Dati, analisi, previsioni e un’occhiata su questo gennaio 2026
Se il pianeta Terra dovesse scrivere un rapporto “all’amministratore del sistema solare e oltre” sarebbe un fascicolo sbigottito dai tanti paradossi della razza umana. Infatti, giustamente, il nostro Astro accogliente e generoso, da un paio di secoli si sente trascurato, saccheggiato e vilipeso. È molto arrabbiato.
Da quando l’umanità si è resa conto di essere responsabile in buona parte di quel riscaldamento globale dovuto all’effetto serra, si è prodigata in direzioni uguali e contrarie con alterne fortune. Infatti, molto se ne parla, mentre il caldo avanza.
Difatti, nonostante le buone intenzioni, il trend in ascesa è confermato. Negli ultimi 10 anni, il consumo di fonti energetiche non rinnovabili è aumentato a causa della crescente domanda globale di energia, mentre, sebbene la quota delle fonti rinnovabili sia cresciuta in modo significativo (la percentuale è passata dal 19 al 30% nell’ultimo decennio), l’importanza dei combustibili fossili non accenna a diminuire.
I paesi emergenti non rinunciano al gas e all’oro nero, e non solo loro
Il 2025 si colloca come un anno estremamente significativo nel trend in atto del riscaldamento globale, confermando e rafforzando molte tendenze osservate negli ultimi decenni. Secondo il “Global Climate Highlights 2025” del Copernicus Climate Change Service, il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato a livello globale, con una temperatura media superficiale della Terra di circa +1,47 °C rispetto al periodo preindustriale (1850-1900), appena 0,13 °C più fredda rispetto al 2024, che resta l’anno più caldo di sempre.
I dati provenienti da più agenzie scientifiche internazionali, tra cui ECMWF, NASA, NOAA, UK Met Office, Berkeley Earth e la World Meteorological Organization, mostrano che gli ultimi 11 anni sono stati i più caldi nella storia delle osservazioni strumentali, con una tendenza chiara e continua all’aumento delle temperature globali.
Perché il 2025 è importante
Il 2025 conferma un punto cruciale: il riscaldamento globale non è un fenomeno episodico o ciclico, ma una tendenza di lungo periodo causata innanzitutto dalle emissioni antropiche di gas serra, soprattutto CO₂ derivante dai combustibili fossili e dalla deforestazione. Questo riscaldamento è stato così persistente che la media delle temperature globali per il triennio 2023-2025 ha superato per la prima volta la soglia di +1,5 °C rispetto al periodo preindustriale, un limite critico definito dall’Accordo di Parigi del 2015. (ECMWF)
Anche se singoli anni possono variare di qualche decimo di grado — influenzati da fenomeni naturali come El Niño o La Niña — il quadro di lungo periodo resta inequivocabile: la Terra si sta riscaldando a un ritmo senza precedenti nella storia moderna. (World Meteorological Organization)
Oceani, incendi e impatti climatici
Gran parte del calore in eccesso generato dal riscaldamento globale non resta nell’atmosfera, ma viene assorbito dagli oceani, che assorbono oltre il 90 % dell’energia termica in eccesso derivante dai gas serra. Questo porta a temperature oceaniche record, con conseguenze gravi: l’innalzamento del livello del mare dovuto all’espansione termica e alla fusione dei ghiacci, l’aumento dell’intensità degli uragani e lo stress termico a carico degli ecosistemi marini, come le barriere coralline.
La maggiore disponibilità di calore e l’aumento delle condizioni di siccità e vento favoriscono anche incendi boschivi più grandi e frequenti. Nel 2025, queste dinamiche hanno contribuito a danni ingenti, con perdite assicurate globali stimate in circa 108 miliardi di dollari a causa principalmente di incendi e tempeste, secondo la compagnia di riassicurazioni Munich Re. (Reuters)
Proiezioni future e costi economici
Le previsioni a medio termine dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale indicano che tra il 2025 e il 2029 c’è un’alta probabilità (70-80 %) che almeno uno di quegli anni superi la soglia dei +1,5 °C, con temperature medie globali medie comprese tra 1,2 °C e 1,9 °C sopra i livelli preindustriali.
