Travalica l’oceano l’inchiesta riguardante i beneficiati dal discusso finanziere Jeffrey Epstein
La recente tranche di documenti giudiziari su Epstein, pubblicati dal Congresso e dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, frutto di una spinta alla trasparenza da parte di Capitol Hill, ha scosso le reputazioni su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Tra le rivelazioni più eclatanti ci sono le presunte relazioni extraconiugali del fondatore di Microsoft Bill Gates e le e-mail in cui l’ex segretario generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland parla di “ragazze straordinarie” a lui presentate
Particolarmente delicati per osservatori politici ed economici sono gli scambi tra Epstein e Peter Mandelson, ex figura di rilievo del Partito laburista britannico, che ha ricoperto cariche come Segretario di Stato per il Commercio e l’Industria nel 1998, Segretario di Stato per il Business e l’Innovazione, e Commissario europeo per il commercio a Bruxelles nel 2004, quando il Regno Unito era ancora nell’Ue.
Martedì, lo speaker della Camera alta del Parlamento ha confermato che Mandelson si è dimesso dalla sua posizione nella Camera dei Lord. In precedenza, il governo britannico aveva dichiarato di aver inviato alla polizia un fascicolo di materiale relativo alle accuse di aver passato informazioni sensibili del governo al finanziere condannato per reati sessuali Jeffrey Epstein.
Il primo ministro Keir Starmer ha definito “sconvolgenti” le rivelazioni contenute nei file e ha espresso preoccupazione per i dettagli che devono ancora emergere.
Non è chiaro se il materiale contenga prove di responsabilità penale per Mandelson o solo tracce di vicinanza personale. Le e-mail mostrano un rapporto stretto tra i due, con messaggi affettuosi come “Ovunque sia nel mondo, rimane il mio migliore amico… Jeffrey, ti vogliamo bene”. I documenti descrivono una relazione duratura in cui Epstein non era solo conoscenza sociale, ma anche interlocutore su questioni finanziarie e politiche.
I registri bancari allegati mostrano tre pagamenti separati per un totale di 75.000 dollari (63.575 euro) trasferiti a conti collegati a Mandelson tra il 2003 e il 2004. Tra il 2009 e il 2010, Epstein avrebbe inviato anche fondi – tra cui 10.000 sterline (circa 12.000 euro) per un corso di osteopatia per il marito di Mandelson – dopo il rilascio dalla prigione.
Mandelson ha dichiarato di non ricordare tali trasferimenti e di voler verificare l’autenticità dei documenti, dimettendosi nel frattempo dal partito laburista per non arrecare ulteriore imbarazzo.
Queste transazioni complicano la narrazione di una relazione puramente sociale, poiché sono avvenute mentre Mandelson ricopriva incarichi pubblici di alto livello, spesso in momenti di intenso dibattito su mercato e regolamentazioni.
Epstein era già stato incriminato nel 2006 e si era dichiarato colpevole nel 2008; molti dei suoi amici e collaboratori più stretti erano probabilmente a conoscenza delle sue attività ben prima delle accuse formali.
Dal punto di vista della politica economica, i file sollevano dubbi sulla permeabilità dei processi decisionali alle pressioni private. Un promemoria interno sul fondo di salvataggio dell’Ue da 500 miliardi di euro, inoltrato a Epstein nel maggio 2010, mostra che Mandelson suggeriva tempistiche precise per gli annunci ufficiali, evidenziando l’accesso anticipato del finanziere a informazioni strategiche fondamentali.
Al culmine della spinta normativa post-crisi, Mandelson discuteva direttamente con Epstein anche la progettazione della tassa sui bonus dei banchieri nel Regno Unito, una misura chiave per moderare le ricompense ai dirigenti dopo i salvataggi bancari del 2008-2009.
Le email mostrano che Mandelson informava Epstein sui progressi e gli ostacoli interni al Tesoro, con istruzioni puntuali e suggerimenti su come affrontare la situazione, fino a indicare azioni come “minacciare leggermente” il cancelliere Alistair Darling tramite l’AD di JPMorgan.
