21 Gennaio 2026

2 thoughts on “Cuneo. Abderrahmane Amajou nuovo idolo della sinistra

  1. Caro Elia, ho faticato a finire di leggere, tanto mi ha irritato tutto il vero bataclan che hanno fatto e stanno facendo gli irresponsabili; sono di un’ignoranza imbarazzante, e sono pure bugiardi perché di aiuti umanitari non ne hanno portati. Quindi non sono stati mossi da ideali nobili, al contrario, hanno colto l’occasione di mettere in mostra la sinistra per accaparrare voti qui in Italia. E il bel ragazzo mediorientale che vive a Bra, per il quale sicuramente tante giovani donne si sono messe in mostra recitando la parte da rivoluzionarie senza sapere come e perché, ritiene che siano state altrettanto nobili le decapitazioni di migliaia di cristiani commesse dai suoi correligionari? Lui certo non è cristiano e non gli importa se muoiono cristiani o ebrei, ma ormai vive in una società civile e democratica e dovrebbe avere imparato a rispettare tutti. Se non lo ha fatto, lui e il suo scodazzo di fans imparino, tacciano e studino e non siano ipocriti e capiscano che non servono le sceneggiate: la sinistra perderà le elezioni clamorosamente perché ha perso gli ideali suoi classici, per dare spazio a chiedere urlando dei “ diritti “ che non sono mai stati tali e non lo saranno mai

  2. Sul fatto che ciascuno è libero di esprimere le proprie opinioni e che questo è il bello della democrazia, siamo tutti d’accordo e non è certo qui che sta il problema.

    Un problema non da poco comincia però a nascere quando si diffondono notizie che non solo sono false, ma offendono apertamente l’intelligenza del lettore e – quel che è peggio – sono confezionate su misura per mascherare la complicità in crimini gravissimi.

    Mi riferisco in particolare all’affermazione: “sulle barche a vela non c’erano aiuti umanitari”. Poiché sono abituato a giustificare e argomentare le mie posizioni (a differenza degli autori di certi articoli di propaganda che buttano lì alla rinfusa slogan e calunnie), dedicherò un po’ di spazio a questo punto.

    Per iniziare chiediamoci che senso avrebbe avuto coinvolgere la popolazione per raccogliere alimenti, caricarli sulle barche davanti a centinaia di testimoni, trasportarli in lungo e in largo per il Mediterraneo (dove ad ogni sosta le autorità portuali controllavano minuziosamente il carico per accertarsi che corrispondesse a quanto dichiarato), per poi ad un certo punto a poche miglia dalla meta farli sparire buttandoli in mare. Esponendosi tra l’altro al rischio, nel caso in cui qualche barca non fosse stata intercettata dal blocco navale, di arrivare a destinazione e dover dire alla folla affamata e speranzosa: “mi spiace, non abbiamo portato niente”. Quello sì che sarebbe stato un grosso rischio per l’incolumità degli attivisti!

    La risposta è: non avrebbe avuto nessun senso.

    Chiediamoci poi che senso avrebbe, per gli israeliani, diffondere la falsa notizia secondo cui le barche erano vuote. La risposta è immediata: dal momento che il diritto marittimo e il diritto internazionale impongono, in caso di blocco navale, di permettere sempre e comunque il passaggio di aiuti umanitari, il fatto che le barche fossero vuote attenuerebbe la gravità dell’intercettazione in acque internazionali e il sequestro arbitrario dell’equipaggio.

    Questi sono i motivi per cui affermare che le barche erano vuote è un insulto all’intelligenza dei lettori (per non parlare ovviamente di quella dell’autore) e nello stesso tempo un’operazione di sostegno neanche tanto indiretto ad un crimine internazionale. È per questo che affermo che in questo caso ci si è allontanati parecchio da quello che è il legittimo e sacrosanto diritto di espressione.

    Rimane lecito ovviamente affermare che “gli attivisti pro-Pal ascoltano solo le loro idee trite e ritrite” mentre “i sostenitori dello Stato di Israele ascoltano tutti e si informano”, sebbene si tratti di opinioni talmente generiche e così poco fondate da meritare qualche argomentazione a sostegno, che purtroppo manca.

    Rimane lecito affermare che gli attivisti della flotilla hanno fatto “una gita in barca a vela”, sebbene normalmente chi parte per una simile gita non effettua nei mesi precedenti una preparazione assidua per farsi trovare pronto nel caso dovesse essere intercettato, sequestrato, incarcerato e sottoposto ad ogni sorta di angherie, come è effettivamente poi accaduto.

    Rimane lecito affermare che “lo Stato di Israele ha solo, e soltanto, difeso il proprio diritto ad esistere”, sebbene la stima di un 80% abbondante di vittime civili (diffusa dagli israeliani stessi) faccia sorgere più di un dubbio circa l’effettivo intento delle operazioni belliche.

    Rimane lecito rispondere con un laconico “non è dato saperlo” alla domanda “in che modo le piazze impediscono che Gaza sparisca dalla storia?”, quando basterebbe chiedere a chi nelle piazze ci è sceso o, meglio ancora, a quei palestinesi che hanno visto una luce di speranza proprio nella mobilitazione del mondo intero a loro sostegno.

    Rimane lecito persino buttare nella caciara politica di una manichea contrapposizione tra destra e sinistra una questione che riguarda qualcosa di estremamente più importante, e cioè il prolungato perpetrarsi di gravissimi crimini di guerra e di crimini contro l’umanità e i tentativi di legittimazione degli stessi. Ma è su questo che è necessario fare ancora una precisazione: quei cittadini che “non sono per nulla d’accordo con questo sostegno al popolo palestinese” e che preferiscono voltarsi dall’altra parte, devono sapere che così facendo si rendono complici. Questo è uno degli scopi delle “piazze”: ricordare a tutti che l’ordinanza della Corte Internazionale di Giustizia del 26 gennaio 2024 non è uno scherzo, come la Presidente Giorgia Meloni vuole far credere sminuendo la portata di un’accusa di complicità in genocidio. Quindi tutto questo per ora è lecito, ma in futuro non potrete difendervi dicendo: “Noi non sapevamo”.

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