I Carabinieri della Compagnia di Bra, alle dipendenze del Tenente Colonnello Lorenzo Carlo Maria Repetto, portano a termine un’operazione di polizia complessa, delicata e di importanza nazionale.
Il Comando Provinciale dei Carabinieri di Cuneo, nella persona del Tenente Marco Dainese, ci rende noto che “nelle prime ore della mattinata del 17 luglio 2025, un copioso contingente di militari del Comando Compagnia Carabinieri di Bra, supportati da militari del Comando Provinciale di Cuneo, da Unità Cinofile ed Eliportate dell’Elinucleo di Volpiano (Torino), hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Asti ed hanno tratto in arresto 11 persone di nazionalità albanese, tutte ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di spaccio, produzione e coltivazione di sostanze stupefacenti e furto di energia elettrica”.
Ancora una volta siamo a parlare di immigrazione criminale e, nello specifico, di criminalità albanese. Criminalità ben organizzata dal momento che “altre sette persone sono attivamente ricercate in ambito internazionale, attraverso i canali di cooperazione di polizia”.

E’ da ottobre del 2024 che il Comandante della Compagnia Carabinieri di Bra, Tenente Colonnello Lorenzo Carlo Maria Repetto, e i suoi sottoposti sono impegnati attivamente nell’“Operazione Djali” (che in lingua albanese significa ragazzo).
Grazie a tale operazione i Carabinieri, nelle loro varie articolazioni e composizioni, hanno compreso che vi erano tre diversi gruppi criminali.
Due di essi erano “dediti allo spaccio al dettaglio di cocaina, in particolare nella zona del braidese, tramite la tecnica del “djali”, ovvero mediante il reclutamento di giovani uomini albanesi, tra i 20 e 25 anni che, fatti arrivare in Italia con il visto turistico valido per 90 giorni, venivano poi impiegati dal sodalizio criminale quali pusher, corrispondendo loro un compenso mensile di circa 3.000 euro, più il vitto e l’alloggio”.
Il “barbatrucco” lo avevamo già svelato in altri articoli sul tema ma, per completezza di informazione, ci torniamo.
“Allo scadere dei 90 giorni” – spiegano dalla Caserma Gonzaga di Cuneo – “l’organizzazione rimpatriava i giovani, che venivano poi sostituiti da altri connazionali, sempre muniti di visto turistico con un avvicendamento continuo. Tale meccanismo di turn-over, consolidatosi negli anni, facilitava l’impunità dei soggetti che, se non compiutamente identificati, una volta rientrati in patria facevano perdere le loro tracce”.
Il terzo, invece, si era “specializzato nell’attività di coltivazione indoor di “Cannabis Sativa”, con piantagioni attive in diverse località del nord Italia e capaci di generare guadagni milionari. Nel corso delle varie fasi investigative i militari dell’Arma hanno infatti rivenuto vastissime coltivazioni occulte, recuperando più di una tonnellata di sostanza stupefacente (tra marijuana già confezionata e piante di Cannabis Sativa), dal valore stimato, per la vendita al dettaglio, di circa 1.500.000 di euro”.
Quando si dice che gli immigrati vengono in Italia per fare i loro sporchi traffici si viene accusati spesso di razzismo, xenofobia e intolleranza.
I fatti, però, dicono che “gli appartenenti al sodalizio criminale, tutti di nazionalità albanese, erano attivi nel settore da decenni, utilizzando per l’attività illecita tecnologie ed apparecchiature all’avanguardia, tanto da essere considerati dai loro “colleghi” di altri sodalizi dediti all’illecita coltivazione di stupefacenti dei veri e propri professionisti, utili alla consulenza ed alla collaborazione per la riproduzione del miglior habitat per la crescita delle piante e lo sviluppo delle inflorescenze dalle quali ricavare lo stupefacente”.
I Carabinieri della provincia di Cuneo hanno più volte dimostrato il loro livello di eccellenza, la loro professionalità e la competenza d’indagine. Ancora una volta il Comandante Provinciale, Colonnello Marco Piras, può esser fiero ed orgoglioso del personale alle sue dirette dipendenze.
Non si può trascurare, poi, l’alto profilo inquirente, operativo e di coordinamento del Tenente Colonnello Repetto, Ufficiale parco nell’eloquio ma estremamente prodigo nel servizio e nell’abnegazione a servizio della popolazione civile.
Le indagini sono state complesse, meticolose e non prive di intoppi dovuti al fatto che “le attività criminali si sono estrinsecate attraverso uno schema operativo consolidato, che ricalca dinamiche aziendali dell’economia reale lecita, con l’utilizzo di personale reclutato per alcuni mesi di lavoro e periodicamente sostituito”.

Chi non è avvezzo alla cronaca giudiziaria e d’indagine non percepisce subito il grande lavoro che hanno dovuto fare i Carabinieri ma, va detto, operazioni di questo tipo sono davvero di complessità chirurgica. Un minimo errore, una distrazione, un abbassamento della guardia, può gettare alle ortiche mesi di indagine, appostamenti e pedinamenti.
L’operazione si è conclusa con il rinvenimento – nelle pertinenze domiciliari degli indagati – di “800 grammi di cocaina e 15 mila euro in contanti”.
Come sempre, in ossequio al Decreto Legislativo 188/2021, dobbiamo dire che tutti gli indagati e gli arrestati sono da ritenersi innocenti siano al pronunciamento di una sentenza di condanna definitiva, emessa da un Tribunale della Repubblica.

Ciò non di meno, non possiamo non complimentarci con il Colonnello Marco Piras, con il Tenente Colonnello Lorenzo Carlo Maria Repetto e, per loro tramite, con tutto il personale dell’Arma dei Carabinieri coinvolto ed impiegato nell’“Operazione Djali”.
Un sincero e sentito grazie va anche all’ottimo coordinamento svolto dalla Procura della Repubblica di Asti, magistralmente diretta dal Procuratore Biagio Mazzeo.
L’Italia è un Paese nel quale gozzovigliano orde di immigrati e manigoldi ma, grazie a Procura e Carabinieri, molti di questi vengono, com’è giusto, consegnati alle Patrie Galere.

È lodevole ed estremamente importante che venga riconosciuto l’impegno dei Carabinieri della nostra Provincia! Stanno dimostrando di essere bravi ed efficaci. Ormai hanno acquisito una preparazione e una conoscenza ottimale per colpire a segno la criminalità dilagante. Tutti vengono qui per sfruttare e derubare e di questo sono responsabili la sinistra e gli storditi sacerdoti della falsa chiesa che vige in Vaticano, i quali cercano di convincere i fedeli che è bene accogliere e includere tutti; stanno distruggendo l’Italia e noi dobbiamo appellarci alle forze dell’ordine perché solo loro sanno che gentaglia circola nelle nostre città
Carissima Margherita, la gente spesso dice che i Carabinieri non fanno nulla.
Io, da addetto ai lavori, vorrei dire che mi piacerebbe fosse così perché così dovrei lavorare meno 😁