A Cuneo Abderrahmane Amajou diventa il nuovo idolo, il nuovo “messia”, della Sinistra.
A differenza degli attivisti pro-Pal che ascoltano solo le loro idee trite e ritrite – peraltro molto retoriche – i sostenitori dello Stato di Israele ascoltano tutti e si informano su quanto accade nelle “baraccopoli” dei filo-Gaza.
Nel guazzabuglio ideologico di Piazza Europa, a Cuneo, per esempio, in queste ore è stato diramato il “messaggio” salvifico di uno degli “irresponsabili” (come li ha definiti il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni) che si è fatto una gita in barca a vela alla volta della Striscia di Gaza.
Stiamo parlando di Abderrahmane Amajou, che vive a Bra, dove è stato Consigliere Comunale tra le fila della Sinistra.
Amajou, dopo esser stato fermato – com’era previsto – dall’IDF, sotto l’egida del Governo d’Israele, ha dichiarato: “la Flotilla è stata chiamata “Sumud”, che in arabo significa resilienza. La Flotilla non portava solo cibo, ma rompeva un assedio navale illegale e un silenzio complice. Eravamo pronti a rischiare tutto, consapevoli che la nostra missione era legale, umanitaria e non violenta”.
All’ex consigliere Amajou va ricordato che l’asserzione del “non portava solo cibo” è falsa è farlocca. Persino quel filo-islamico del Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, ha dovuto ammettere che sulle barche a vela non c’erano aiuti umanitari.
Sul fatto che la “Global Sumud Flotilla” fosse legale saranno le autorità competenti a sentenziare come stanno le cose. Lo Stato di Israele – com’è giusto in tempo di guerra – ha ritenuto doversi difendere e ben ha fatto ad esercitare il suo diritto a difendere la Patria.
Abderrahmane Amajou, pupillo della Sinistra braidese e della Granda, continua: “Sapevamo che le piazze erano animate da donne e uomini con valori nobili, che non sarebbero rimasti in silenzio di fronte all’orrore. In momenti di grande dolore e ingiustizia, meno male che siamo ancora capaci di indignarci e avere un cuore attento alla giustizia sociale”.
Va detto, e va fatto con chiarezza, che milioni di italiani non hanno assolutamente condiviso l’operazione ideologica, ma soprattutto politica, della “Global Sumud Flotilla”. Parlare di “orrore” quando lo Stato di Israele ha solo, e soltanto, difeso il proprio diritto ad esistere è mistificazione.
Come possiamo dimenticare la strage del 7 ottobre 2023? 1.200 civili, innocenti, uccisi solo perché non maomettani, uccisi perché Israeliani, uccisi perché Ebrei.
Ma Amajou si improvvisa geopolitico ed esperto di leggi del mare in tempi di guerra. Insiste, infatti, nell’asserire che “essere fermati in acque internazionali è un atto di pirateria di Stato: l’Italia avrebbe dovuto reagire. Abbiamo scelto di non firmare l’espulsione per principio: Israele vive nell’impunità, ignorando ogni regola”.
All’ex consigliere braidese va detto che l’Italia aveva chiaramente detto agli “irresponsabili” della “Global Sumud Flotilla” di lasciare gli aiuti umanitari al Vaticano che aveva aperto dei corridoi sicuri, in accordo con lo Stato di Israele.
L’Italia tanto – si potrebbe dire troppo – ha fatto e sta facendo per gli abitanti dei territori palestinesi. Vogliamo forse dimenticare le decine di palestinesi che si trovano sul nostro suolo nazionale, tutto a spese degli italici contribuenti, a cui il Governo sta garantendo cure mediche e diritto allo studio?

Giorgia Meloni, in virtù di questi aiuti umanitari, ha perso non poche preferenze. Diversi cittadini italiani, infatti, non sono per nulla d’accordo con questo sostegno al popolo palestinese che non si è opposto all’Organizzazione Terroristica “Hamas” e non ha cooperato con lo Stato di Israele per far intercettare i terroristi e consegnarli alla giustizia.
Tantissimi italiani vorrebbero veder smontare le “baraccopoli” che rendono indecorose le nostre città. Molti italiani non hanno per nulla gradito quello che gli attivisti pro-Pal hanno fatto ieri sera a Udine, gli slogan vergognosi contro il Popolo Israeliano, le sottese ideologie antisemite che provengono da chi si fa scudo con lo striscione “Dal fiume al mare, Palestina libera!”.
Eppure nel mondo pro-Pal non riescono a capire i danni che stanno cagionando all’immagine dell’Italia nel consesso internazionale. Agli occhi di molti Paesi del mondo stiamo passando per antisemiti, filo-Hamas, anti-israeliani.
