sarà anche Sea-Watch. L’Ong tedesca che si occupa di recuperare i migranti nel Mediterraneo ha confermato la propria partecipazione e questo solleva interrogativi e dubbi su quale sia lo scopo di questa organizzazione non governativa, che da tempo, fin da quando aveva alla guida di un suo peschereccio Carola Rackete, si è apertamente schierata contro i governi italiani.
Tra i partecipanti c’è anche una sezione dell’Anpi, quella di Torino Bianca Guidetti Serra-Giovanni Pesce, ma ci sono anche i Docenti per Gaza. Ma l’elenco è molto lungo tra centri sociali, collettivi e gruppi antagonisti il rischio è che questa ampia concentrazione causi ben più di qualche problema alla città.
I rivoltisi spalleggiati dalla sinistra Parlamentare hanno rifiutato di fornire ogni indicazione e sono pronti a bloccare Torino, con le modalità già note. I cittadini torinesi e gli esercenti saranno limitati nell’esercizio della loro libertà, a causa di costoro che si pongono contro la legge, per cui tenendo un comportano illegale passibile di denuncia.
Sorge la domanda, purtroppo sempre ignorata, su quale diritto si avvalgono questi manifestanti illegali per bloccare le attività economiche e sequestrare i cittadini. Si dice che possa sorgere un movimento a sostegno della libertà di circolazione per le vie della città, con conseguente denuncia nei confronti dei rivoltosi per sequestro di persona. Rimaniamo in attesa.
La segreteria di Forza Italia in una nota articolata prende posizione sull’intera questione e ha lanciato un appello sottoscritto dal il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana, segretari provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino. “Occupare l’Università non è disobbedienza civile, non è pressione collettiva: è un atto di prepotenza di una minoranza che viola sistematicamente la proprietà pubblica e privata, il diritto allo studio degli altri e il diritto all’incolumità pubblica (ieri è stato portato all’interno un bombolone del gas senza rispettare le norme di sicurezza)”
Per quando riguardo l’occupazione della sede universitaria, così prosegue:.
“Quanto si sta vivendo a Palazzo Nuovo è vergognoso e sarebbe ora di attivare quelle norme che fermino la dittatura dei pochi. L’occupazione in corso a Palazzo Nuovo è illegittima perché non nasce su temi di protesta o di “sciopero” legati ai servizi resi dall’Università, ma per solidarizzare con gli ambienti dei centri sociali, dell’eversione e di Ask Torino.
Per questo ribadiamo che Palazzo Nuovo va sgomberato.
Il no a modificare il corteo, espresso questa mattina da Askatasuna, dovrebbe convincerci definitivamente che non esiste dialogo con chi non ne conosce nemmeno il significato. Confidiamo che esponenti della Giunta comunale o regionale, o ancor peggio assessori, dopo questa scelta di chiusura da parte degli antagonisti non scendano in piazza con loro: diversamente chiederemo le loro dimissioni nelle sedi opportune”.
Sorge poi la questione non di poco conto, degli inevitabili danni volutamente arrecati alla città. Chi pagherà? Il solito comprensivo e remissivo sindaco Lo Russo e i suoi smandrappati assessori?
Così ancora una volta i torinesi subiranno danni e beffe.

Articolo eccellente ed ineccepibile.
Torino, in mano a Lo Russo ed al PD, sta diventando una cloaca fatta di sciamannati, comunistelli, anarchici… Dov’è la politica?
La politica, caro Elia, l’abbimo vista oggi, con l’onGrimaldi regista della rivolta e Chiara Appendino che starpazza la Destra. Oggi hanno osato troppo.Il Centro destra sta facenco quadrato già da domani.