7 ottobre 2023 è una data che resterà scolpita nella storia. Maurizio Molinari non ha remore nel dire che siamo dinanzi all’equiparazione fra sionismo e razzismo.

Mentre il mainstream dell’informazione fa finta che il 7 ottobre 2023 non sia successo nulla, è bene rammentare come l’Editorialista de “La Repubblica”, Maurizio Molinari, ha sostenuto: “Hamas conduce contro Israele una guerra ibrida che combatte con le armi a Gaza e con le fake news sul web, innescando un’onda crescente di odio e pregiudizi che aggredisce la sicurezza degli ebrei della Diaspora”.
Il collega Ruben Caivano, giornalista molto preparato e competente, nella giornata di ieri, su “Shalom.it – Il magazine della Comunità Ebraica di Roma”, ha fatto un’accurata ed esaustiva intervista a Maurizio Molinari.
Nelle piazze dei pro-Pal, sostenitori dell’inutile “Global Sumud Flotilla”, abbiamo sentito dire che loro non ce l’hanno con gli Ebrei ma con i Sionisti. L’equipaggio di terra della “Global Sumud Flotilla” fa dell’antisionismo il suo marchio distintivo. Ma è proprio così?
Il giornalista Maurizio Molinari punta sulla riflessione ed invita a ragionare sul fatto che “l’antisionismo è la narrazione su cui Hamas punta per delegittimare l’esistenza dello Stato ebraico e trasformare ogni “sionista” in un avversario da discriminare, isolare, ghettizzare, punire ed anche aggredire”.
A ben leggere queste parole viene in mente ciò che accadde nella prima metà del secolo scorso quando era Adolf Hitler, patron del Partito Nazional-Socialista, a “dare la caccia all’ebreo”, definendolo come principio e origine di ogni male del mondo e della Germania.
Se poi vogliamo attualizzare maggiormente la scabrosa vicenda dobbiamo – sempre con Molinari – vedere come “siamo di fronte ad una campagna globale di disinformazione basata sull’equiparazione fra sionismo e razzismo coniata dall’URSS nel 1967”.

“Potere al Popolo”, “Rifondazione Comunista”, CGIL, Sindacato USB, sinistrume vario ed eventuale, dimenticano la storia (o forse non l’hanno mai realmente conosciuta) e, infatti, il 3 ottobre scorso hanno messo in scena uno Sciopero Generale che ha avuto il solo risultato di attirare le ire degli italiani che vogliono essere liberi di studiare e lavorare senza essere ostracizzati dalla retorica sui “bambini di Gaza”.
L’Autorità Amministrativa Indipendente denominata “Commissione Garanzia Sciopero”, parlando della mobilitazione indetta dai “compagni” del terzo millennio, ha sentenziato: “La Commissione di garanzia sugli scioperi, riunitasi oggi, ha valutato illegittimo lo sciopero generale proclamato per domani, 3 ottobre, in violazione dell’obbligo legale di preavviso, previsto dalla Legge 146/90”.
Già solo per questo enunciato non si sarebbe dovuto permettere ciò che invece è avvenuto ma, da un lato, meglio che glielo si sia permesso così da dimostrare quanto la Sinistra del nostro Paese rispetta le regole solo quando queste collimano con il suo pensiero.
Tornando al 7 ottobre 2023, perché non si deve mai perdere il focus su quanto è accaduto, va ricordato che “Hamas ed i suoi sostenitori hanno iniziato ad usare i social network, subito dopo il 7 ottobre, per offendere le vittime del pogrom, irridere gli ostaggi catturati, celare stupri e violenze, e in ultima istanza giustificare la più efferata strage di ebrei dalla Shoah”.
Parole forti quelle del collega Maurizio Molinari. Parole che hanno la forza dei sassi che il piccolo Davide scagliò, con una fionda, contro il gigante Golia. Parole che non lasciano spazio ad interpretazioni.
I terroristi islamici di “Hamas”, che purtroppo hanno trovato sostegno e compassione anche in eminenti esponenti dell’informazione occidentale, vogliono creare una campagna d’odio, di “caccia all’ebreo”, di discriminazione violenta ai danni del Popolo Israeliano.