Amajou, dimostrando tutta la sua ideologia, ha poi specificato: “In carcere il nostro spirito non si è mai spento. Gridavamo “Free Palestine” ogni giorno, uniti in un coro di speranza e resistenza. Ho chiesto alla Console Generale: “Come stanno le piazze italiane?”. Lei mi ha risposto: “Sono infiammate e piene”. Quella risposta mi ha tolto il peso della sofferenza e mi ha fatto dimenticare la prigionia”.
Sulle presunte – e poco probabili – parole del Console Generale d’Italia in Israele ci sarebbe da chiedere un approfondimento alla Farnesina. In un momento nel quale ci sono centinaia di membri delle Forze dell’Ordine aggrediti – anche pesantemente – dai pro-Pal è assai grave che un diplomatico dica ad un attivista che le piazze “sono infiammate”.
Viene poi da ridere – per non piangere – quando Amajou sostiene “Cantavamo anche “Bella Ciao”, segno di forza, dignità e speranza”.
“Bella Ciao”, quella discutibile canzoncina che trova spazio nei cortei di sindacati, ANPI, e sinistra varia, non è certamente utile a fermare una guerra e a Benjamin Netanyahu non fa né caldo né freddo. Certe iniziative retoriche funzionano solo in Italia.
Ma nulla, il marinaio braidese tiene a far sapere che “la politica è ferma, ma le piazze vivono e impediscono che Gaza sparisca dalla storia”.
Sorge d’obbligo una domanda: in che modo le piazze impediscono “che Gaza sparisca dalla storia”? Picchiando le Forze dell’Ordine? Con striscioni antisemiti? Inneggiando al 7 ottobre 2023 come giornata della resistenza del popolo palestinese?
Non è dato saperlo ma Abderrahmane Amajou ha così chiosato: “Free Palestine significa rimettere insieme una comunità globale che si era persa”.
Dispiace per l’ex consigliere Amajou ma “Free Palestine” ha diviso intere comunità perché chi non concorda con questo slogan diviene bersaglio dei pro-Pal, viene aggredito, chiamato genocida, odiatore, diffusore di fake news, ed altre amenità del genere.
Ciò che, invece, è vero è che un docente di Diritto in una scuola di Roma, in un Consiglio di Classe si è sentito dire dalla Coordinatrice di Classe che, nelle ore di Educazione Civica, “lei parlerà ai ragazzi del genocidio in Palestina”.
Il docente di Diritto, forte della sua conoscenza giuridica, risponde alla collega “che non si fa politica in classe e che si possono spiegare le ragioni del conflitto ma non certo il genocidio che non è stato oggetto di alcun accertamento da parte della Corte di Giustizia”.
Il docente di Diritto allora condivide nel Gruppo Facebook “🇮🇹 Dalla parte di Israele – בצד של ישראל 🇮🇱”: “La coordinatrice mi dice di leggere le relazioni dell’ONU. Un collega si alza e dice che se ne va dal consiglio di classe perché lui non siede dove ci sono i fascisti, un’altra mi dice che ho un tono aggressivo (?)”.
Marco Pannella, pace all’anima sua, avrebbe detto che costoro erano la rappresentazione plastica del “fascismo degli antifascisti”. Se dici qualcosa che non piace a chi è imbevuto di ideologie di sinistra diventi, per forza, fascista, ignorante, disinformato, senza cuore, ecc…
Con il docente di Diritto, non resta che dire: “Che brutta fine ha fatto la scuola italiana, in mano a chi stanno i nostri ragazzi, il nostro futuro!”.

Caro Elia, ho faticato a finire di leggere, tanto mi ha irritato tutto il vero bataclan che hanno fatto e stanno facendo gli irresponsabili; sono di un’ignoranza imbarazzante, e sono pure bugiardi perché di aiuti umanitari non ne hanno portati. Quindi non sono stati mossi da ideali nobili, al contrario, hanno colto l’occasione di mettere in mostra la sinistra per accaparrare voti qui in Italia. E il bel ragazzo mediorientale che vive a Bra, per il quale sicuramente tante giovani donne si sono messe in mostra recitando la parte da rivoluzionarie senza sapere come e perché, ritiene che siano state altrettanto nobili le decapitazioni di migliaia di cristiani commesse dai suoi correligionari? Lui certo non è cristiano e non gli importa se muoiono cristiani o ebrei, ma ormai vive in una società civile e democratica e dovrebbe avere imparato a rispettare tutti. Se non lo ha fatto, lui e il suo scodazzo di fans imparino, tacciano e studino e non siano ipocriti e capiscano che non servono le sceneggiate: la sinistra perderà le elezioni clamorosamente perché ha perso gli ideali suoi classici, per dare spazio a chiedere urlando dei “ diritti “ che non sono mai stati tali e non lo saranno mai
Sul fatto che ciascuno è libero di esprimere le proprie opinioni e che questo è il bello della democrazia, siamo tutti d’accordo e non è certo qui che sta il problema.