I file evidenziano anche il coinvolgimento di Epstein nelle discussioni sul quantitative easing e sulle vendite di asset statali, mostrando che un privato aveva accesso a riflessioni e informazioni sensibili della Banca d’Inghilterra in un periodo cruciale per i mercati.
Sebbene le email non equivalgano a istruzioni di trading, dimostrano una partecipazione insolita e delicata di Epstein a questioni strategiche della politica monetaria.
A Westminster, l’attenzione politica si concentra ora sulle responsabilità di Mandelson e sulle vulnerabilità istituzionali che permettono a soggetti esterni di influenzare processi decisionali fondamentali. Lo scandalo non riguarda solo la sfera privata, ma mette in luce le fragilità del governo britannico e i rischi di accesso improprio a informazioni sensibili in ambito economico e politico.
Nei nuovi file desecretati la settimana scorsa dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, l’oggi Andrew Mountbatten Windsor è ritratto in foto compromettenti nei festini organizzati dall’ex finanziere poi morto suicida in carcere. In una immagine appare inginocchiato su una donna, mentre in un altro messaggio invitava Epstein a Buckingham Palace, assicurando “molta privacy”.
Ma gli ultimi documenti rivelano anche che Fergie si riferiva a Epstein come al “fratello” che avrebbe sempre desiderato.
L’ex duchessa di York definiva Epstein “leggenda” in una email e gli prometteva affetto e lealtà per sempre. Dai file emerge come il rapporto tra i due fosse caratterizzato da confidenze intime e richieste di denaro da parte di Ferguson, alle prese con problemi finanziari.
Tra le email spuntano persino riferimenti a un “figlio segreto” di Epstein e un linguaggio inappropriato dell’ex reale riguardo a sua figlia Eugenie.
L’amicizia tra Fergie e Epstein sembra essere proseguita anche dopo l’arresto di quest’ultimo e includeva incontri con Beatrice ed Eugenie, le figlie di Sarah e Andrea.
Lunedì il fratello minore di Re Carlo III è stato fotografato a cavallo nel parco di Windsor, vicino alla Royal Lodge, la residenza che occupa ancora nonostante il monarca abbia deciso il suo sfratto a causa del coinvolgimento nello scandalo.
Lo scandalo tocca anche la principessa di Norvegia
Ci sono altri nomi eccellenti emersi in questa inchiesta, già emersi in passato inclusi quelli dei presidenti Usa Clinton e Trump, ma anche dalla nuova mole di documenti.
L’ex ambasciatore del Regno Unito a Washington, Peter Mandelson, si è dimesso nelle scorse ore dal partito laburista dopo le rivelazioni sulla sua amicizia con Epstein pur parlando di accuse false, ha riportato il Guardian.
Lunedì si è scusata anche la principessa ereditaria norvegese Mette-Marit Tjessem Høiby, moglie dal 2001 dell’erede al trono Haakon, il cui nome compare spesso negli “Epstein file”.
In una dichiarazione rilasciata all’emittente pubblica norvegese Nrk, la principessa ha dichiarato di essersi pentita di avere avuto contatti con Jeffrey Epstein e che avrebbe dovuto verificare meglio i precedenti del finanziere.
La principessa è già al centro di uno scandalo per i guai giudiziari del figlio, avuto prima del matrimonio reale, che martedì andrà in giudizio per decine di reati, tra cui stupro e violenza sessuale.
In Francia pare anche coinvolto un ex ministro di Mitterand. Si parla anche, ma la notizia non è stata confermata, di un ex premier italiano vicino alla sinistra e di un rampollo di un clan industriale, un tempo potente.

“In Francia pare anche coinvolto un ex ministro di Mitterand. Si parla anche, ma la notizia non è stata confermata, di un ex premier italiano vicino alla sinistra e di un rampollo di un clan industriale, un tempo potente”.
Guarda caso la Sinistra è sempre la moralizzatrice che però poi si rivela immorale.
La trave nell’occhio…