L’Esplosione di Castel d’Azzano ha scosso le coscienze di tutta Italia. Il movimento politico “Forza Nuova” propone una chiave di lettura.
Nella giornata di ieri vi abbiamo parlato dell’esplosione nel veronese, precisamente a Castel d’Azzano, nella quale hanno perso la vita tre militari dell’Arma dei Carabinieri. Abbiamo concluso dicendo che sarebbero seguiti approfondimenti, considerazioni ed analisi.
Siamo a mantenere la parola data, analizzando i fatti con l’aiuto di Luca Castellini e Maicol Faccini di “Forza Nuova” Verona.
I due esponenti del movimento politico, fondato nel 1997 da Roberto Fiore, sostengono che “quando una famiglia arriva a compiere gesti gravi e disperati causando la tragedia avvenuta a Castel d’Azzano, tutti dobbiamo fermarci davanti ad un forte segnale d’allarme: c’è qualcosa che non funziona, e non solo a causa della crisi economica, ma nella nostra profonda condizione umano, sociale e istituzionale”.
Sul fatto che l’Italia stia affrontando delle stagioni di grave crisi sul piano umano, sociale ed istituzionale, non ci piove. Ogni giorno, seguendo la cronaca, leggiamo di donne ammazzate, padri a cui viene negato il diritto di vedere i figli, omicidi per futili motivi, stupri compiuti da immigrati, rapine perpetrate da manigoldi ai danni delle persone anziane, ecc…
Una società come questa non potrà andare molto lontano. O si riprende la diretta via, quella del rispetto della vita umana, della considerazione sociale di chi è meno fortunato, quella dell’ossequio nei confronti delle Istituzioni dello Stato, o saremo perduti.
Quello che è accaduto a Castel d’Azzano è agghiacciante, indecente, intollerabile.
Per quanto uno si possa trovare “con l’acqua alla gola” per ragioni economiche e finanziarie, non può – neppure lontanamente – pensare ad uccidere chi, per conto dello Stato, fa semplicemente rispettare la legge.

Da “Forza Nuova” Verona tengono a sottolineare che “nessun connazionale dovrebbe mai trovarsi solo, abbandonato, senza aiuto né via d’uscita, soprattutto chi lavora la terra, chi alleva, chi ha vissuto e tenta di vivere ogni giorno grazie solo al proprio impegno, sudore e sacrificio, e che rappresenta fisicamente un reale legame con la nostra Patria”.
Troppo spesso si è sentito narrare di persone che, in preda alla disperazione, si sono tolte la vita o hanno posto in essere gesti plateali quanto insani. Impossibile dimenticare, durante il Governo tecnico del prof. Mario Monti, la mole di imprenditori suicidi perché letteralmente vessati da tasse e tributi a cui non riuscivano più a far fronte.
Il tempo passa, i governi cambiano, la tarantella resta sempre la stessa: se hai i soldi, se hai un’azienda florida vai avanti e ti arricchisci. Se hai avuto una difficoltà, se il tuo settore merceologico subisce una battuta d’arresto, lo Stato ti lascia solo e si fa presente solo con le cartelle esattoriali per chiederti denaro.
Ciò non toglie che i fratelli Ramponi non hanno giustificazione alcuna e che, per quello che hanno fatto, per le tre vite che hanno spezzato, dovranno pagare e pure a caro prezzo.
Per Castellini e Faccini la questione è più sociologica e viaggia sui “massimi sistemi”: “in un sistema che predilige sempre di più nuove figure sociali aggiunte da sfruttare o da usare come grimaldello dei diritti per limitarne altri, chi non fa parte di certe ‘categorie protette’ e chiede aiuto, viene lasciato indietro, sommerso da burocrazia e abbandonato nel silenzio, ed è così che accadono gesti estremi, frutto di una disperazione che ha ricevuto in cambio solo indifferenza prima e condanna poi”.
L’indifferenza che alberga nella nostra Italia è ormai nota e conosciuta. Quante volte si sentono storie di persone anziane trovate decedute nel loro appartamento dopo diversi giorni, se non settimane? Questo avviene perché non ci interessa più, davvero, di che cosa accade attorno a noi.
Dalle prime dichiarazioni che i colleghi di “RaiNews” hanno raccolto a Castel d’Azzano, ieri, emergeva che i vicini di casa conoscevano la situazione problematica dei soggetti. Essendoci stata una sentenza di sfratto dal Tribunale di competenza, la conoscevano anche le Autorità.
Come mai non si è intervenuti prima che costoro potessero fare ciò che poi hanno fatto?
Fa riflettere quando una vicina di casa dei fratelli Ramponi dichiara: “Erano problematici, da quello che so non volevano abbandonare la casa. Avevano già avuto degli sfratti, la situazione era conosciuta, purtroppo in negativo. E la cosa si è risolta non bene”.
In tutto questo il Sindaco che cosa ha concretamente fatto? L’Assessore ai Servizi Sociali si è attivato? Gli Assistenti Sociali avevano preso in carico i fratelli Ramponi, avevano posto in essere un percorso riabilitativo, erano stati promotori di percorsi alternativi da intraprendere dopo lo sgombero?
Domande che servono ad analizzare un fenomeno sempre più diffuso ma che, purtroppo, non riporteranno in vita il Carabiniere Scelto Davide Bernardello, il Brigadiere Capo Qualifica Speciale Valerio Daprà, il Luogotenente Marco Piffari, tragicamente Caduti nell’Adempimento del Dovere.
Apprezzabile quanto emerge dalla riflessione di “Forza Nuova” Verona: “Nessuno intende giustificare gesti gravi e sconsiderati, ma non possiamo fare a meno di vedere in tutto questo la sconfitta di un sistema che dovrebbe sostenere, e non schiacciare, chi ha lavorato e pagato per una vita, ed invece premia chi profitta di espedienti per vivere sulle spalle altrui e chi preferisce essere vittima invece di rimboccarsi le maniche”.
Il Sistema italiano, meglio conosciuto come Welfare, il già ben noto Stato Sociale, è un colabrodo.
L’Italia, nel corso dei decenni, ha smantellato i servizi essenziali di cui era dotata per elargire bonus, sussidi, incentivi, risorse, a quelle categorie di persone che nulla hanno fatto per meritarli.
Si sono versati miliardi di euro nel sistema dell’accoglienza dei migranti, uno stillicidio di denaro pubblico che, non ha prodotto risultati ed ha creato una diseguaglianza sociale che pare ormai incolmabile.

Si sono foraggiate migliaia di strutture di accoglienza – una tra tutte la Cooperativa Sociale Integrata A.R.L. “Karibu”, che vede sul banco degli imputati Liliane Murekateke e Marie Therese Mukamitsindo, moglie e suocera del parlamentare Aboubakar Soumahoro – che poi, all’esito delle cronache hanno compiuto reati fiscali, mancati versamenti, false fatture, frode nelle pubbliche forniture, bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e auto-riciclaggio, …
Se i soldi che si danno al mondo delle cooperative venissero impiegati nella realizzazione di palazzi di edilizia popolare, in progetti di credito agevolato per aziende in momentanea difficoltà economica, in strutture di controllo e vigilanza del credito per aziende che collaborano con la Pubblica Amministrazione – probabilmente – non si giungerebbe a vedere ciò che si è visto a Castel d’Azzano.
Una cosa è triste – quanto certa – l’Italia ha perso tre dei suoi Figli migliori, con indosso un’uniforme, a Servizio della Patria e della cittadinanza onesta.
