La Polizia Penitenziaria opera in condizioni deplorevoli. “Radicali Italiani”, “Alleanza Verdi e Sinistra”, “Possibile”, si schierano dalla parte dei detenuti.

Il 29 dicembre scorso una delegazione di “Radicali Italiani”, “Alleanza Verdi Sinistra” e “Possibile” si è recata presso la Casa Circondariale di Cuneo, in frazione Cerialdo, al termine della quale ha asserito che al carcere di Cuneo sussiste una “situazione non dignitosa”.
Come al solito quella Sinistra politicamente irrilevante, che solidarizza con i detenuti, ha detto una serie inenarrabile di amenità per cercare di far passare i carnefici per vittime.
Bisogna partire da un punto fondamentale: se si rispettano le norme giuridiche non si finisce in una Casa Circondariale.
Se non si stupra, non si stalkerizza, non si borseggia, non si ruba, non si spaccia, non si uccide, non si minaccia, non si compiono crimini stradali, non si mettono in scena azioni di guerriglia urbana, in carcere non ci si finisce.
Nel sin troppo lungo comunicato stampa diramato dall’Ufficio Stampa di Radicali Italiani si legge: “Al carcere di Cuneo abbiamo percepito la sofferenza. La sopportano gli operatori e gli educatori, costretti a lavorare in una condizione cronica di carenza di personale”.
Gli educatori, nelle carceri, gravano sulle tasche dei pubblici contribuenti e sono tutto fuorché delle vittime.
Le vere vittime del sistema detentivo sono gli Agenti della Polizia Penitenziaria che sono senza difese, con pochissime tutele, in sottorganico, spesso vittime della violenza dei detenuti che – un giorno sì e l’altro pure – mettono in scena azioni aggressive nei confronti del personale della PolPen.
Non asserire questo significa stare dalla parte dei detenuti che, va detto, non sono vittime ma attori principali del clima di insicurezza che alberga in Italia.
Ovviamente – per i soggetti appassionati di politica che hanno fatto una visita alla Casa Circondariale di Cuneo – il problema sta nel fatto che “vi è un solo educatore ogni cento detenuti, a fronte della teorica funzione rieducativa della pena, e una totale assenza di mediatori culturali”.
Il mediatore culturale è quel soggetto – pressoché inutile, ed infatti sottoutilizzato – che dovrebbe fare da collegamento fra persone di culture diverse per spingere all’integrazione, all’accoglienza di quegli immigrati che – nostro malgrado – approdano nel nostro Paese.
A detta di Filippo Blengino, Bianca Piscolla, Giulia Marro, Francesca Druetti, negli occhi dei detenuti si vede “sofferenza” in quanto sarebbero “costretti a vivere in condizioni non degne di uno Stato che si definisce di diritto”.
Una costrizione scelta e desiderata perché per finire in Casa Circondariale bisogna aver compiuto dei reati, spesse volte ai danni di persone oneste e per bene, le vere vittime di uno Stato di diritto che non è in grado di utilizzare la coercizione per fermare manigoldi e soggetti che vivono di criminalità.
A detta dei visitatori estemporanei della Casa Circondariale di Cuneo, “la sezione di isolamento si trova nel piano interrato ed è in condizioni fatiscenti. Il carcere non è attualmente sovraffollato, ma i continui sfollamenti lo rendono di fatto saturo”.
Bisogna dire con chiarezza che il carcere deve essere vivibile ma non certo un hotel a 5 stelle lusso. Se la “sezione isolamento” si trova al piano interrato dello stabile, evidentemente, le norme giuridiche lo permettono.

Anche se la Sinistra impercettibile non condividerà l’asserzione, il Ministero di Grazia e Giustizia e il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria sanno espletare la loro funzione. Conoscono il sistema carcerario e sanno come devono tener reclusi i pregiudicati, garantendo sicurezza agli incensurati.
A seguito della visita carceraria di fine anno, occasione ghiotta per fare un po’ di “sana” retorica politica contro il Governo Meloni, emerge che sarebbe inaccettabile “che la destra continui a ignorare un dato evidente: non servono nuovi reati e più carcere non significa più sicurezza”.
Abbiamo atteso un paio di giorni prima di esprimere un pensiero perché – com’è nel nostro stile – ci siamo voluti confrontare con alcuni nostri lettori e con personale in forza nel Corpo della Polizia Penitenziaria.
I cittadini da noi sentiti esprimono grande riconoscenza al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e al Sottosegretario di Stato al Ministero della Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, entrambi di “Fratelli d’Italia”, per quanto stanno facendo per reprimere tanto i reati quanto i rei.
Alcuni uomini delle Forze dell’Ordine, in armi ed in congedo, ci hanno fatto sapere che vero è quando “Radicali Italiani” afferma che “l’Italia ha oggi uno dei tassi di recidiva più alti d’Europa, superiore al 70%”.
Evidentemente – se 7 detenuti su 10 dopo aver passato un periodo in carcere ci ritornano – in stato di detenzione non si sta poi tanto male.
Ovviamente dire queste cose risulta incredibile perché bisogna sempre stare nel “politicamente corretto” e si deve sempre stare dalla parte dei carnefici e mai da quella delle vittime.
Oggi è “scorretto” dire che il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria si deve occupare di “62mila detenuti, 15mila persone in più rispetto alla capienza regolamentare”.
Il Governo Meloni ha qualche responsabilità? Sicuramente sì.
Secondo molti cittadini – quelli che fanno parte dell’insieme delle persone oneste e per bene – le carceri sarebbero meno affollate e più confortevoli se si mandassero gli immigrati a scontare la giusta e corretta pena nel loro Paese di provenienza.
Con onestà intellettuale si deve dire che ci sono troppi stranieri nelle carceri e non è giusto che siano gli italiani a doverli mantenere.
Peccato, per quanti votano a Destra, che in Italia vi è un’Associazione Antigone, con sede a Roma, che chiede “alle organizzazioni di polizia di non assecondare politiche che trasformeranno il carcere in luoghi di battaglia rendendo durissima la vita agli agenti”.
Ad ognuno la formulazione di una propria, legittima, idea.
Al momento, comunque, o si sta con la Polizia Penitenziaria, o si sta con chi è recluso.
Il Governo Italiano, il Centrodestra, la Destra italiana, hanno scelto di stare con chi indossa una divisa. “Radicali Italiani”, “Alleanza Verdi e Sinistra”, “Possibile”, hanno espresso la loro posizione.
Alle prossime Elezioni Politiche gli italiani sceglieranno se rimanere sulla Destra della carreggiata o se, non sapendo cosa troveranno, svoltare a sinistra. Il tempo ci darà certe e inesorabili risposte.
Non resta che augurare un buon 2026 a quanti lavorano in carcere, in divisa, e garantiscono ordine, sicurezza e disciplina agli italiani onesti.

Quale utilità portano i Radicali al Cittadino e allo Stato? Nulla, anzi.Sono portatori della cultura della morte.Ogni provvvedimento che sono riusciti a intrudurre nella nostra legislazione, ha contributo a mutilare la libertà del cittadino. Sono contrari alal cultura della vita e al bene comune.Anche nel caso citato e documentato nell’articolo, in un momento di violenze imperanti che si riversano su coloro che, a vario titolo sono indifesi, i radicali con le loro richieste portano allo sconvolgimento dell’ordine sociale e all’annientamento dei valori positivi
Carissimo Francesco, l’attuale dirigenza di “Radicali Italiani” fa rimpiangere Marco Pannella che, nonostante avesse idee bislacche, era intelligente.