Leone XIV con i giornalisti
Prevost, Leone XIV, ha scelto di dare lezioni di giornalismo ai giornalisti. In Vaticano il “disprezzo dei superbi” (Salmo 123:4) non conosce limiti.
In Vaticano, gli ultimi due occupanti della Sede Apostolica, hanno sentito il desiderio ed il bisogno di insegnare ai giornalisti a fare il loro lavoro. Buono a sapersi.

In occasione della 59esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, Jorge Mario Bergoglio si sentì in diritto di dire che spesse volte l’informazione “usa la parola come una lama; si serve persino di informazioni false o deformate ad arte per lanciare messaggi destinati a eccitare gli animi, a provocare, a ferire”.
Parole gravi e vergognose alle quali, però, l’Ordine dei Giornalisti non ha risposto e non ha sentito il bisogno di rammentare che in Italia vige la libertà di espressione e di informazione.
A dare lezioni di lezioni di giornalismo, a chi il giornalista lo fa di mestiere, anche il neo Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Robert Francis Prevost, che ha detto: “Oggi, una delle sfide più importanti è quella di promuovere una comunicazione capace di farci uscire dalla “torre di Babele” in cui talvolta ci troviamo, dalla confusione di linguaggi senza amore, spesso ideologici o faziosi”.
Anche Leone XIV, come il suo predecessore, ha pensato di avere il diritto di criticare l’opera di quel giornalismo che non aggrada il Vaticano e le sue dirette emanazioni.
Non a caso ha detto che “La comunicazione non è solo trasmissione di informazioni, ma è creazione di una cultura, di ambienti umani e digitali che diventino spazi di dialogo e di confronto”.
Mancano molto i tempi in cui un autentico successore di san Pietro apostolo, Papa Paolo VI, scriveva: “La narrazione, la descrizione e la rappresentazione del male morale possono indubbiamente, anche per il tramite degli strumenti della comunicazione sociale, contribuire a una più approfondita conoscenza e analisi dell’uomo, a manifestare e esaltare lo splendore del vero e del bene, ottenendo del resto più felici effetti drammatici” (Paolo VI, Decreto sugli strumenti della comunicazione sociale “Inter mirifica”, 04.12.1963).

I Pontefici del ‘900 hanno ben riconosciuto il valore dell’informazione, del giornalismo e della comunicazione sociale. La stima per la categoria dei giornalisti, nei decenni, è andata scemando e, dal 13 marzo 2013, è precipitata in un baratro senza ritorno.
Con Jorge Mario Bergoglio il giornalismo è stato soggetto ad attacchi e critiche. A quanto pare il suo primo successore, Robert Francis Prevost, vuole seguire questo cammino. Durante il primo incontro con i “Rappresentanti dei Media convenuti a Roma per il Conclave”, Leone XIV ha sentito il bisogno di dire: “vi chiedo di scegliere con consapevolezza e coraggio la strada di una comunicazione di pace”.
“Perdindirindina”, direbbe qualcuno; c’era bisogno che il Vescovo di Roma facesse tale richiesta ad una categoria professionale che sa, fino a prova contraria, fare bene il suo lavoro?
Robert Francis Prevost, con tutta evidenza, sta seguendo “a tutta birra” le aporie di Jorge Mario Bergoglio. Molti Cattolici ne sono già delusi. Riuscirà Leone XIV a “drizzare il tiro” o continuerà su questa strada?
Solo il tempo saprà dare risposte.

Leone XIV parla di Babele e se ne lamenta a ragione. Certo però è il fatto che la falsa chiesa di Bergoglio ha contribuito non poco a crearla! La massoneria l’ha occupata ed ha costretto i pavidi e omertosi principi vaticani a diffondere principi gnostici che con Gesù Cristo non hanno nulla da spartire! Se i suddetti principi avessero fatto il loro dovere apostolico come Dio comanda, la Chiesa avrebbe potuto essere un vero punto di riferimento per la società, che comprende anche la stampa. Se, invece di affossarli, come il mondo massonico-modernista vuole, avessero parlato anche severamente di Comandamenti e Precetti, di Opere di misericordia non solo corporale ma soprattutto spirituale, di Inferno, di peccato e di Preghiera del Rosario, difendendo tutto ciò e altro con passione e spiegando che Dio è amore ma anche giusta sanzione del peccato, tutta la società avrebbe ancora idea dei limiti morali da seguire e quindi anche la stampa farebbe meglio il suo lavoro di informazione onesta. Quindi il difetto sta nel manico! Ci sono comunque anche giornalisti onesti! Guarda caso, i più disonesti sono quelli che portano avanti le idee moderniste che piacevano tanto a Bergoglio. Staremo a vedere che influenza avrà il suo affezionato successore
Carissima Margherita, in Vaticano stanno succedendo delle cose assurde che mai, mai, si sarebbe pensato di vedere.
Oggi, 13 maggio, si fa memoria della prima apparizione della Madonna a Fatima.
Speriamo il Cuore Immacolato di Maria trionfi.
Da cattolico e da cristiano, ritengo che la Chiesa sia una sola. Passibile di commettere errori, ma la falsa Chiesa ritengo sia un concetto complottista che non condivido. Ogni associazione umana elegge i suoi capi e rappresentanti, così fa la Chiesa. Potrebbe essere con l’illuminazione dello Spirito Santo, che per noi credenti esiste; oppure no, non sono nemmeno io nei segreti del Vaticano e nella Cappella Sistina quando si elegge il Santo Padre. Lo accetto, per fede e per appartenenza a quella chiesa. Che si chiami Pacelli, Roncalli, Montini, Wojtyla, Ratzinger, Bergoglio o Prevost, poco mi importa, è il successore di Pietro sulla sua Cattedra
Grazie per il commento.
I Romani Pontefici fino a Benedetto XVI erano tutti legittimi e validi.
Con l’elezione di Jorge Mario Bergoglio e Robert Francis Prevost le cose stanno in modo diverso dal momento che si è palesemente violata la Costituzione Apostolica “Universi Dominici Gregis”.
Il fatto che ci sono ormai migliaia di Cattolici che non frequentano più le Messe celebrate in unione con questi ultimi due Sovrani dello Stato della Città del Vaticano la dice lunga.
Non si può non dare voce a quel Popolo Santo di Dio che rivuole la Chiesa Cattolica, al quale il Cardinale Camillo Ruini ha dato manforte e sostegno prima del Conclave.
Sarà madame storia a darci contezza di quanto sta accadendo.
Grazie per questi pensieri. Il popolo di Dio dissenziente può dare luogo a uno scisma, come fece Mons. Lefebvre. Non concordo su un aspetto: qualcuno non va a votare perchè in disaccordo con la politica (non tocca a me giudicare); in tutte le chiese vi è la presenza di Dio, nel Santissimo e non andare in chiesa per gli errori dei suoi rappresentanti infrange l’obbligo per un credente senza produrre risultati apprezzabili.
Leggerò con attenzione la Costituzione Apostolica citata:
https://www.vatican.va/content/john-paul-ii/it/apost_constitutions/documents/hf_jp-ii_apc_22021996_universi-dominici-gregis.html