A Cuneo, in Piazza Europa, si invita a boicottare “Ferrero”, “Amazon”, “Coca-Cola”, “McDonald’s”, …

Oggi pomeriggio, assieme ad un nostro affezionato lettore, siamo stati in Piazza Europa, a Cuneo, dove da diversi giorni c’è un indecente bivacco che ha portato due ragazzini in bicicletta a chiedere: “ma è una tendopoli?”.
Siamo andati – come quasi ogni giorno – perché la cronaca è un diritto ma, soprattutto, un dovere perché i cittadini devono sapere cosa accade, come accade e quando accade.
Nell’odierna giornata – nonostante ci sia stato fatto capire, in modo assai palese, che la nostra presenza non era gradita – ci siamo concentrati sui molti volantini che l’equipaggio di terra della “Global Sumud Flotilla” ha apposto sul marmo della fontana per boicottare le Aziende che commercializzano con Israele.
Secondo i marinaretti della “Flotilla” si deve scegliere l’etica, non il genocidio. A loro detta si deve fare un boicottaggio dei prodotti israeliani, per la giustizia, per i diritti umani, per la Palestina.
Una quantità innumerevole di Aziende rischiano il loro bilancio per via di una propaganda antisemita, messa in campo da gente che evidentemente ha i portafogli gonfi, e può permettersi di andare ad acquistare nei negozi più cari, per boicottare, ad esempio, la catena di discount “LIDL”.
I “compagni” di “Assopace Palestina” tengono a dire come non si devono mettere nel carrello della spesa “frutta e ortaggi che provengono da Israele” perché “la coltivazione di questi prodotti contribuisce al furto di terra e acqua in Palestina. Provengono spesso da colonie illegali”.

Premettiamo che ognuno spende i suoi soldi dove meglio crede e dove più ritiene confacente.
Sottolineiamo anche che non tutti possono permettersi il lusso di boicottare un marchio anziché un altro e, soprattutto, non è manco logico che uno debba comprare una cosa che non gli piace per evitare di dare un presunto sostegno ad uno Stato legittimo.
Essendo il nostro un giornale piemontese, l’allarme scatta quando si legge che va boicottata la “Ferrero SpA” di Alba, punto di riferimento per le famiglie dalla Langa e del Roero.
Secondo i marinaretti della “Global Sumud Flotilla”, infatti, la madre della “Nutella” ha la colpa di avere rapporti con lo Stato di Israele e, dunque, merita di fare la fame.
A detta dei “simpatici” pro-Pal, “Ferrero” avrebbe “il suo Quartier Generale” in Israele a Holon.
Il problema è che dietro al boicottaggio ci sono Aziende che hanno dei dipendenti e che, di conseguenza, se avranno un calo di produzione e di introito dovranno – per forza di cose – mettere in Cassa Integrazione o persino licenziare.
Dunque, per capirci, per far mangiare i “bambini di Gaza” dobbiamo affamare i bambini figli degli onesti lavoratori italiani? Concetti assurdi, astrusi, fuori dal mondo.
Ma non finisce qui.
Per i pro-Pal vanno boicottate “Pepsi”, “Coca-Cola”, “Lipton”, “Burger King”, “McDonald’s” perché “sostengono l’apartheid israeliana e offrono alimenti all’Esercito”.
Dunque, per coloro che si fanno paladini della pace, vanno affamati, o fatti morire di consunzione, i militari dell’Esercito di Israele?
Che fine ha fatto l’etica di cui si riempiono la bocca?

Tra i nemici dei pro-Pal – e bisognerebbe poi vedere quanti fra loro non ne fruiranno in futuro – c’è anche l’utilissima “Amazon” che – evidentemente – “investe in Israele e lo sponsorizza”. In questo caso sarebbe davvero interessante capire quanti partecipanti ai cortei pro-Pal non compreranno più su “Amazon”.
Al di là delle ideologie – che sono sempre lecite e legittime – bisogna far conto con il proprio reddito e la propria disponibilità economica. Molti cittadini – tra cui chi vi scrive – su “Amazon” comprano detersivi per la casa, dentifrici, prodotti per l’igiene personale, scarpe ed abbigliamento.
Si risparmia molto e si permette a chi lavora in quest’azienda di poter guadagnare uno stipendio onesto.
Per non parlare dei cosiddetti “drivers”, ossia i corrieri, che grazie a questa novella forma di commercio, hanno un regolare CCNL e possono portare a casa il pane, consegnando merce regolarmente acquistata.
La pace non si costruisce con il boicottaggio, con l’odio, con il danneggiare chi non la pensa come noi, o con compiere atti intimidatori verso quei giornalisti che non condividono i motivi dei bivacchi, dei cortei e delle proteste.
La pace si ottiene non partecipando alla guerra, non mettendo in campo atti che creano divisioni inutili, non fomentando l’antisemitismo.
Il resto sono chiacchiere da bar che, come il vento, passano e non lasciano il segno.
Come dice una canzone del passato: “Finché la barca va, lasciala andare”.
La “Global Sumud Flotilla” passerà, i “Friday for Future” sono passati, il movimento delle “Sardine” è un triste ed amaro ricordo. Ciò che non passerà è lo Stato di Israele che – al di là della cattiveria degli antisemiti – resta un baluardo della democrazia nel Medio Oriente, terra a maggioranza islamica dove la pace e la serenità non trovano posto.
Ciascuno spenda i suoi soldi come meglio crede, faccia la spesa dove più si trova comodo, faccia le scelte economiche che gli sono proprie.
Nessuno, tantomeno l’equipaggio di terra della “Global Sumud Flotilla”, può dirci come, dove e perché fare la spesa.

