16 Settembre 2026

2 thoughts on “Bambini cristiani uccisi in Mozambico. Dove sono stati i pro-Pal negli ultimi otto anni?

  1. Propongo un semplice esperimento mentale. Rimescoliamo le carte e immaginiamo che negli ultimi due anni siano stati uccisi decine di migliaia di bambini mozambicani e alcune decine di bambini palestinesi. Immaginiamo fiumi di persone che si riversano nelle piazze delle città di tutto il mondo per manifestare il proprio sdegno contro il massacro dei mozambicani. Che cosa direbbero in quel caso coloro che oggi si lamentano dei pro-pal?

    Le possibilità secondo me si dividono in due categorie principali. 1) Si uniscono alle proteste. 2) Iniziano a lamentarsi delle proteste altrui e a dire: eh ma allora il Congo? E lo Yemen? E il Myanmar? E il Burkina Faso?

    Nel caso 1) emergerebbe prepotentemente una vergognosa forma di discriminazione culturale e religiosa: i bambini palestinesi possono crepare come mosche e le eventuali proteste di piazza per il loro massacro sono solo una seccatura per chi deve lavorare, mentre i bambini mozambicani meritano solidarietà. Nel caso 2) emergerebbe semplicemente la voglia di rompere le scatole a chi lotta per una causa umanitaria, senza avere la minima intenzione di darsi da fare per tutte le esigenze che gli altri non riescono a coprire. In entrambi i casi, ci farebbero una pessima figura.

    Se l’esperimento mentale non è ancora abbastanza, aggiungo che scendere in piazza per i palestinesi non serve solo a farli sentire meno soli in un momento così difficile, ma serve soprattutto a smuovere i governi che collaborano con lo Stato che li opprime in modo che riducano il loro sostegno e, possibilmente, arrivino a sanzionarlo. Una cosa è chiedere al proprio governo di intervenire attivamente in una questione internazionale a cui è estraneo, altra cosa è minacciare di bloccare tutto il paese se il governo continua a mantenere rapporti di amicizia con uno Stato criminale. Inoltre il tentativo di portare cibo a Gaza via mare serve a dimostrare inequivocabilmente a tutti che Israele impone un blocco navale illegale, e ha senso solo in un caso molto specifico come questo. Che vi siano in tutto il mondo gravi crisi umanitarie è noto, ma l’idea che le soluzioni pensate per Gaza vadano riproposte pari pari (come suggerisce questo articolo) per risolvere anche le altre crisi è a dir poco infantile.

    1. Sono d’accordo con il commento espresso da Pyjo, e rimango invece basita dal contenuto dell’articolo. Ci sono cascata perché sono andata a cercare notizie ed eventuali novità circa quanto accaduto in Mozambico negli ultimi giorni e all’ennesimo rapimento di bambini. E guarda caso sono anche una di quelle che è scesa in piazza a manifestare a favore della Palestina, anche se in realtà bisognerebbe dire che chi è sceso in piazza lo ha fatto a favore dei diritti umani, di tutti! Di tutte le persone al di là del loro colore di pelle o delle fede religiosa. Quindi io sono l’esempio lampante che non è vero che i cosiddetti “pro-pal” si disinteressano degli altri conflitti sparsi per il mondo. Chi ha scritto questo articolo non sa o fa finta di non sapere che per esempio il numero di morti che ci sono stati in Mozambico in 8 anni di conflitto, a Gaza sono stati raggiunti in un mese!! È per questo che la gente è scesa in piazza. Gaza è solo il simbolo di tanti, troppi conflitti che ci sono appunto in diverse regioni del mondo. Spiace constatare inoltre che l’autore/autrice di questo articolo non abbia nemmeno speso una parola ad analizzare le ragioni del conflitto in Mozambico, che non ha nulla a che vedere con motivazioni religiose che sono solo di facciata, e che sono invece molto legate a motivazioni economiche, le stesse che accomunano quasi tutti gli altri conflitti esistetenti e di sicuro anche ciò che è accaduto a Gaza. Se vogliamo credere agli asini che volano facciamolo pure e allora accontentiamoci di farci raccontare che chi crede in una certa religione è più buono mentre chi ha una religione diversa è cattivo ed è per questo che ci sono le guerre, cioè quelle dei buoni contro i cattivi o viceversa. Se invece vogliamo vedere la realtà per quella che è, nuda e cruda, i motivi dei conflitti e/o delle guerre civili sono sempre gli stessi: potere e controllo geopolitico ed economico, naturalmente a vantaggio dei paesi avanzati, soprattutto quelli occidentali. È questo che motiva le persone a scendere in piazza, perché si è superato un limite molto pericoloso, e presto ne pagheremo tutti il prezzo. Perché le guerre sono come i virus, se non li elimini prima o poi arrivano ovunque.

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