Bambini cristiani uccisi in Mozambico. Perché i pro-Pal e la Sinistra nostrana non se ne occupano?
Mentre l’ipocrisia dei pro-Pal continua nell’ignavia di sindaci che permettono loro di invadere le strade e di rompere l’anima a quanti della Striscia di Gaza non si curano perché hanno da pensare al lavoro, allo studio, all’università e alle cose serie, in Mozambico (Africa) sono stati rapiti dei minori, sette bambini e quattro adolescenti.
I colleghi di “SKYTG24” precisano: “Miliziani jihadisti hanno colpito i distretti di Nangade e Palma, nella provincia di Cabo Delgado”.
La domanda sorge spontanea: Arturo Scotto, “Partito Democratico”, Benedetta Scuderi, “Alleanza Verdi Sinistra”, come mai non organizzano un bel viaggio in barca a vela verso il Mozambico?
I bambini del Mozambico sono forse meno importanti dei “bambini di Gaza”?
O forse non ci si occupa della questione perché a compiere questa barbara ed atroce azione sono stati “miliziani jihadisti”, dunque maomettani?

Il sospetto è che la cosa non interessi a quanti si occupano della Striscia di Gaza perché trattandosi di “miliziani jihadisti” diventa impossibile gridare al “sionismo”, al “genocidio” e fare un po’ di sottaciuta propaganda anti-ebraica.
Da quanto emerge dai colleghi di “SKY”: “Tre persone sono morte e 11 bambini sono stati rapiti in Mozambico in seguito a un attacco delle forze jihadiste che hanno dato alle fiamme una chiesa nel nord del Paese”.
Come mai nelle “100 piazze per Gaza” non si condanna, non si stigmatizza, non si espongono le bandiere del Mozambico? Perché i preti che hanno sfilato nei cortei pro-Pal non organizzano qualcosa di concreto per aiutare i bambini del Mozambico che, a differenza di quelli di Gaza, sono Cristiani?
Si parta dall’assunto che queste domande sono scomode, rendono antipatici, e porteranno i pro-Pal ad accusare chi le fa di “benaltrismo”.
Di certo c’è che i colleghi di “Vatican News” sostengono che a compiere questi attacchi sono “miliziani affiliati al sedicente Stato Islamico”. A detta dello Stato della Città del Vaticano questi “miliziani jihadisti” “hanno colpito i distretti di Nangade e Palma, nella provincia di Cabo Delgado, dove da otto anni si combatte una guerra che finora ha provocato oltre 6.200 vittime e più di 1,3 milioni di sfollati”.
Sono otto anni che i Cristiani vengono perseguitati e tormentati dai “miliziani jihadisti” in Mozambico e – da quanto dicono i colleghi di “SKYTG24” – fino ad oggi ci sono state “oltre 6.200 vittime e più di 1,3 milioni di sfollati”.
Come mai, dunque, gli attivisti di “Potere al Popolo”, “Rifondazione Comunista”, CGIL, Sindacato USB, “Possibile”, “Alleanza Verdi Sinistra”, in questi otto anni non hanno proferito parola, non hanno organizzato gite in barca a vela, non hanno montato baraccopoli nelle piazze, in solidarietà ai Cristiani uccisi, torturati, martoriati e sfollati del Mozambico?
Tra i cosiddetti “pacifinti” che organizzano scioperi generali e passeggiate inutili per le nostre città, come mai nessuno ha deciso di andare in Prefettura a consegnare un documento per chiedere al Governo Italiano di intervenire per la difesa del Popolo Cristiano del Mozambico?
Evidentemente non ci sono né solidarietà né empatia per i Cristiani perseguitati nel mondo.
Con la stessa evidenza, i sacerdoti che hanno spalleggiato i cortei pro-Pal non provano empatia per i loro fratelli nel Battesimo, mentre invece, solidarizzano con quanti hanno nascosto la costruzione di tunnel sotto Gaza City e che non hanno segnalato la presenza e la posizione dei Terroristi di “Hamas” allo Stato di Israele.
Il 7 ottobre 2023 rappresenta, per il mondo intero, una delle pagine più tristi, tragiche, ed indecenti. Soltanto chi non ha un briciolo di cuore non riesce a soffrire per quanto è accaduto in Israele in quel tragico giorno.

Chissà perché il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Cardinale Pierbattista Pizzaballa, non ha mai detto nulla su quanto – da otto anni – sta accadendo ai Cristiani in Mozambico.
E’ davvero inconcepibile che preti e vescovi cattolici marcino al fianco di chi solidarizza con l’Autorità Nazionale Palestinese e non dicano nulla sui Cristiani martirizzati in Mozambico, e in molte altre aree del mondo.
Robert Francis Prevost, Leone XIV, dovrebbe prendere dei provvedimenti canonici nei confronti di quei Cardinali, Vescovi e Presbiteri che hanno speso il loro tempo ad accompagnare i cortei con la “bandiera” dei territori palestinesi anziché stare in chiesa a confessare, fornire direzione spirituale, ed amministrare i sacramenti.

La Conferenza Episcopale Italiana, retta dal Cardinale Matteo Maria Zuppi, quello che ha fatto una cerimonia nella quale ha letto i nomi delle presunte vittime della Striscia di Gaza, si chieda come mai i Seminari sono vuoti, le vocazioni sono al minimo storico, e negli edifici di culto si sente l’eco da quanto sono deserti.
La CEI si chieda anche perché sono calate le devoluzioni dell’8×1000 alla Chiesa Cattolica. Molti Cattolici, in sede di Dichiarazione dei Redditi, hanno devoluto l’8×1000 alla Chiesa Ortodossa perché sono stanchi dello spalleggiamento che taluni sacerdoti danno a chi professa il Corano quale libro di verità.

