Columba palumbus - da Wikipedia
Il risultato dell’esposto delle Associazioni Ambientaliste e Animaliste
Continua in Piemonte l’eterno conflitto tra le Associazioni dei Cacciatori e le Associazioni a difesa dei diritti degli animali.
Le Associazioni Enpa, Oipa, Federazione nazionale Pro Natura e Pan Pro Natura Animali hanno presentato un esposto contro l’anticipo dell’apertura (preapertura) del Calendario Venatorio della Regione Piemonte che riguarda in particolar modo il Colombaccio (Columba palumbus detto anche Palombo).
Il problema fa riferimento al Calendario approvato dalla Regione Piemonte per la stagione 2026-2027.
L’apertura generale era prevista per il 20 settembre 2026, ma la Regione aveva autorizzato alcune giornate di caccia anticipata, la cosiddetta “preapertura”, il 2, 3, 5, 7, 9, 10, 12 e 14 settembre. I volatili esposti alla caccia erano il Colombaccio, la Cornacchia nera, la Cornacchia grigia, la Gazza e la Ghiandaia.
Le Associazioni ricorrenti evidenziano che il calendario consentirebbe la caccia ad alcune specie a rischio d’estinzione, come l’Allodola e la Pernice bianca e comporterebbe il rischio riproduttivo o al periodo in cui la prole dipenderebbe dall’alimentazione esclusiva dei genitori.
La “preapertura” della caccia per Cornacchie, Gazze e Ghiandaie non risulta quindi bloccata da questo decreto. La sospensione riguarda esclusivamente il Colombaccio e soltanto per le giornate precedenti all’apertura generale della stagione venatoria.
La caccia al Colombaccio, pertanto, non è stata abolita. È stata congelata temporaneamente nelle giornate del 2, 3, 5, 7, 9, 10, 12 e 14 settembre, in attesa che i giudici esaminino la complessa questione.
Pertanto, tenuto conto delle osservazioni sollevate, la richiesta cautelare sarà discussa collegialmente davanti ai giudici del TAR il 9 settembre 2026.
In quella sede la “sospensione” potrebbe essere confermata, modificata oppure revocata.

A titolo informativo riportiamo sinteticamente le caratteristiche zoologiche del Colombaccio (Da Lipu).
“Il Colombaccio è specie ampiamente distribuita nel Paleartico occidentale, dal Mediterraneo alla Norvegia. È presente inoltre in Asia centro-occidentale e Siberia occidentale. La specie è essenzialmente migratrice nell’Europa settentrionale ed orientale. Popolazioni parzialmente migratrici sono presenti nel resto d’Europa dove l’entità degli spostamenti decresce spostandosi verso sud-ovest. Nel Regno Unito, come anche nelle aree costiere dell’Europa occidentale e fino in Marocco, è invece ampiamente residente. Le aree di svernamento interessano i settori più occidentali dell’Europa e si spingono fino in Africa nord-occidentale.
In Italia è sedentario, migratore, svernante e nidificante; il suo areale riproduttivo comprende la Penisola e le isole maggiori, con maggiori densità nelle regioni nord-occidentali e vuoti di areale nel Salento e in alcuni settori della Sardegna. Più diffusa fino a circa 1.000 metri, con discrete presenze fino a 1.500-1.600 metri e massimo di 1.800-2.000 metri sulle Alpi centrali e occidentali.
Lo Status
Il Colombaccio ha in Italia uno stato di conservazione favorevole, così come a livello europeo.
La popolazione nidificante italiana è stimata in 60.000-120.000 coppie, con incremento di popolazione e di areale iniziato verso la metà degli anni ’80 del secolo scorso e che ancora prosegue, in particolare con la colonizzazione delle aree urbane e rurali. L’inurbamento della specie sembra sia legato a un minor rischio di predazione.
In Italia il Colombaccio è svernante regolare e ben diffuso, con una popolazione complessiva difficile da stimare, ma sono noti dormitori che ospitano anche fino a 15.000-25.000 individui.
L’Italia è interessata altresì dal transito migratorio di grandi stormi di colombacci; il loro monitoraggio in corrispondenza di alcuni passi alpini.
