Scontro imminente nei Caraibi, con una imponente concentrazione di forze Usa, mentre Pechino e Mosca potrebbero aiutare il regime di Maduro
Siamo distratti dai gossip della politica politicante che, abbandonate ormai da tempo le tematiche che interessano la gente comune e i bisogni del Paese, si perdono in polemiche stucchevoli che sempre più infastidiscono il cittadino. Poi ci sono le due guerre vicino a noi che preoccupano e incidono sul nostro portafoglio e ci fanno temere per le ritorsioni che possono mettere in pericolo vita e consuetudini. Non c’è più spazio per altre sciagure tra i penseri di ogni giorno, ma altre situazioni di instabilità si affacciano al nostro cospetto.
Ce lo segnala la sensibilità di Nunzia Guadagno, giornalista che segue in particolar modo le questioni internazionali e lancia quest’appello:” Stiamo assistendo ad una pericolosa crisi mondiale che interessa la zona venezuelana. Se gli schieramenti contrapposti in assetto di guerra dovessero realmente impiegare la loro forza militare, ne deriverebbe una esplosione di valenza gigantesca. Da una parte il Venezuela del dittatore Maduro sul cui capo pende una taglia di 50 milioni di dollari, dall’altra gli Stati Uniti. La Cina sorniona con la sua economia ed i prestiti è pronta a reagire, pensando con ingordigia alle mostruose riserve petrolifere della zona. Mosca manda osservatori in zona e olia le cartucce dei suoi missili Oreshnik. I sottomarini nucleari si destra e sinistra “guatano” i fondali come caimani nel fondo degli oceani. Una situazione piena di tensione in cui noi non siamo che piccoli e inutili spettatori”.
La situazione è fluida e potrebbe degenerare nelle prossime ore. Per comprendere come rischiamo di venire coinvolti in un ulteriore baratro, è sufficiente prendere in considerazione alcuni dati recentemente diffusi.
Nel mirino degli Usa c’è Maduro – accusato da Trump di supervisionare le operazioni di traffico di stupefacenti verso gli Stati Uniti alla guida del cosiddetto Cártel de los Soles -, malgrado, secondo gli esperti, il Venezuela non produca significative quantità di cocaina né compaia da nessuna parte come paese produttore o di transito nel traffico di fentanyl. Che dietro la droga ci sia il petrolio di cui il Venezuela è ricchissimo, del resto, è universalmente un segreto di Pulcinella. Le operazioni militari e tutto quel che potrà seguire, ruotano intorno a interessi economici colossali, seppur formalmente camuffati.
Diecimila soldati statunitensi sono a bordo di dieci navi da guerra – tra cui un sottomarino nucleare, cacciatorpediniere e un incrociatore lanciamissili, che pattugliano i Caraibi meridionali nel più grande dispiegamento militare statunitense degli ultimi decenni. Un aereo russo Il-76TD della compagnia Aviakon Zitotrans è atterrato in Venezuela dopo un lungo volo intercontinentale. Partito dalla Russia il 22 ottobre, ha sorvolato Armenia, Algeria, Marocco, Senegal e Mauritania prima di toccare terra a Caracas.
Lo segna InformNapalm, rete specializzata nel monitoraggio delle operazioni militari di Mosca. Il contenuto del carico resta sconosciuto ma avrebbe potuto trasportare materiale militare o apparecchiature sensibili: Aviakon Zitotrans è già nota per il suo coinvolgimento in forniture dirette al complesso militare-industriale russo e per voli verso aree sotto embargo. L’atterraggio avviene in coincidenza con la ratifica del Trattato di partenariato strategico russo-venezuelano. Un accordo che estende la cooperazione nei settori energetico, tecnologico, commerciale e militare, rafforzando l’asse Mosca-Caracas e il controllo interno del regime di Nicolás Maduro.
