24 Aprile 2026

19 thoughts on “Coltelli, ragazzi cattivi in città. Proposta per una cura alternativa

  1. Suggerimento di attenzione per i maranza in genere, e non solo, che condivido pienamente. Il lavoro obbligatorio utile alla società è specialmente per quella parte di società più debole e più bisognosa.

  2. Sono in linea con quanto hai scritto. Soprattutto mi ritrovo quando tu scrivi: …Il cattivo, forse, non sa nemmeno di esserlo. O forse sì, ma senza un perché…. Credo sia così, ed ecco perché portarli a vedere e ad aiutare gli altri, potrebbe essere una occasione per recuperarli mentre sono ancor giovani e non perderli definitivamente.

  3. Purtroppo la violenza viene insegnata in tutti i campi, non solo in film carichi di violenza che altro non sono che super triller in udì scene di violenza estrema vengono illustrate con dovizia di particolari a volte macabri, ma la vera scuola è la strada dove i giovani, in gran parte, sono allo sbando, senza obiettivi, senza sbocco, senza risorse perché non esistono obiettivi politici seri e reali per un futuro di una grande quantità di giovani se non il domino e la sopraffazione dell’altro per sopravvivere all’attuale squilibrio e disfacimento sociale che al parlamentare non interessa più di tanto interessato solo al proprio potere sugli altri . Emulazione peggiore della prepotenza sull’altro intesa sempre solo come avversario e nemico sia in parlamento che sulla strada. D’altra parte anche loro, in parlamento, hanno fatto la loro bella figura azzuffandosi in sala. Ottimo esempio parlamentare.

  4. Il degrado è cresciuto a dismisura. Dalla delinquenza spicciola degli anni ‘70, già difficile per noi torinesi da comprendere, si è arrivati a qualcosa di drammatica. Senza una corretta gestione da parte delle autorità che riporti ad una “ civiltà “ necessaria non si potrà risolvere nulla.

  5. I Lavori socialmente utili sarebbero senza dubbio più efficaci della detenzione, devono però essere strutturati e seguiti in modo che non vengano presi con sufficienza ma che abbiamo veramente una funzione educativa. In prima battuta ci vorrebbero delle famiglie più consapevoli alle spalle: tutte pronte a mettere al mondo i figli ma poi non così tanto efficaci ad educarli davvero, pronte a giustificarne i gesti perché è più semplice che ammettere il fallimento del proprio mestiere di genitore. Altre volte, contesti di disagio rendono questo compito ancora più difficile…
    Il gioco di vanità e spettacolo messo in gioco dai social non aiuta poi di certo …

  6. Sono d accordossimo con te Carlo.. perché aiutare le persone sofferenti fa riflettere e capire quanto si possa dare e ricevere da loro……. è una scuola di Vita!!

  7. Un articolo che dice una verità scomoda non siamo davanti a “ragazzate”, ma a una generazione che spesso cresce senza identità e senza limiti. Per fortuna non sono tutti così, abbiamo anche tanti ragazzi straordinari, impegnati e rispettosi. Il carcere non cambia nessuno; il contatto con la fragilità sì. Spingere una carrozzina, aiutare chi soffre, vedere la vita vera: questa è rieducazione. Non buonismo, ma responsabilità. È così che si capisce davvero la differenza tra forza e prepotenza.

  8. Grazie Carlo , anch’io padre di due figlie adolescenti ho sempre paura quando escono di casa , ma non è la paura che aveva mia madre , C’era rispetto per l’anziano , per la persona adulta e per le persone con problemi . Non si era forte con i deboli . Adesso , come hai descritto perfettamente tu , c’è cattiveria , una ferocia e una stupidità senza senso e la cosa che mi rattrista di più è che non ci sono pene degne per questi soggetti . Grazie per l’articolo .

