Il ministro Carlo Nordio ha stabilito: si voterà in primavera. Precisazioni sul caso e sui valori della democrazia
Giovedì 30 ottobre 2025 il Senato ha approvato in via definitiva la riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati. Una riforma da tempo obiettivo di Forza Italia e che ha ulteriormente diviso il “parere” del governo e delle opposizioni. Ma non tutti i cittadini hanno chiara la visione di che cosa rappresenta la riforma appena approvata e già meta di referendum popolare.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha previsto che potrebbe tenersi tra marzo e aprile del 2026, e per il quale non è richiesto il quorum.
In breve, Cosa prevede la separazione delle carriere dei magistrati?
Due carriere distinte: dopo aver vinto il concorso, il magistrato dovrà scegliere di dedicarsi alla funzione giudicante (come giudice) o a quella requirente (come PM) e non potrà più passare dall’una all’altra. Attualmente, i magistrati possono passare da una funzione all’altra nel corso della loro carriera.
Due CSM separati: l’organo di autogoverno della magistratura, attualmente unico, verrebbe diviso in due entità separate: una per i magistrati giudicanti e una per i Pubblici ministeri.
Concorsi separati: l’accesso alle due magistrature avverrebbe tramite concorsi dedicati, e non più tramite un unico concorso.
Obiettivo dichiarato: rendere il giudice più “terzo” e indipendente, evitando influenze o contiguità con il potere dell’accusa, e quindi, aumentare l’imparzialità dei processi.
Motivazioni patiche del dissenso e preoccupazioni
Frammentazione: e voci contrarie temono che questa separazione possa frammentare la magistratura e ridurre il senso di appartenenza a un unico ordine giudiziario.
Autonomia del PM: una magistratura requirente troppo autonoma si teme possa essere soggetta a pressioni indebite da parte del potere politico o trovarsi in una posizione di debolezza rispetto ai giudici.
Burocrazia: esiste il rischio che due carriere e due CSM potrebbero aumentare i tempi della burocrazia.
Dunque, l’ultima parola è affidata al prossimo referendum popolare del 2026, che già oggi sta assumendo forti connotati di confronto politico.
Il referendum: massima espressione della “demos-kratos”
Al di là delle ideologie, in primis, l’etimologia della parola “democrazia”, deriva dal greco antico e significa: “potere del popolo”, ed è un privilegio raro.
Infatti, durante questi tempi in cui, nel mondo il potere è sempre più compresso in centralismi politici dove il dissenso popolare è represso o quantomeno limitato, è doveroso riflettere su quanto i valori democratici della Vecchia Europa, siano sempre più un bene prezioso di cui andare orgogliosi e da adoperare con cura.
Il referendum popolare ne è una rappresentanza unica o quasi in un mondo sempre più soggetto a imposizioni assolutiste.
Ma cos’è il referendum abrogativo (o confermativo?)
Il referendum abrogativo è uno strumento di democrazia diretta che permette ai cittadini di votare per abrogare (o confermare) una legge già approvata dal Parlamento, anche se entrambe le camere l’hanno votata. La Costituzione italiana prevede questa possibilità come un ulteriore livello di controllo popolare sulle decisioni legislative.
Una legge è soggetta a referendum abrogativo se la richiesta viene presentata da 500.000 elettori o da cinque Consigli regionali. Il referendum può avere per oggetto l’abrogazione totale o parziale di una legge o di un atto avente valore di legge. Tuttavia, non sono ammesse al referendum le leggi in materia tributaria, di bilancio, di amnistia e indulto, e quelle di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
I motivi di un diritto al referendum
Funzione di controllo. Riassumendo sul valore democratico: il referendum non annulla la funzione del Parlamento, ma offre ai cittadini la possibilità di intervenire per abrogare una legge ritenuta sbagliata o non più in linea con la volontà popolare, anche se votata dal Parlamento, oppure confermarla se il referendum risulterà confermativo. Importante è soffermarsi sul merito e non cadere nella tentazione di trasformarlo in una campagna di partito ed elettorale.
Strumento di democrazia diretta. Il referendum risulta un elemento fondamentale del sistema democratico italiano, che garantisce il diritto di iniziativa e di controllo dei cittadini sull’attività legislativa del Parlamento.
Quindi, in estrema riflessione:
usiamola bene e teniamoci stretta questa nostra cultura democratica troppe volte soggetta ad autocritica, più per faziosa tendenza che per reale convenienza delle sorti di un intero Paese, o un Vecchio Continente permissivo, in cui la democrazia nacque nell’antica Grecia, evolvendo nel Senato di epoca Romana e nel potere esercitato da magistrature temporanee e collegiali, giungendo fino a noi.
Fonti di verifica: AI Overview; Treccani; Wikipedia; Ministero della Giustizia.