Non so se siano gonfi i loro portafogli e francamente non mi interessa; credo che sia gente senza rispetto per nessuno, salvo se stessi e le loro idee distorte. Sopra tutto e tutti regna l’ODIO unito, però, ad una perversa voglia di appropriarsene. Credo siano finanziati dai partiti di sinistra, soprattutto italiani perchè nel resto d’Europa nessuno ne parla perché non se ne sa nulla; solo qui regna una specie di rivoluzione per attirare voti; si stanno svolgendo elezioni in varie regioni e la sinistra spera di prendere in questo modo i voti dei musulmani residenti , ma, salvo questi e qualche italiano svitato, non li vota nessuno!! Chi voterebbe gente che organizza manifestazioni che distruggono le città e danno fastidio a chi lavora? Continuino pure così, si faranno un bel Harakiri e a noi va benissimo
Oltretutto, boicottare le industrie italiane come la ferrero significa boicottare Quelli che ci lavorano: non ne abbiamo ancora abbastanza di perdere posti di lavoro? E’ la cosa più incredibile e vergognosa e che i sindacati non fanno nulla per questo e invece boicottano le industrie dove lavorano gli italiani !
Ben detto!!!! Concordo con te!👏👏👏👏
Cara Margherita, questi sono, per la maggior parte, figli di papà, cresciuti in famiglie dove le proprietà immobiliari non sono mai mancate.
Fanno i “comunisti coi soldi”, vacanze ogni anno, partecipazione a concerti, cene continue, …
Che ne sanno dell’operaio di una delle aziende che boicottano? Cosa sanno dell’operaio che fatica a pagare l’affitto e che ha due figli da mantenere e magari una moglie con un mini part-time?
Il problema siamo noi giornalisti che osiamo dissentire dalle loro posizioni. Capisci che gente?
Intanto la Valle d’Aosta, le Marche e la Calabria hanno spiegato come alla gente comune non freghi assolutamente nulla di Gaza e della retorica che la circonda.
La pace e la serenità non trovano posto in Medio Oriente perchè Netanyahu e il Mossad massacrano i Palestinesi. Anche a me stanno sulle scatole le zecche, ma invoco il rispetto per il popolo palestinese, al momento vittima di genocidio per opera dell’esercito israeliano e dei coloni sionisti che lo fiancheggiano. Va da sè che non sono contro lo Stato di Israele, nè contro i suoi cittadini, perchè di nome faccio Matteo, non Adolfo; semplicemente non ritengo l’attuale governo israeliano sufficientemente democratico da gestire la complessa politica estera dello Stato di Israele. Il problema del movimento pro-Pal, però, è che riproduce in Italia le medesime tensioni che infiammano la Striscia di Gaza e, di conseguenza, tutto il Medio Oriente. Il problema invece è che non bisogna essere razzisti: da un lato bisogna riconoscere la necessità di autodeterminazione del popolo palestinese, anch’esso di ascendenza semitica ma parlante di un dialetto arabo (e banalmente scuro di pelle), mentre dall’altro bisogna riconoscere e celebrare la ricca componente ebraica di Torino, di Pisa e di Livorno, le mie città, e dell’Italia centro-settentrionale, che unisce i cittadini italiani e israeliani (diversi dai Palestinesi perchè parlano la lingua ebraica, non l’arabo, e anche perchè sono delle mozzarelline pallide come noi Italiani) in un unico nodo solidale. Chiunque odi Israele è razzista e me ne frego se ha una falce e martello sulla bandiera, ma è importante non essere razzista nei confronti dei Palestinesi massacrati a migliaia ogni giorno sotto le bombe. Bene dunque dare un messaggio di pace anzichè diffondere odio. Ognuno di noi puo’ fare la differenza.