La Corte dei conti europea (ECA) ha espresso in data 7 settembre 2026 un giudizio molto critico: secondo gli auditor, l’obiettivo dell’UE di arrivare preparata alla difesa entro il 2030 resta tutt’altro che garantito, nonostante l’enorme aumento della spesa militare.
La cronologia, in breve
- 4 marzo 2025 → von der Leyen presenta ReArm Europe, poi denominato Readiness 2030, con l’obiettivo di mobilitare fino a circa 800 miliardi di euro di investimenti nella difesa.
- 29 maggio 2025 → entra in vigore il regolamento SAFE, uno degli strumenti finanziari principali del piano, con fino a 150 miliardi di euro di prestiti agli Stati per acquisti e investimenti comuni nel settore militare.
- 3 settembre 2026 → la Corte dei conti europea pubblica il nuovo rapporto sulla politica di difesa dell’UE e avverte che raggiungere la piena preparazione militare entro il 2030 resta problematico.
Cosa contesta realmente la Corte
In sostanza, la Corte dice:
- la spesa per la difesa degli Stati UE è aumentata di circa il 79% tra il 2020 e il 2025;
- tuttavia, gli Stati continuano a procedere in modo poco coordinato, con il rischio di duplicazioni, lacune nelle capacità e sprechi;
- l’industria europea della difesa presenta ancora colli di bottiglia produttivi;
- l’Europa continua a dipendere fortemente dagli Stati Uniti per sistemi e forniture militari;
- quindi, spendere molto di più non significa automaticamente raggiungere l’autonomia e la prontezza militare promesse per il 2030.
È quindi, va precisato, una bocciatura dell’efficacia e dell’attuazione, non una bocciatura giuridica del piano.
Questi strumenti non sono stati cancellati dalla Corte dei conti e SAFE è pienamente operativo: il regolamento è entrato in vigore nel maggio 2025.
Il punto politico interessante, però, è un altro: la Corte sta sostanzialmente dicendo “avete aumentato enormemente i soldi destinati alla difesa, ma non avete ancora dimostrato che questo denaro produrrà entro il 2030 le capacità militari che avete promesso”.
