I Carabinieri di Bra arrestano un albanese, sequestrano piante di cannabis e gran quantitativo di sostanza pronta per lo spaccio.
Nei giorni scorsi vi abbiamo parlato dell’ottima “Operazione Djali” compiuta con precisione chirurgica dai Carabinieri della Compagnia di Bra.
Quest’oggi, grazie alla solerzia del Comandante del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Cuneo, Tenente Marco Dainese, siamo a comunicarvi che “nuove evidenze investigative hanno permesso ai Carabinieri della Compagnia di Bra di individuare un ulteriore sito di coltivazione di cannabis, insediato in un cascinale nel Comune di Vigliano d’Asti (AT)”.
Queste notizie riempiono il cuore di quanti credono nella giustizia e nel contrasto all’immigrazione criminale che ammorba il nostro bel Piemonte.
Da un altro punto di vista, invece, creano rabbia e sgomento nei confronti del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che mette in scena imbarazzanti teatrini con il Premier albanese, Edi Rama, quando la popolazione albanese detenuta nelle carceri italiane è più che sovrabbondante.
Anche in questo caso, infatti, “all’atto dell’intervento i militari hanno constatato la presenza di un soggetto di nazionalità albanese, tratto in arresto in flagranza di reato, con ogni evidenza preposto alla cura e alla vigilanza dell’illecita coltivazione realizzata sui due piani dello stabile”.
Queste notizie generano nella popolazione un grande senso di stima e riconoscenza nei confronti dei Carabinieri che – come abbiamo più volte evidenziato – lavorano nel silenzio, nell’ombra e nella discrezione, per assicurare alla giustizia quanti più manigoldi possibile.
Dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Cuneo, alle dipendenze del Colonnello Marco Piras, tengono a specificare come “anche in questa circostanza è stata rilevata la presenza di sofisticati impianti di aerazione, illuminazione e irrigazione, nonché materiali utili al confezionamento utilizzati per garantire una ragguardevole produzione di sostanza stupefacente”.
Certe organizzazioni criminali – molte delle quali di origine albanese – realizzano illeciti introiti con la coltivazione, il confezionamento e lo spaccio delle sostanze stupefacenti ma, va detto senza infingimento alcuno, questo avviene perché in Italia vi sono tanti, troppi, assuntori di droga.
Le organizzazioni criminali riescono a porre in essere imponenti e redditizi traffici perché vi è una cospicua domanda. Moltissimi consumatori di cannabis, purtroppo, sono minorenni e la domanda che sorge spontanea è: i genitori cosa fanno? Come vengono educati questi figli?
Dalla “rivoluzione del ‘68” in avanti, i genitori hanno smesso di usare la loro funzione di preminenza ed educazione per farsi amici e compagni di vita dei loro figli.
Un telefilm americano assai grottesco si chiamava “una mamma per amica”. Con postulati come questo non ci si può certo attendere che adolescenti e giovani italiani crescano con principi sani e corretti.
Dinanzi ad un simile scenario socio-culturale l’immigrazione criminale, chi si occupa di narcotraffico, chi fonda la propria redditività sugli espedienti, trova terreno assai fertile per impiantare la sua “attività” e trarne ingenti profitti, alla faccia di chi si suda il pane andando a lavorare onestamente.
Ecco perché è quanto mai importante elogiare i Carabinieri di Bra che “hanno proceduto al sequestro dell’immobile e delle varie attrezzature e di 762 piante di cannabis in diverse fasi vegetative e 65 chilogrammi di infiorescenze già essiccate, pronte per essere confezionate per lo spaccio”.
Mentre “Radicali Italiani”, con Filippo Blengino, e “Più Europa”, con Riccardo Magi, chiedono la legalizzazione delle “droghe leggere”, e pongono in essere disobbedienze civili quantomeno discutibili, lo Stato fa la sua parte per reprimere chi fonda il proprio benessere sulla coltivazione e lo spaccio di sostanze che non sono né lecite né consentite.
Ovviamente, per difesa del principio di garantismo, “si rammenta la presunzione d’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio”.

Sono molti, anche fra gli elettori di “Fratelli d’Italia” e “Lega”, che vorrebbero veder finire i rapporti idilliaci con Edi Rama e con il governo albanese.
Le carceri italiane sono stracolme di immigrati che provengono dal “paese delle aquile” e gli italiani si trovano costretti, loro malgrado, a mantenerli a loro spese.
Questi, comunque, sono argomenti che torneranno d’attualità alle prossime Elezioni Politiche.
Al momento ci limitiamo a ringraziare sentitamente il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Cuneo, Colonnello Marco Piras, il Comandante della Compagnia Carabinieri di Bra, Tenente Colonnello Lorenzo Carlo Maria Repetto, e tutto il personale militare che, alle loro dipendenze, compie tante e tali azioni di legalità, repressione del crimine, salvaguardia della popolazione onesta e per bene.
