La violenza senza senso e il senso dell’appartenenza: visioni, possibilità
Torino, 22 novembre 2025. In Barriera di Milano viene arrestato Don Alì, influencer TikTok di 24 anni, autoproclamatosi “re dei Maranza”, dopo aver minacciato un insegnante. Una buona notizia, certo. Ma servirà davvero? Capirà? E quale condanna potrà cambiare qualcosa in lui?
Sono cresciuto in barriera di Milano, erano gli anni dell’immigrazione, lo scontro con i figli dei “meridionali” era duro e quotidiano. Ho schivato tre volte i coltelli e un colpo di pistola 7,65. Tre volte alla caserma della Polizia: rissa. Eppure non sono mai stato cattivo. Era questione di etica e di appartenenza. Poi c’è stata un’integrazione solida, seppur lenta. Negli anni 80 ero professore nelle scuole di periferia. Conosco bene questo argomento e altro, ecco perché ho scritto il resto.
Questa notizia riporta alla mente ciò che volevo scrivere da tempo.
Milano, 12 ottobre 2025: uno studente viene accoltellato da un branco di cinque giovanissimi per una rapina da 50 euro. Resterà paralizzato.
Torino, notte tra il 20 e il 21 gennaio 2023: un gruppo di ragazzi getta una bici elettrica da Corso Cairoli, colpendo in pieno alcuni giovani ai Murazzi. Mauro Glorioso, studente di medicina, rimane tetraplegico.
Due storie di cronaca accomunate da due sedie a rotelle e da due vite spezzate. Due destini durissimi, che conosco bene: sono tetraplegico da 39 anni. Una delle peggiori sventure che possano capitare lungo il percorso della vita.
Questi due ragazzi e queste due tragedie possono essere un punto di partenza per riflettere su ciò che siamo diventati e su cosa si può fare per interrompere una spirale di violenza crescente che fa paura.
Tra questi due fatti, distanti quasi due anni, ogni giorno il Paese assiste, o subisce, o cerca di evitare, la violenza di giovani gang senza identità, senza storia, senza coscienza. Gruppi tenuti insieme da una forza rozza, incollata con la violenza: si muovono per la città con il coltello in tasca, pronti a colpire. Sono figli di una generazione che si può leggere in modo bifronte.
Sfidano, rubano, spaccano; spesso feriscono, talvolta uccidono. E quasi sempre senza consapevolezza, senza pentimento, mentre una società troppo autocritica finisce per giustificarli. L’inserimento attraverso scuola, sport, associazioni, vita di quartiere sarebbe possibile, se lo volessero accettare.
È difficile individuare una pena adeguata per chi non ha nulla da perdere nella libertà. E difficile immaginare percorsi di reinserimento, quando il carcere consolida soltanto le similitudini. Che fare, allora, di questi ragazzi che sono sempre meno “Maranza” e sempre più una generazione criminale in via di sviluppo?
L’ospedale, la clinica, i luoghi del perdono e della speranza.
Bisogna immaginare una scorciatoia che tenga insieme reinserimento, educazione e senso della pena. La paralisi mi porta spesso al Pronto Soccorso; ormai sono un cliente abituale. Ogni volta, tra cartelle cliniche e medici che cercano di rimettermi insieme, ritrovo rispetto e umanità. E, l’ultima volta, osservando i pazienti e il personale efficiente e gentile, ho avuto una visione.
Ho immaginato i “cattivi ragazzi” separati dal gruppo, a scontare la loro pena in un Pronto Soccorso o in una clinica di riabilitazione: spingere una carrozzina, aiutare chi non può mangiare da solo, vedere una madre che piange, imparare a far parte di un’altra storia. Lì c’è molto da fare: tra anziani da accompagnare, tra chi soffre, tra chi morirà presto e lo ha capito. C’è molto da capire per chi arriva da una cultura della prepotenza.
È un corso accelerato che si sostituisce alla scuola inadeguata, alla famiglia che non c’è, all’abitudine della cultura prepotenza, al “gruppo” gang, unica comunità dell’emulazione. L’ospedale è un concentrato di emozioni estreme, dove c’è molto da capire quando si è cresciuti lontani dai veri valori della vita.
Spegnere incendi & sostituire padelle
E non c’è solo l’ospedale. Per giovani pieni di energia, tra Vigili del Fuoco e Protezione Civile ci sono mille occasioni per esprimere forza e coraggio in modo diverso, più comprensibile, più utile.
