A Milano, Pioltello, 1.200 drivers hanno incrociato le braccia contro le politiche assurde imposte – e non retribuite – da “Esselunga”.
Torniamo a parlare, come sempre facciamo quando si tratta di lavoro e lavoratori, della tragica situazione che si sta trascinando tra i lavoratori della logistica e il colosso della grande distribuzione “Esselunga”.
I colleghi del “TGR Lombardia”, in un articolato servizio di Luigina Venturelli, fanno sapere che vi è stato un nuovo scossone fra le Associazioni Sindacali e il colosso “Esselunga”.
Oggi, a detta di “FILT Cgil”, “hanno incrociato le braccia circa 1.200 lavoratori che in tutta Italia si occupano di consegnare la spesa agli acquirenti della catena di supermercati. Un servizio dagli scaffali all’uscio di casa che, denunciano, non è previsto dal contratto, non è tutelato, e non è retribuito”.
Va detto con chiarezza che da un lato “Esselunga” sta venendo meno al contratto stipulato, chiedendo un servizio non normato, e dall’altro i consumatori hanno la responsabilità di chiedere al driver di portargli al quarto o quinto piano, magari senza ascensore, le casse dell’acqua, un cartone pieno di bottiglie di latte, la sabbia per la lettiera del gatto, o chissà che altro.
I lavoratori, di qualunque settore siano, vanno rispettati e trattati con dignità.
In questa torrida estate, in una Milano che è avvolta dall’afa e da temperature oltre i 40 gradi, come si può chiedere ad un essere umano – perché i drivers sono esseri umani con carne e sangue – di fare decine di piani di scale per portare cibarie e materiali pesanti ai piani alti dei condomini?
Chi fa informazione – ed ha un grandissimo privilegio – non può non porsi queste domande e non proporre al suo lettore una riflessione.
E’ vero che tanti datori di lavoro spremono i loro dipendenti come limoni. E’ altrettanto vero, però, che noi consumatori possiamo fare la differenza, boicottando chi vessa i lavoratori e, magari, unendoci ai lavoratori che manifestano.
La collega Venturelli ha ben spiegato che “i sindacati hanno proposto un’indennità giornaliera di 10 euro per questa funzione di facchinaggio, oltre a una migliore organizzazione del lavoro e a un premio di risultato fino a 1.500 euro: la controparte, ovvero le tre aziende in appalto che gestiscono le consegne per Esselunga, ha proposto 2 euro in servizi di welfare, nemmeno in busta paga”.
Con onestà intellettuale bisogna dire che i fondi “in welfare” sono una presa in giro, esattamente come una “presa per i fondelli” sono i buoni pasto. I soldi, per retribuire l’attività lavorativa correttamente prestata, vanno posti in busta paga come voce retributiva cosicché possa essere decurtata delle percentuali del cosiddetto “Contributo IVS – Invalidità, Vecchiaia e Superstiti”.
Il “Contributo IVS” serve a finanziare il sistema pensionistico ed altri benefici previdenziali; il lavoratore ne versa una quota per assicurarsi il diritto alla pensione quando sarà il momento della quiescenza, coprirsi il rischio di perdere la capacità lavorativa a causa di un infortunio o di malattia, e lasciare la cosiddetta “pensione di reversibilità”, qualora dovesse morire e lasciare una famiglia senza sostegno economico.
Le “furberie” con cui le parti datoriali erogano denaro sotto forma “di welfare” o “buoni pasto” vanno a danneggiare il lavoratore in tutte queste tutele e, un Paese civile quale l’Italia è, non lo può accettare.
Uno dei drivers “Esselunga”, intervistato, ha detto: “Molte persone stanno al quarto piano, senza ascensore, e noi, come muli, dobbiamo salire a portare la spesa: acqua da due litri, sabbia del gatto, robe pesantissime”.
In più bisogna dire che – siccome il servizio “allo zerbino” non è normato dal CCNL – se il driver cade dalle scale, viene morso da un cane su un pianerottolo, si sloga una caviglia, non ha diritto a chiedere l’infortunio INAIL perché non si è fatto male facendo una mansione prevista ma, come abbiamo detto, dell’altro.
Il tema è complesso e molto articolato.
Non si può esaurire in poche righe ma, era necessario affrontarlo perché chi lavora deve essere al centro dell’agenda del Paese e dell’attenzione degli italiani.