Per questo Molinari dice: “A descrivere e riassumere tale campagna è il grido “From the River to the Sea” con cui si auspica la creazione di uno Stato palestinese fra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo senza ebrei, riproponendo il concetto di “Judenrein” con cui i nazisti perseguivano l’obiettivo di una Germania senza ebrei”.
In un giorno triste e doloroso come questo non si poteva non dare spazio a chi, con onestà e coraggio, ha affrontato la questione Israelo-palestinese e l’ha sottoposta alla riflessione e allo studio.
Nelle scuole di ogni ordine e grado, oggi, si dovrebbe fare un minuto di silenzio per il tragico attentato del 7 ottobre 2023, per non dimenticare.

Per una volta sono d’accordo su un titolo di questo giornale. Completamente d’accordo.
Dal sottotitolo in poi, però, le cose cambiano in modo drastico. Si tratterebbe di prendere una buona parte delle affermazioni contenute (non tutte) e ribaltarle completamente, in modo da ottenere una visione corretta e fondata delle cose.
Inizio la mia disamina facendo notare che Maurizio Molinari, in un eccesso di impeto sionista, ha diffuso accuse infondate senza adeguate fonti credibili, venendo meno così ai doveri deontologici del giornalismo e meritando quindi una censura da parte dell’Ordine dei Giornalisti. Faccio anche notare che lo stesso Molinari ha convintamente sostenuto una delle castronerie più gigantesche mai udite nella storia del giornalismo italiano, e cioè che la flotilla avrebbe “violato le acque internazionali”. Questo per chiarire come a volte sarebbe meglio argomentare per proprio conto piuttosto che rifarsi alle parole di qualcuno la cui autorità è compromessa fino al ridicolo.
Passiamo quindi al sottotitolo: “Maurizio Molinari non ha remore nel dire che siamo dinanzi all’equiparazione fra sionismo e razzismo”; più oltre si parla poi ancora della “equiparazione fra sionismo e razzismo coniata dall’URSS nel 1967”, inserendo a ruota considerazioni su Potere al Popolo, Rifondazione, CGIL e USB, come a suggerire che tale equiparazione sia ideata e sostenuta solo dai sovietici e dalla sinistra più estrema.
Vorrei però ricordare che l’idea era nata già nel 1964 in seno ad una commissione per la prevenzione della discriminazione e la protezione delle minoranze dell’ONU. Successivamente l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che rappresenta per sua natura non una fazione, ma l’intera comunità internazionale, nel 1975 ha approvato una dichiarazione secondo cui il sionismo è proprio una forma di razzismo e di discriminazione razziale (e quindi le odierne “remore” di Molinari sono abbondantemente superflue).
Come altro si potrebbe d’altronde definire uno Stato che è nato appositamente per accogliere una determinata etnia e che ha promulgato decine di leggi che discriminano i non ebrei rispetto agli ebrei, se non uno Stato razzista? Ricordiamo ciò che ha dichiarato Netanyahu nel 2019: “Israele non è lo stato di tutti i suoi cittadini, ma è lo stato-nazione del popolo ebraico e solo il loro”. Ci si potrebbe soffermare su altri dettagli, ma mi pare che possa bastare così per togliere ogni dubbio.
Ora entriamo nel vivo, e invertiamo la prima affermazione: “Israele conduce contro i palestinesi una guerra ibrida che combatte con le armi a Gaza e con le fake news sul web, innescando un’onda crescente di odio e pregiudizi che delegittima la resistenza palestinese”. Così suona meglio. Per approfondire, consiglio di effettuare ricerche sul termine “Hasbara”, la propaganda sionista finanziata con risorse virtualmente illimitate e che riecheggia potentemente in tutto il mondo. (Con ciò non voglio dire che anche Hamas non ci possa mettere del suo con le fake news, ma sicuramente per mole ed efficacia non c’è paragone.)
Poi: “l’anti-islamismo è la narrazione su cui Israele punta per delegittimare l’esistenza dello Stato palestinese e trasformare ogni musulmano in un avversario da discriminare, isolare, ghettizzare, punire ed anche aggredire”. Questa lista di verbi si adatta perfettamente a quanto accade ai palestinesi per mano israeliana, in particolare in Cisgiordania. Quanto segue si può invece lasciare praticamente intatto: “A leggere queste parole viene in mente Hitler”. Se c’è qualcuno che ancora oggi vuole discriminare o ghettizzare gli ebrei, costui va cercato tra i neonazisti e loro simili. Ai palestinesi basta e avanza riavere indietro la terra che è stata loro sottratta con la forza.