Le Minacce
Drastici mutamenti nella gestione delle aree agricole, inverni rigidi e l’attività venatoria costituiscono i principali fattori limitanti per la specie in Europa. In particolare, il Colombaccio è soggetto a forte pressione venatoria, con almeno 9,5 milioni di individui che vengono abbattuti ogni anno, una circostanza che potrebbe costituire una minaccia per la specie nel caso in cui la produttività dovesse calare per qualsiasi ragione.
La Tutela
Data la scarsa disponibilità di dati relativi al successo riproduttivo, si segnala la necessità di avviare un programma per la raccolta di tali dati, al fine di raccogliere informazioni sufficienti a percepire eventuali cali di produttività e in tempo utile per trarne indicazioni in termini di conservazione, soprattutto in ottica di gestione venatoria.”
Tuttavia, per corretta informazione, alleghiamo il testo integrale delle Associazioni ricorrenti.
Civico 20 News, nel confermare la sua tradizione di tribuna libera e aperta, ovviamente ospiterà le voci di critica e di proposte alternative a questa problematica. (m. b.)

COMUNICATO STAMPA
Organi di informazione
Loro sedi
Torino, 26 luglio 2026
IL TAR DEL PIEMONTE:
SOSPESA LA PREAPERTURA DELLA CACCIA AL COLOMBACCIO
All’inizio del mese di luglio 2026 le associazioni ambientaliste e animaliste E.N.P.A. Ente Nazionale Protezione Animali, O.I.P.A. Organizzazione Internazionale Protezione Animali, Federazione Nazionale Pro Natura, PAN Pro Natura Animali avevano presentato ricorso al TAR avverso la delibera della Giunta Regionale del Piemonte di approvazione del Calendario Venatorio 2026/2027 con il patrocinio degli avvocati dello studio legale Fenoglio & Callegari del Foro di Torino.
Molte sono le doglianze delle quattro associazioni al centro ricorso. La delibera regionale innanzitutto si discosta pesantemente dal parere di I.S.P.R.A. (massimo ente tecnico-scientifico consultivo per Stato e Regioni) in merito alla conservazione della fauna selvatica: apertura della caccia a specie in declino come l’allodola e la pernice bianca, periodi di caccia per diverse specie durante la fase di dipendenza dei piccoli dai genitori, caccia per diverse specie durante l’inizio delle attività riproduttive.
Nonostante le motivazioni contenute in diverse decine di pagine dalla Regione per discostarsi da un parere che per legge è obbligatorio, ma non vincolante, queste non hanno convinto un vasto modo scientifico e sembrano fare apparire I.S.P.R.A. come una struttura di parte o peggio ancora un ente retto da incompetenti. Le quattro associazioni hanno altresì contestato la mancanza del Piano Faunistico Venatorio Regionale, le preaperture di settembre, le crudeli e inutili immissioni di animali d’allevamento “pronta caccia”.
Il giudice monocratico del TAR ha accolto “in parte qua” la richiesta di sospensiva e depositato in data 25 luglio 2026 l’ordinanza di sospensione della caccia in preapertura dal primo settembre al Colombaccio (Columba palumbus) riconoscendo il “periculum in mora”.
La camera di consiglio del prossimo 9 settembre 2026 prenderà in esame tutti gli altri motivi del ricorso. Sull’apertura della stagione venatoria 2026/2027 prevista per la terza domenica di settembre pende ora il giudizio dei giudici amministrativi. I rappresentanti delle associazioni di protezione ambientale nella “Commissione consultiva regionale per il coordinamento delle attività venatorie e per la tutela della fauna selvatica” avevano presentato nel mese di maggio le proprie osservazioni sulla proposta regionale del Calendario venatorio 2026/2027 che erano state liquidate dalla Regione senza alcuna valida motivazione. Ora la parola sulla prossima stagione di caccia passa ai giudici amministrativi.
Per le Associazioni
Ente Nazionale Protezione Animali E.N.P.A.
Federazione Nazionale Pro Natura
Organizzazione Internazionale Protezione Animali O.I.P.A.
Pro Natura Animali PAN Roberto Piana
______________________________________________________________________________PAN Pro Natura Animali odv/ets – Corso Peschiera 320 – 10139 Torino – info cell: 3491204891
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