
Il 24 novembre 2024, a termine di un inseguimento necessario, ben eseguito, condotto dai Militari del NORM Carabinieri di Milano, perse la vita un immigrato egiziano di nome Ramy Elgaml.
A condurre il motoveicolo che non si è fermato all’intimazione dell’ALT da parte dei Carabinieri, un immigrato tunisino, tale Fares Bouzidi, recentemente arrestato per furto di moto.
Chi vi scrive ha seguito la vicenda sin dai primi momenti e, sin dall’inizio, non ha avuto timore di schierarsi con le Forze dell’Ordine, con i Militari del NORM Carabinieri, con lo Stato italiano che, in virtù della sua essenza deve amministrare e gestire la coercizione.
Siamo nuovamente a parlare della vicenda perché nel dicembre 2024 “La Polizia Locale di Milano ha depositato una relazione ufficiale” che scagiona i Carabinieri dalla morte di Ramy Elgaml.
Ciò nonostante la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, nel luglio 2025, sosteneva che “il militare era troppo vicino per evitare la collisione”.
Dalle parti di Via Freguglia, sede del Tribunale di Milano, a quanto pare, c’è una voglia spasmodica di inquisire e condannare dei Carabinieri che nulla hanno fatto se non il loro lavoro.

Non è colpa dei Militari dell’Arma se Bouzidi non si è fermato all’ALT e se Elgaml non è stato in grado di persuadere il suo conduttore dal rispettare le norme giuridiche.
I colleghi della “TGR Lombardia”, ieri sera, scrivevano: “al Carabiniere viene riconosciuto che stava adempiendo ad un dovere dato che Bouzidi è stato anche già condannato per resistenza per quella fuga”.
Nel momento in cui un Militare viene riconosciuto come adempiente al suo dovere non si capisce per quale motivo debba divenire il “capro espiatorio” di un sistema che sta sempre dalla parte sbagliata della storia.
La spiegazione – riportano i colleghi della “TGR Lombardia” – starebbe nel fatto che il Carabiniere “avrebbe tenuto una distanza troppo ravvicinata in relazione alla velocità”. Secondo la Procura di Milano è qui che risiede “la condotta colposa”.
La cosa più incredibile – specialmente per l’opinione pubblica, onesta e per bene – è che nei confronti del Militare del NORM sarebbero pendenti “anche le lesioni nei confronti di Fares”.
Per il Pubblico Ministero, che ha in mano il fascicolo delle indagini, il Carabiniere che ha condotto un magistrale inseguimento avrebbe commesso “eccesso colposo nell’adempimento del dovere”.
Il SI al “Referendum Giustizia”, proposto dal Governo Meloni, non risolverà questa fattispecie di eventi ma toglierà ai togati l’idea di poter fare ciò che vogliono, come vogliono, quando vogliono.
Se vogliamo essere concreti e schietti, in Italia serve una riforma della magistratura seria, strutturale, ineludibile, volta a ridurre la discrezionalità dei magistrati ma, soprattutto, ad applicare sanzioni personali – anche penali – a quei giudici che sbagliano.
Casi come quello di Garlasco sono sempre più frequenti.
Casi come quello di Beniamino Zuncheddu (oltre 30 anni di carcere da innocente) non vanno dimenticati.
La persecuzione giudiziaria – fondata più sulla politica che sul diritto – ai danni di Bettino Craxi, Silvio Berlusconi, Giulio Andreotti, non può passare in sordina.
Per non parlare poi del vergognoso caso di Enzo Tortora.
I Magistrati hanno sbagliato, usato tracotanza, inquisito gente senza reali e comprovati pregiudizi, ma non hanno mai personalmente pagato.
Gli errori commessi dalla Magistratura li pagano gli italiani e questo non è più sostenibile in un Paese che appartiene nientemeno che al G7.

Urge una modifica della legislazione per non prestare il fianco all’arbitrarietà di qualche magistrato, caro Elia