I lavori socialmente e umanamente utili non mancano, è meglio ammassare baby criminali in galera o tentare di scovare qualche talento? Magari qualcuno è davvero tagliato per fare il poliziotto o magari il militare.
Più di tutti, i giovani seduti in carrozzina condannati a un ergastolo fisico diventano uno specchio con cui confrontarsi. È un’alternativa alla cultura Maranza e anche al carcere, da immaginare secondo diverse angolazioni.
Il cattivo, forse, non sa nemmeno di esserlo. O forse sì, ma senza un perché. Tra una cella e un camice, però, la differenza la capisce. E quella differenza può fare breccia.
E se qualcuno, alla fine, ripudierà il suo re, Don Alì dovrà farsene una ragione. Forse anche la città si sentirà meglio.

Suggerimento di attenzione per i maranza in genere, e non solo, che condivido pienamente. Il lavoro obbligatorio utile alla società è specialmente per quella parte di società più debole e più bisognosa.
Sono in linea con quanto hai scritto. Soprattutto mi ritrovo quando tu scrivi: …Il cattivo, forse, non sa nemmeno di esserlo. O forse sì, ma senza un perché…. Credo sia così, ed ecco perché portarli a vedere e ad aiutare gli altri, potrebbe essere una occasione per recuperarli mentre sono ancor giovani e non perderli definitivamente.
grazie soprattutto di quel passaggio che hai colto sul cattivo che forse non sa, è una opinione tutta mia, ma ci penso da molto tempo. Grazie ancora
Purtroppo la violenza viene insegnata in tutti i campi, non solo in film carichi di violenza che altro non sono che super triller in udì scene di violenza estrema vengono illustrate con dovizia di particolari a volte macabri, ma la vera scuola è la strada dove i giovani, in gran parte, sono allo sbando, senza obiettivi, senza sbocco, senza risorse perché non esistono obiettivi politici seri e reali per un futuro di una grande quantità di giovani se non il domino e la sopraffazione dell’altro per sopravvivere all’attuale squilibrio e disfacimento sociale che al parlamentare non interessa più di tanto interessato solo al proprio potere sugli altri . Emulazione peggiore della prepotenza sull’altro intesa sempre solo come avversario e nemico sia in parlamento che sulla strada. D’altra parte anche loro, in parlamento, hanno fatto la loro bella figura azzuffandosi in sala. Ottimo esempio parlamentare.
Il degrado è cresciuto a dismisura. Dalla delinquenza spicciola degli anni ‘70, già difficile per noi torinesi da comprendere, si è arrivati a qualcosa di drammatica. Senza una corretta gestione da parte delle autorità che riporti ad una “ civiltà “ necessaria non si potrà risolvere nulla.
I Lavori socialmente utili sarebbero senza dubbio più efficaci della detenzione, devono però essere strutturati e seguiti in modo che non vengano presi con sufficienza ma che abbiamo veramente una funzione educativa. In prima battuta ci vorrebbero delle famiglie più consapevoli alle spalle: tutte pronte a mettere al mondo i figli ma poi non così tanto efficaci ad educarli davvero, pronte a giustificarne i gesti perché è più semplice che ammettere il fallimento del proprio mestiere di genitore. Altre volte, contesti di disagio rendono questo compito ancora più difficile…
Il gioco di vanità e spettacolo messo in gioco dai social non aiuta poi di certo …
Sono d accordossimo con te Carlo.. perché aiutare le persone sofferenti fa riflettere e capire quanto si possa dare e ricevere da loro……. è una scuola di Vita!!
Un articolo che dice una verità scomoda non siamo davanti a “ragazzate”, ma a una generazione che spesso cresce senza identità e senza limiti. Per fortuna non sono tutti così, abbiamo anche tanti ragazzi straordinari, impegnati e rispettosi. Il carcere non cambia nessuno; il contatto con la fragilità sì. Spingere una carrozzina, aiutare chi soffre, vedere la vita vera: questa è rieducazione. Non buonismo, ma responsabilità. È così che si capisce davvero la differenza tra forza e prepotenza.
grazie alle parole del lettore che ha individuato un fatto principale: non siamo davanti a ragazzate. La scelta dell’ospedale poi, è una proposta, ma il problema va affrontato seriamente
Grazie Carlo , anch’io padre di due figlie adolescenti ho sempre paura quando escono di casa , ma non è la paura che aveva mia madre , C’era rispetto per l’anziano , per la persona adulta e per le persone con problemi . Non si era forte con i deboli . Adesso , come hai descritto perfettamente tu , c’è cattiveria , una ferocia e una stupidità senza senso e la cosa che mi rattrista di più è che non ci sono pene degne per questi soggetti . Grazie per l’articolo .