Oltre agli impatti climatici che interagiscono con la natura dei luoghi e i cicli delle stagioni, ne derivano costi economici crescenti legati alla gestione delle emergenze e alla ricostruzione dopo eventi estremi sempre più frequenti, e nell’ultimo decennio, anche in aree continentali del mondo finora risparmiate da tifoni e uragani di origine oceanica.
Infatti, disastri epocali, quali: frane, smottamenti, incendi, inondazioni e tempeste, sono diventati obiettivo anche di bacini minori, quali quelli recentemente registrati nel Mar Mediterraneo che in qualità di “mare ristretto” e senza rapido ricambio delle acque, sta interagendo con il clima circostante tramite fenomeni “insoliti” sempre più violenti e frequenti, causa di lutti e costi indiretti legati a salute, riduzione di produttività agricola, e danni alle infrastrutture.
Conclusioni, nuove proiezioni, eventi solari e riflessioni del pianeta al di là dei dati.
In conclusione, la Terra ribadisce che il 2025 non è solo risultato un altro anno caldo, ma è una conferma della tendenza verso un clima globale in rapido riscaldamento, evidenziando come gli effetti del mutamento climatico siano sempre più diffusi su scala globale e non eventi saltuari.
La fine del 2025 e soprattutto l’inizio del 2026 però, hanno evidenziato una inversione di tendenza nell’emisfero settentrionale, soprattutto in Nord America. Termica non confermata nell’emisfero sud, interessato da caldo e siccità, cause degli incendi che hanno devastato l’Australia. Si tratta di un fenomeno in fase di valutazione, sul quale soltanto il Sole conosce la verità.
Difatti, l’attività solare monitorata dalla NASA, è stata interessata da picchi estremi nel gennaio 2026, con tempeste solari, attività elettromagnetica & influenza sul clima a breve termine. Attività da valutare con “l’andar del tempo”, soprattutto con le previsioni di un 2026, anno in cui il Sole produrrà più macchie solari ed espulsioni di massa coronale, rispetto ai decenni precedenti.
Ultimamente invece, i progetti della geopolitica Trumpiana, e non solo, hanno rimesso al centro dell’avidità umana il petrolio e le fonti energetiche fossili. Un ritorno al passato che non modifica le proiezioni dell’attività antropica e della scelta energetica nel prossimo futuro. La Terra lo sa e ne ha abbastanza
Quindi, a parte il prossimo “brillantare” del Sole, stando ai dati del 2025 le agenzie scientifiche hanno ribadito la impellente consapevolezza di dover invertire la tendenza e salvaguardare il pianeta vivente dalla continua ingerenza a base di CO2 & altri gas serra. Serve complicità umana per un riassetto “normale”, come previsto dalle meccaniche celesti del nostro Sistema Solare. I progetti divini non sono più all’altezza delle novità e delle evoluzioni dell’umanità.
Gennaio 2026 e previsioni a medio termine
Per quanto riguarda le ondate di gelo che hanno interessato l’emisfero nord all’inizio del 2026, non si tratta di un’inversione, ma un rallentamento temporaneo. Gennaio 2026 ha allungato la fase di raffreddamento iniziata a dicembre 2025, ma è ancora il quinto gennaio più caldo mai registrato.
Le temperature globali infatti, analizzando il pianeta in entrambi gli emisferi, sono rimaste estremamente elevate, con un’anomalia di circa 1,47°C sopra i livelli preindustriali, secondo i dati del ERA5, acronimo della 5ª generazione di analisi atmosferica globale prodotta dal Centro Europeo per le previsioni meteorologiche a Medio Termine.

Aspettiamo con ansia lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia per l’estrazione dei minerali rari….. tanto per allora saremo rimasti in 5 su Marte .
Ahinoi, tutto vero .
Il dramma è che i cosiddetti signori della terra ( in realtà fautori della guerra) sono i primi a maltrattarla, violentarla, sfruttarla per meri scopi economici.
Grazie Carlo per queste preziose pillole di verità e saggezza.