Un sindaco esemplare a tutela del “Bene Comune”
Turbigo difende il patrimonio pubblico: la Costituzione non impone immobili gratuiti per i luoghi di culto, nessuna concessione permanente alla Moschea Essa e prima i servizi per la collettività. In un videomessaggio alla cittadinanza, il primo cittadino chiarisce i motivi del diniego all’Associazione Moschea Essa e sottolinea la necessità di destinare i beni comunali ai servizi per l’intera collettività.
La gestione degli immobili pubblici e il diritto alla libertà di culto sono al centro di un acceso dibattito a Turbigo, a seguito della richiesta avanzata dall’Associazione Musulmana Moschea Essa. L’associazione ha sollecitato il Comune affinché mettesse a disposizione, in modo permanente e gratuito, un immobile o un’area comunale da destinare a luogo di culto.
Il Sindaco ha spiegato che, dopo attente verifiche tecniche condotte dagli uffici competenti, l’amministrazione ha concluso che non vi sono immobili comunali idonei e disponibili per tale scopo. Secondo la linea espressa dal primo cittadino, il patrimonio dell’ente appartiene a tutti i residenti ed è stato costruito e mantenuto con le risorse della collettività per garantire servizi pubblici essenziali: scuole, cultura, sport, attività sociali e funzioni istituzionali.
L’amministrazione sostiene dunque che non rientri tra i compiti del Comune destinare definitivamente un bene pubblico alla sede di una specifica confessione religiosa, indipendentemente da quale essa sia.
Un punto cruciale del discorso riguarda l’interpretazione dei principi costituzionali. Il Sindaco ha contestato fermamente l’idea che il rifiuto di concedere un immobile pubblico equivalga a una violazione della libertà religiosa.
“Garantire la libertà religiosa significa impedire che qualcuno venga discriminato o ostacolato nel professare la propria fede,” ha affermato, distinguendo nettamente questo diritto dalla pretesa di ottenere gratuitamente beni appartenenti alla comunità, confondere il diritto di culto con l’assegnazione di un immobile comunale rappresenterebbe un’interpretazione impropria della Costituzione, ha concluso il Sindaco di Turbigo.
Il diniego del Comune ha spinto l’Associazione Moschea Essa a presentare ricorso al TAR. Una vicenda giudiziaria che può avere ricadute anche sulle casse comunali: il Sindaco ha infatti sottolineato che ogni ricorso comporta costi legali, ai quali potrebbero aggiungersi, in caso di soccombenza, le eventuali spese processuali a carico dell’Amministrazione.
Nonostante i possibili oneri per il bilancio comunale, l’Amministrazione ritiene doveroso difendere le proprie decisioni nelle sedi competenti, nel rispetto delle proprie prerogative e, soprattutto, del mandato ricevuto dai cittadini.
L’amministrazione ha garantito che continuerà a rispettare la legge e le decisioni della magistratura, mantenendo però ferma la volontà di tutelare gli interessi dei turbighesi e la destinazione pubblica del patrimonio comunale.
Piero De Ruvo