E ancora: “Israele ed i suoi sostenitori hanno iniziato ad usare i social network, subito dopo il 7 ottobre, per lanciare false accuse, incitare all’odio e giustificare un attacco indiscriminato verso la popolazione civile di Gaza”. A questo proposito vale la pena di ricordare che, sebbene i crimini commessi da Hamas sulla popolazione civile siano gravissimi (e infatti la Corte Penale Internazionale ha emesso un mandato d’arresto per i capi di Hamas, oltre che per i ministri israeliani), ciò che la gran massa dell’opinione pubblica crede di sapere su quanto accaduto è ben lontano dalla realtà. Bambini decapitati o bruciati nei forni? Fake news. Stupri di massa? Fake news. Ciò non riduce la gravità dei fatti, ma queste sono proprio le accuse che ogni volta vengono rilanciate per giustificare la distruzione di Gaza. In particolare la Commissione ONU incaricata di indagare sugli eventi del 7 ottobre ha scritto che alcune delle accuse di violenza sessuale avanzate dai sionisti sono risultate false, mentre sulle altre non ha potuto raggiungere conclusioni attendibili a causa delle mancata collaborazione delle autorità israeliane. E chi non collabora in queste situazioni evidentemente ha qualcosa da nascondere.
Sono invece ben documentati i casi di stupro da parte dei sionisti, a partire dalla pulizia etnica del 1948 fino a oggi. Quelli più antichi hanno lasciato una traccia negli archivi giudiziari israeliani, perché in alcuni casi (presumibilmente una minoranza del totale) i soldati responsabili furono processati. Più recentemente hanno provveduto a documentare tali crimini associazioni come Amnesty International e, ancora una volta, una commissione ONU che ha pubblicato un rapporto dal titolo particolarmente significativo: “Più di quello che un essere umano può sopportare: l’uso sistematico da parte di Israele di violenza sessuale, riproduttiva e altre forme di violenza di genere dopo il 7 ottobre 2023”.
E qui si può di nuovo citare l’articolo senza ritocchi: “parole che non lasciano spazio ad interpretazioni.”
Prima di arrivare alla conclusione, osservo che forse l’unico frammento che – per il suo intrinseco e deliberato disprezzo di ogni più elementare forma di empatia umana – non può essere né accolto così com’è né ribaltato in senso opposto è quello dove si parla degli “italiani che vogliono essere liberi di studiare e lavorare senza essere ostracizzati dalla retorica sui bambini di Gaza”. Su questo mi limito a stendere un velo impietoso.
Ed eccoci quindi all’ultima inversione: “A descrivere e riassumere tale campagna è il grido ‘From the River to the Sea’ con cui si auspica l’espansione dello Stato di Israele fra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo senza palestinesi, riproponendo il concetto di Grande Israele con cui i sionisti hanno perseguito l’obiettivo di una nazione di soli ebrei estesa sui territori dell’antico Regno di Israele”.
Questo è semplicemente il compendio del sionismo; non aggiunge nulla a quanto già detto, ma è comunque significativo. Certo anche i palestinesi sognano una Palestina libera dal fiume al mare: libera dall’IDF, dall’apartheid, da muri, da filo spinato, da posti di blocco. Non vogliono necessariamente una Palestina libera dagli ebrei, nella misura in cui questi ebrei fossero disposti a vivere in pace a fianco dei non ebrei, come era accaduto fino all’avvento di Israele. I palestinesi sanno benissimo che il mondo è pieno di ebrei che stanno fermamente dalla loro parte contro il sionismo, e sono grati a loro come a tutti noi che siamo scesi in piazza in loro sostegno.
Quindi, per concludere, dopo aver chiarito che questo mio commento era necessario perché “non si poteva non dare spazio a chi, con onestà e coraggio, ha affrontato la questione Israelo-palestinese e l’ha sottoposta alla riflessione e allo studio”, non resta che ripetere ancora una volta quella semplice verità che emerge sempre più nettamente ogni volta che ci si scontra con la più turpe propaganda sionista:
“Ogni accusa è una confessione”.