Questa non è criminalità, è qualcosa di peggio, è noia, è emulazione ma senza alle spalle quello che da sempre , originariamente ha mosso quasi ogni tipo di crimine : la fame.
Questi non hanno fame, hanno spesso genitori benestanti, ma vogliono affermare qualcosa e lo sanno fare solo in gruppo, perché manca la cazzimma, manca personalità, manca empatia …sono raddrizzabili? Forse si, ma il percorso va affrontato insieme alle famiglie, incapaci di pronunciare l’unica, piccola parola, in grado di crescere veri uomini e vere donne : NO.
Ciao Carlo, condivido la tua proposta sui lavori socialmente utili per tutte le motivazioni che hai spiegato; occorrerebbe anche individuare persone ed enti che siano davvero interessati a questi progetti, che abbiano la passione e la volontà di farlo, affrontando il fenomeno seriamente. Lavorerei inoltre anche sul “prevenire”: far fare quei percorsi che evidenzi un po’ a tutti, perché come hai detto è uno specchio con cui confrontarsi…..e perché no, anche prima di commettere violenze. Anche solo una di queste evitata sarebbe un successo. Nelle scuole troppo tempo “perso” su argomenti o meccanismi fermi a 50anni fa e nessuno prende realmente atto del fatto che oggi è necessario rivedere alcuni aspetti della formazione dei ragazzi ed intervenire per il domani. Grazie per aver condiviso la tua idea.
A volte penso che tutto sto buonismo faccia solo del male alla società.. siamo cresciuti in mezzo alla strada e per noi fare a botte era fare amicizia.. il rispetto è la prima cosa che ti insegnano e credetemi che si impara molto velocemente..
Adesso queste bestie non hanno la percezione della paura e di conseguenza si spingono oltre ,sempre di più..
Trovo un idea bellissima fare volontariato ,aiutare il.prossimo, “sacrificare” il tuo tempo per regalarlo ad altre persone.. dai tanto ma ciò che torna è inestimabile..
Ciao amici,
propongo una soluzione molto efficace,
che ha già avuto risultati sorprendenti ovunque sia stata praticata, si tratta in fondo di prendere su di sé la responsabilità di qualunque cosa accada al nostro piccolo mondo.
https://accademiainfinita.it/post/1308-l-effetto-maharishi-e-il-potere-della-coscienza-collettiva/
Interessante Campo di energia che meriterebbe una partecipazione massiva, soprattutto nei confronti di troppe cose del mondo. Invito Angelo a diffonderlo come ha fatto in questo dibattito. Il problema a monte della violenza urbana da parte di giovani senza alcun baricentro, penso che oggi vada affrontata con metodi nuovi, ma di basso profilo spirituale. Credo che prima ci si debba rendere conto di appartenere a una società che ha una storia di un’identità. In pratica, una Nazione che affonda le proprie radici nella democrazia e nel Senato di origini romane, nella religione cristiana e nella bellezza non solo rinascimentale. Insomma, in una patria italiana. Poi il resto verrà… Parere personale, grande ringraziamento a te e a tutti coloro che hanno partecipato a queste cascate di opinioni sulla quale conto di redarre un nuovo articolo. È il mio modo per tentare di fare la mia parte
Caro Carlo, ammiro sempre i Tuoi articoli, veri ma soprattutto chiari
che giungono alla verità è ai Cuori
dei Lettori. Sarai sempre una Luce per me. Grazie
Hai descritto molto bene quello che succede nelle nostre città, la violenza è sempre esistita, ma ora ha toccato davvero livelli terribili e soprattutto nei più giovani, non so di chi o cosa sia la colpa, dell’immigrazione? Dei social? Del mondo strano in cui ci troviamo? Non lo so, quello che invece bisognerebbe capire è come fare per ovviare a questa disperazione…il carcere non credo serva a molto, soprattutto poi le carceri Italiane lasciano a desiderare parecchio, anzi si formano dei ghetti all’interno delle carceri stesse,per cui non mi sembra la cura migliore, sicuramente mettere questi ragazzi in un pronto soccorso o in un’altro luogo dove confrontarsi con il dolore non mi sembra una brutta idea ,chissà potrebbe funzionare
Grazie Sonia per il collegamento tra giovani e inadeguatezza delle carceri, poiché sappiamo bene che chi è entrato da giovane non è mai stato educato e continua poiché probabilmente non ne hanno avute prospettate altre. Molta stima per te
Quanto servono riflessione e coscienza.!