I Cristiani vogliono sentir parlare del Vangelo, della storia sacra, del Magistero della Chiesa, vogliono si commemori la Battaglia di Lepanto, … e, invece, i preti cattolici parlano di amicizia con gli islamici, vanno alle inaugurazioni dei Centri di Cultura Islamica, organizzano eventi con sedicenti Imam, affittano sale affinché i maomettani possano fare feste islamiche, anche se – come ormai sanno tutti – le Comunità Islamiche non hanno mai voluto siglare un accordo con il Ministero dell’Interno.
Una cosa è certa: in Mozambico ci sono Cristiani che stanno soffrendo, sono sfollati e sono nel mirino dei “miliziani jihadisti” che, però, nessuno condanna.
Nelle “100 piazze per Gaza” c’è tanta ipocrisia. O si manifesta per tutti o non si manifesta per nessuno. Solidarizzare con alcuni ed ignorare gli altri è… ognuno si faccia la propria idea.

Propongo un semplice esperimento mentale. Rimescoliamo le carte e immaginiamo che negli ultimi due anni siano stati uccisi decine di migliaia di bambini mozambicani e alcune decine di bambini palestinesi. Immaginiamo fiumi di persone che si riversano nelle piazze delle città di tutto il mondo per manifestare il proprio sdegno contro il massacro dei mozambicani. Che cosa direbbero in quel caso coloro che oggi si lamentano dei pro-pal?
Le possibilità secondo me si dividono in due categorie principali. 1) Si uniscono alle proteste. 2) Iniziano a lamentarsi delle proteste altrui e a dire: eh ma allora il Congo? E lo Yemen? E il Myanmar? E il Burkina Faso?
Nel caso 1) emergerebbe prepotentemente una vergognosa forma di discriminazione culturale e religiosa: i bambini palestinesi possono crepare come mosche e le eventuali proteste di piazza per il loro massacro sono solo una seccatura per chi deve lavorare, mentre i bambini mozambicani meritano solidarietà. Nel caso 2) emergerebbe semplicemente la voglia di rompere le scatole a chi lotta per una causa umanitaria, senza avere la minima intenzione di darsi da fare per tutte le esigenze che gli altri non riescono a coprire. In entrambi i casi, ci farebbero una pessima figura.
Se l’esperimento mentale non è ancora abbastanza, aggiungo che scendere in piazza per i palestinesi non serve solo a farli sentire meno soli in un momento così difficile, ma serve soprattutto a smuovere i governi che collaborano con lo Stato che li opprime in modo che riducano il loro sostegno e, possibilmente, arrivino a sanzionarlo. Una cosa è chiedere al proprio governo di intervenire attivamente in una questione internazionale a cui è estraneo, altra cosa è minacciare di bloccare tutto il paese se il governo continua a mantenere rapporti di amicizia con uno Stato criminale. Inoltre il tentativo di portare cibo a Gaza via mare serve a dimostrare inequivocabilmente a tutti che Israele impone un blocco navale illegale, e ha senso solo in un caso molto specifico come questo. Che vi siano in tutto il mondo gravi crisi umanitarie è noto, ma l’idea che le soluzioni pensate per Gaza vadano riproposte pari pari (come suggerisce questo articolo) per risolvere anche le altre crisi è a dir poco infantile.
Sono d’accordo con il commento espresso da Pyjo, e rimango invece basita dal contenuto dell’articolo. Ci sono cascata perché sono andata a cercare notizie ed eventuali novità circa quanto accaduto in Mozambico negli ultimi giorni e all’ennesimo rapimento di bambini. E guarda caso sono anche una di quelle che è scesa in piazza a manifestare a favore della Palestina, anche se in realtà bisognerebbe dire che chi è sceso in piazza lo ha fatto a favore dei diritti umani, di tutti! Di tutte le persone al di là del loro colore di pelle o delle fede religiosa. Quindi io sono l’esempio lampante che non è vero che i cosiddetti “pro-pal” si disinteressano degli altri conflitti sparsi per il mondo. Chi ha scritto questo articolo non sa o fa finta di non sapere che per esempio il numero di morti che ci sono stati in Mozambico in 8 anni di conflitto, a Gaza sono stati raggiunti in un mese!! È per questo che la gente è scesa in piazza. Gaza è solo il simbolo di tanti, troppi conflitti che ci sono appunto in diverse regioni del mondo. Spiace constatare inoltre che l’autore/autrice di questo articolo non abbia nemmeno speso una parola ad analizzare le ragioni del conflitto in Mozambico, che non ha nulla a che vedere con motivazioni religiose che sono solo di facciata, e che sono invece molto legate a motivazioni economiche, le stesse che accomunano quasi tutti gli altri conflitti esistetenti e di sicuro anche ciò che è accaduto a Gaza. Se vogliamo credere agli asini che volano facciamolo pure e allora accontentiamoci di farci raccontare che chi crede in una certa religione è più buono mentre chi ha una religione diversa è cattivo ed è per questo che ci sono le guerre, cioè quelle dei buoni contro i cattivi o viceversa. Se invece vogliamo vedere la realtà per quella che è, nuda e cruda, i motivi dei conflitti e/o delle guerre civili sono sempre gli stessi: potere e controllo geopolitico ed economico, naturalmente a vantaggio dei paesi avanzati, soprattutto quelli occidentali. È questo che motiva le persone a scendere in piazza, perché si è superato un limite molto pericoloso, e presto ne pagheremo tutti il prezzo. Perché le guerre sono come i virus, se non li elimini prima o poi arrivano ovunque.