Giorgia Meloni è andata nello Stato della Città del Vaticano per un’Udienza privata con Leone XIV. Cosa si sono detti? Mistero della fede.
Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in questi giorni ha “girato come una trottola”.
Il 2 luglio scorso, Giorgia Meloni è andata nello Stato della Città del Vaticano per incontrare Leone XIV, al secolo Robert Francis Prevost, che l’ha ricevuta in Udienza nella Biblioteca privata del Palazzo Apostolico.
Con il Presidente Meloni vi erano anche il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, il Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano.
Da Palazzo Chigi fanno sapere che “Il Presidente del Consiglio ha successivamente incontrato il Segretario di Stato di Sua Santità, Cardinale Pietro Parolin, e il Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, Mons. Paul Richard Gallagher. Nel corso dell’incontro, nell’ambito degli ottimi rapporti tra l’Italia e la Santa Sede, sono state affrontate questioni internazionali e di carattere bilaterale”.

Assurdo che dall’Ufficio Stampa e Comunicazione del Governo Italiano non si sia diffusa una nota seria e particolareggiata sulle argomentazioni affrontate con Prevost, Parolin e Gallagher ma ci si sia limitati a scrivere: “Il Presidente Meloni ha ribadito l’apprezzamento per l’impegno della Sede Apostolica per la pace in Ucraina, a Gaza e in tutte le aree di crisi”.
A Palazzo Chigi bisognerebbe dire che la Sede Apostolica è filo-Zelensky, che non ha mai aperto un dialogo vero ed onesto con la Federazione Russa e che, anche su Gaza, ha un atteggiamento quantomeno ambiguo.
Molti Ecclesiastici tessono rapporti cordiali e di rispetto con lo Stato di Israele ma vi sono eminenti personaggi, come il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Cardinal Pierbattista Pizzaballa, che solidarizzano con il territorio palestinese, con l’Iran, il Qatar, l’Egitto e il mondo islamico.

L’impegno per la pace presuppone che una realtà autorevole come il Vaticano metta al tavolo Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, Benjamin Netanyahu e il rappresentante dei terroristi di “Hamas”, e via discorrendo…
Dialogare solo con una delle parti in causa, peraltro con la parte che ha la maggior parte del torto, non è fare da paciere ma è “gettare la palla in tribuna”, sperando che qualcuno la colga.
Di estremamente apprezzabile c’è che “Il Presidente del Consiglio si è soffermato sull’importanza della libertà religiosa e sulla tutela delle comunità cristiane in Medio Oriente, che hanno sofferto le conseguenze delle crisi e dell’instabilità dell’area”.
Bene è che il Presidente di una Nazione del G7 ricordi al Vaticano che non si può, e non si deve, temporeggiare e tentennare sulle intolleranze verso chi ha una religione differente da quella islamica.
In tutti i Paesi in cui vi sono nutrite comunità islamiche, i Cristiani patiscono “le pene dell’inferno” perché – come chi ha studiato la Storia della Chiesa sa – l’Islam non ha mai accettato e mai potrà accettare una religione non fondata sul Corano.

Ciò che ha detto Giorgia Meloni, dunque, avrebbero dovuto dirlo Leone XIV, il Cardinale Pietro Parolin e il Monsignor Paul Richard Gallagher, e invece…
L’estate è torrida, il clima è rovente, la situazione geopolitica in Medio Oriente è incandescente e, di conseguenza, ne accadranno delle belle.
La storia, che per sua natura si impone da se stessa, ci darà contezza dei fatti, delle scelte, delle azioni e della diplomazia.
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