  9. Questa non è criminalità, è qualcosa di peggio, è noia, è emulazione ma senza alle spalle quello che da sempre , originariamente ha mosso quasi ogni tipo di crimine : la fame.
    Questi non hanno fame, hanno spesso genitori benestanti, ma vogliono affermare qualcosa e lo sanno fare solo in gruppo, perché manca la cazzimma, manca personalità, manca empatia …sono raddrizzabili? Forse si, ma il percorso va affrontato insieme alle famiglie, incapaci di pronunciare l’unica, piccola parola, in grado di crescere veri uomini e vere donne : NO.

  10. Ciao Carlo, condivido la tua proposta sui lavori socialmente utili per tutte le motivazioni che hai spiegato; occorrerebbe anche individuare persone ed enti che siano davvero interessati a questi progetti, che abbiano la passione e la volontà di farlo, affrontando il fenomeno seriamente. Lavorerei inoltre anche sul “prevenire”: far fare quei percorsi che evidenzi un po’ a tutti, perché come hai detto è uno specchio con cui confrontarsi…..e perché no, anche prima di commettere violenze. Anche solo una di queste evitata sarebbe un successo. Nelle scuole troppo tempo “perso” su argomenti o meccanismi fermi a 50anni fa e nessuno prende realmente atto del fatto che oggi è necessario rivedere alcuni aspetti della formazione dei ragazzi ed intervenire per il domani. Grazie per aver condiviso la tua idea.

  11. A volte penso che tutto sto buonismo faccia solo del male alla società.. siamo cresciuti in mezzo alla strada e per noi fare a botte era fare amicizia.. il rispetto è la prima cosa che ti insegnano e credetemi che si impara molto velocemente..
    Adesso queste bestie non hanno la percezione della paura e di conseguenza si spingono oltre ,sempre di più..
    Trovo un idea bellissima fare volontariato ,aiutare il.prossimo, “sacrificare” il tuo tempo per regalarlo ad altre persone.. dai tanto ma ciò che torna è inestimabile..

    1. Interessante Campo di energia che meriterebbe una partecipazione massiva, soprattutto nei confronti di troppe cose del mondo. Invito Angelo a diffonderlo come ha fatto in questo dibattito. Il problema a monte della violenza urbana da parte di giovani senza alcun baricentro, penso che oggi vada affrontata con metodi nuovi, ma di basso profilo spirituale. Credo che prima ci si debba rendere conto di appartenere a una società che ha una storia di un’identità. In pratica, una Nazione che affonda le proprie radici nella democrazia e nel Senato di origini romane, nella religione cristiana e nella bellezza non solo rinascimentale. Insomma, in una patria italiana. Poi il resto verrà… Parere personale, grande ringraziamento a te e a tutti coloro che hanno partecipato a queste cascate di opinioni sulla quale conto di redarre un nuovo articolo. È il mio modo per tentare di fare la mia parte

  12. Caro Carlo, ammiro sempre i Tuoi articoli, veri ma soprattutto chiari
    che giungono alla verità è ai Cuori
    dei Lettori. Sarai sempre una Luce per me. Grazie

  13. Hai descritto molto bene quello che succede nelle nostre città, la violenza è sempre esistita, ma ora ha toccato davvero livelli terribili e soprattutto nei più giovani, non so di chi o cosa sia la colpa, dell’immigrazione? Dei social? Del mondo strano in cui ci troviamo? Non lo so, quello che invece bisognerebbe capire è come fare per ovviare a questa disperazione…il carcere non credo serva a molto, soprattutto poi le carceri Italiane lasciano a desiderare parecchio, anzi si formano dei ghetti all’interno delle carceri stesse,per cui non mi sembra la cura migliore, sicuramente mettere questi ragazzi in un pronto soccorso o in un’altro luogo dove confrontarsi con il dolore non mi sembra una brutta idea ,chissà potrebbe funzionare

    1. Grazie Sonia per il collegamento tra giovani e inadeguatezza delle carceri, poiché sappiamo bene che chi è entrato da giovane non è mai stato educato e continua poiché probabilmente non ne hanno avute prospettate altre. Molta stima per te

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