Un problema non da poco comincia però a nascere quando si diffondono notizie che non solo sono false, ma offendono apertamente l’intelligenza del lettore e – quel che è peggio – sono confezionate su misura per mascherare la complicità in crimini gravissimi.
Mi riferisco in particolare all’affermazione: “sulle barche a vela non c’erano aiuti umanitari”. Poiché sono abituato a giustificare e argomentare le mie posizioni (a differenza degli autori di certi articoli di propaganda che buttano lì alla rinfusa slogan e calunnie), dedicherò un po’ di spazio a questo punto.
Per iniziare chiediamoci che senso avrebbe avuto coinvolgere la popolazione per raccogliere alimenti, caricarli sulle barche davanti a centinaia di testimoni, trasportarli in lungo e in largo per il Mediterraneo (dove ad ogni sosta le autorità portuali controllavano minuziosamente il carico per accertarsi che corrispondesse a quanto dichiarato), per poi ad un certo punto a poche miglia dalla meta farli sparire buttandoli in mare. Esponendosi tra l’altro al rischio, nel caso in cui qualche barca non fosse stata intercettata dal blocco navale, di arrivare a destinazione e dover dire alla folla affamata e speranzosa: “mi spiace, non abbiamo portato niente”. Quello sì che sarebbe stato un grosso rischio per l’incolumità degli attivisti!
La risposta è: non avrebbe avuto nessun senso.
Chiediamoci poi che senso avrebbe, per gli israeliani, diffondere la falsa notizia secondo cui le barche erano vuote. La risposta è immediata: dal momento che il diritto marittimo e il diritto internazionale impongono, in caso di blocco navale, di permettere sempre e comunque il passaggio di aiuti umanitari, il fatto che le barche fossero vuote attenuerebbe la gravità dell’intercettazione in acque internazionali e il sequestro arbitrario dell’equipaggio.
Questi sono i motivi per cui affermare che le barche erano vuote è un insulto all’intelligenza dei lettori (per non parlare ovviamente di quella dell’autore) e nello stesso tempo un’operazione di sostegno neanche tanto indiretto ad un crimine internazionale. È per questo che affermo che in questo caso ci si è allontanati parecchio da quello che è il legittimo e sacrosanto diritto di espressione.
Rimane lecito ovviamente affermare che “gli attivisti pro-Pal ascoltano solo le loro idee trite e ritrite” mentre “i sostenitori dello Stato di Israele ascoltano tutti e si informano”, sebbene si tratti di opinioni talmente generiche e così poco fondate da meritare qualche argomentazione a sostegno, che purtroppo manca.
Rimane lecito affermare che gli attivisti della flotilla hanno fatto “una gita in barca a vela”, sebbene normalmente chi parte per una simile gita non effettua nei mesi precedenti una preparazione assidua per farsi trovare pronto nel caso dovesse essere intercettato, sequestrato, incarcerato e sottoposto ad ogni sorta di angherie, come è effettivamente poi accaduto.
Rimane lecito affermare che “lo Stato di Israele ha solo, e soltanto, difeso il proprio diritto ad esistere”, sebbene la stima di un 80% abbondante di vittime civili (diffusa dagli israeliani stessi) faccia sorgere più di un dubbio circa l’effettivo intento delle operazioni belliche.
Rimane lecito rispondere con un laconico “non è dato saperlo” alla domanda “in che modo le piazze impediscono che Gaza sparisca dalla storia?”, quando basterebbe chiedere a chi nelle piazze ci è sceso o, meglio ancora, a quei palestinesi che hanno visto una luce di speranza proprio nella mobilitazione del mondo intero a loro sostegno.
Rimane lecito persino buttare nella caciara politica di una manichea contrapposizione tra destra e sinistra una questione che riguarda qualcosa di estremamente più importante, e cioè il prolungato perpetrarsi di gravissimi crimini di guerra e di crimini contro l’umanità e i tentativi di legittimazione degli stessi. Ma è su questo che è necessario fare ancora una precisazione: quei cittadini che “non sono per nulla d’accordo con questo sostegno al popolo palestinese” e che preferiscono voltarsi dall’altra parte, devono sapere che così facendo si rendono complici. Questo è uno degli scopi delle “piazze”: ricordare a tutti che l’ordinanza della Corte Internazionale di Giustizia del 26 gennaio 2024 non è uno scherzo, come la Presidente Giorgia Meloni vuole far credere sminuendo la portata di un’accusa di complicità in genocidio. Quindi tutto questo per ora è lecito, ma in futuro non potrete difendervi dicendo: “Noi non sapevamo”.