A confermare l’intensificarsi dei legami, documenti trapelati dal gruppo di hacker BlackMoon mostrano che Mosca ha già fornito a Caracas sistemi di comando e controllo C4ISR e veicoli di coordinamento APE-MB-E, equipaggiati con comunicazioni satellitari, GPS e sistemi di sorveglianza in tempo reale, adattati in lingua spagnola per le forze venezuelane. Il contratto, firmato nel 2018, prevedeva la consegna di otto mezzi destinati alla gestione della sicurezza interna e al controllo del territorio.
Una strategia di penetrazione che rappresenta una sfida diretta al tradizionale “backyard” latino di Washington, dove ci si prepara a un ciclo elettorale denso e delicato: tra il 2025 e l’autunno del 2026, sette Paesi sono o sono stati già chiamati ad eleggere il presidente e in ciascuno il voto avrà conseguenze decisive, non solo sul governo ma sulla stabilità istituzionale e sociale. Infatti, l’alleanza russo-venezuelana si intreccia con l’espansione tecnologica della Cina.
Negli ultimi anni Pechino e Mosca hanno rafforzato la capacità di controllo del regime chavista. La Cina ha fornito il sistema digitale Patria sviluppato da ZTE, mentre la Russia ha sostenuto l’apparato di propaganda e disinformazione online, costruendo una rete di bot e media filogovernativi. Le stesse tecnologie sono state utilizzate durante i recenti cicli elettorali (presidenziali 2024, regionali e legislative 2025) per manipolare l’informazione, oscurare contenuti critici e colpire le opposizioni. Il governo ha imposto restrizioni digitali, blackout mediatici e accuse a WhatsApp, ritenuta una piattaforma “sovversiva”, preferendo promuovere applicazioni cinesi come WeChat, più facili da monitorare.
«La verità è che Maduro pensa solo a costruire carceri, mentre gli ospedali crollano e le scuole chiudono», ci dice Antonio Ledezma, settantenne, avvocato, già sindaco di Caracas e senatore, uno dei massimi punti di riferimento dell’opposizione al regime chavista. Arrestato dal servizio di intelligence Sebin nel 2015 per un presunto golpe -mai dimostrato- ha passato 1002 giorni in detenzione prima di fuggire all’estero. «L’economia è crollata di quasi l’ottanta per cento – spiega Ledezma – Lo Stato è stato distrutto, la Banca Centrale politicizzata. L’emissione incontrollata di denaro ha provocato inflazione e svalutazione record. Lo stipendio medio è inferiore a un dollaro al mese. Sanità, scuola, alimentazione, elettricità e acqua sono allo sfascio. Anche l’industria petrolifera, un tempo motore del Paese, è in rovina. Non c’è sicurezza giuridica né stabilità politica, e questo ha spinto gli investitori a fuggire».
Nel mirino di Trump è sempre più chiaro che ci sia Maduro, il quale, secondo una fonte del Miami Herald, starebbe «per ritrovarsi intrappolato e potrebbe presto scoprire di non poter fuggire dal paese anche se volesse farlo». Tanto più che ci sarebbe «più di un generale disposto a catturarlo e consegnarlo», intascandosi così la ricompensa americana di 50 milioni di dollari.
Secondo Ledezma, per il futuro «Serve ricostruire la fiducia. Garantire sicurezza giuridica, attrarre investimenti, creare lavoro dignitoso. La politica sociale più efficace sarà quella che restituisce produttività. Il Venezuela può rinascere anche attraverso la tecnologia: diventare una Silicon Valley tropicale dell’America Latina. E poi c’è il piano Tierra de Gracia, proposto dal premio Nobel María Corina Machado ed Edmundo González, per rilanciare energia, gas e minerali con la partecipazione di imprese private internazionali».

Ottima disamina Francesco. Davvero un articolo pregevole, fuori dalla retorica e dall’imbarazzante silenzio di certa Sinistra che tanto clamore fa per la Striscia di Gaza ma nulla dice su ciò che fa il “compagno” Maduro.
Grazie per il conforto Elia. Purtroppo nella situazione travagliata dello scenario geopolitico, è necesario cercare di superare la cortina fumogena della superficialità e dei sistemi di intontimento di massa. Così cerchiamo di sensibilizzare le coscienze libere