Che cosa si cela dietro all’ultimo attacco di John Elkann alla madre Margherita?
La recente intervista rilasciata da John Elkann al quotidiano dei Vescovi è stata diversamente commentata, ma rivela un Elkann, “politico” che abbandonati i toni di sfida nei confronti del presidente del Consiglio ricalca la scia governativa che risale ai tempi del vecchio senatore e poi seguita da Valletta e dall’Avvocato.
Gli Agnelli sono stati liberali con Giolitti, fascisti, a loro modo con Mussolini, democristiani con De Gasperi, repubblicani con La Malfa, radical chic e ondivaghi con Elkann, ma sempre attenti a non pestare i piedi al governo in carica.
Così Elkann si è prodotto in un’ampia dichiarazione:” “Il nostro rapporto con il governo italiano, così come con i governi di tutti i paesi dove operiamo, è di massimo rispetto, sempre alla ricerca del dialogo”, dice Elkann richiamando le polemiche con il governo italiano che ha vietato fra l’altro la vendita di auto che richiamino in loghi o nomi il Made in Italy, se prodotte all’estero.
“E siamo sempre pronti a confrontarci, per condividere le nostre prospettive e quelle dei paesi dove siamo presenti”.
Elkann sottolinea anche che «Mirafiori negli ultimi anni ha beneficiato di investimenti che hanno permesso l’avvio di attività addizionali alla produzione di auto: abbiamo inaugurato il centro di ricerca e di test sulle batterie elettriche, la produzione delle trasmissioni elettrificate, il campus di uffici sostenibili e il centro per l’economia circolare. E questo grazie anche alla lungimiranza di un sindaco, Stefano Lo Russo, e di un presidente di Regione, Alberto Cirio, peraltro di colori politici diversi: il percorso che stiamo tracciando, che include anche la nuova 500 ibrida, è frutto anche di questa buona politica”.
L’altro tema caldissimo, oltre alla permanenza degli stabilimenti Stellantis in Italia, è rappresentato dalle vicende successorie e dall’indagine a tutto campo della magistratura, che sta procedendo alacremente.
Questione onerosa, controversa ed aperta, causata dal puntiglio della mamma di John, Margherita Agnelli contro la disinvoltura con la quale l’Avvocato ha gestito la sua successione, privando praticamente i suoi eredi Edoardo e Margherita dei diritti successori a favore del giovane John.
E qui si travolge ogni tono felpato. John Elkann sceglie di uscire allo scoperto e racconta dettagli della sua infanzia e dice di vivere la vicenda legata all’eredità “con grande dolore, che ha radici lontane. Insieme ai miei fratelli Lapo e Ginevra fin da piccoli – spiega Elkann ad Avvenire – abbiamo subito violenze fisiche e psicologiche da parte di nostra madre Margherita. Ed è questo che ha creato un rapporto protettivo da parte dei nostri nonni”.
Con mio fratello e mia sorella – prosegue John Elkann abbiamo piena fiducia nella magistratura italiana. È una situazione che dura da vent’anni, da quando nel 2004, nel pieno della crisi di cui parlavamo prima, tutta la mia famiglia per senso di responsabilità si è compattata intorno alla Fiat, portando avanti le volontà di mio nonno. L’unica a chiamarsi fuori è stata mia madre. E invece di essere contenta, per la Fiat, per la sua famiglia, per la realizzazione del volere di suo padre, ha reagito nel modo peggiore“.
Parlando ancora della sua vita privata, l’erede della dinastia Agnelli ha ribadito la centralità di Torino, anche per il suo impegno professionale. “Nonostante il mio lavoro mi porti prevalentemente fuori dall’Italia, abbiamo deciso con mia moglie di abitare a Torino: qui sono nati i nostri figli e qui sono stati battezzati e vanno a scuola. Le nostre radici sono a Torino, un territorio a cui ci sentiamo legati e sul quale continuiamo a rafforzare il nostro impegno sociale“. Elkann poi rivendica di aver evitato alla Fiat, fondata l’11 luglio 1899, la fine dell’Olivetti, che oggi non esiste più. E di aver evitato la nazionalizzazione, come nel caso dell’Alitalia o dell’Ilva.
Ricostruzione formale che però non tiene conto di fatti pesantissimi che hanno convolto la giovinezza dei due figli di Marella Caracciolo e dell’Avvocato. I rapporti dei ragazzi Edoardo e Margherita, mamma di John, con i loro genitori erano inesistenti e loro ne soffrivano.
Da dichiarazione attinte, in epoca non sospetta, da una istitutrice di casa Agnelli risultava che la mancanza di affetto aveva portato, nella prima fanciullezza Margherita a compiere gesti non conservativi. Quando l’istitutrice, dopo molti tentavi ottenne udienza dall’avvocato per esporle le sue preoccupazioni sull’equilibrio della bambina, costei fu trattata in malo modo e poi licenziata, perché aveva osato disturbare un padre per portarlo a conoscere lo stato di prostrazione della figlia.
In altro periodo sorte analoga toccò al giovane Edoardo. Dopo un ricovero in un centro di riabilitazione, i medici consigliarono a donna Marella di cercare di instaurare un rapporto di vicinanza ed affetto verso il figlio.
La risposta della madre fu di disporre il potenziamento della scorta. Marella e Gianni erano impegnatissimi, ognuno a loro modo in molteplici attività e svaghi, ma lontani dalla famiglia e dai figli.
In età adulta dopo il fallimento del matrimonio di Margherita con Alain Elkann e la successiva unione maritale con il nobile russo Serge de Pahlen, da cui ebbe cinque figli: Maria, Pietro, Sofia, Anna e Tatiana, forse i piccoli furono considerati da Donna Marella e dall‘Avvocato, figli di un dio minore.
Il “pasticcio” che ha causato questa situazione incresciosa, fu ordito con il placet dei “consigliori” dell’avvocato, che ritenevano di agire senza considerare leggi e prassi, ma oggi non più in grado di rispondere delle loro riprovevoli gesta, in quanto incapaci d’intendere o passati all’Oriente eterno.
A Edoardo fu addirittura chiesto di firmare un atto formale di rinuncia dell’eredità. Lui si oppose e poco dopo, privato dalla scorta, fece la tragica fine che tutti conosciamo. L’ombra di Edoardo, morto suicida, schiacciato dal peso del cognome, aleggia ancora sulla famiglia.
Margherita fu bellamente ignorata e scoprì con il tempo com’era stato ordita la predazione dei suoi diritti ereditari.
In attesa della pronuncia della magistratura rimane lo strascico anche giudiziale di una famiglia divisa, con la contrapposizione di tesi ormai inconciliabili. Ma, pro veritate questi antefatti non devono passare nel dimenticatoio.
