Di Alessandro Mella
Parleremo di una figura in verità assai nota, in specie tra chi si occupa di storia militare. Certo non correrebbe il rischio d’essere dimenticato, ma ho voluto parlarne per una ragione molto personale. Luigi Gorrini, medaglia d’oro al valor militare, intrattenne con me un lungo rapporto d’amicizia personale basato su reciproca stima ed affetto. Parte delle notizie che ho utilizzato per questo suo profilo derivano direttamente dai documenti che generosamente mi mandò tanti anni fa.
Egli era nato ad Alseno, in provincia di Piacenza, il 12 luglio del 1917 negli anni della guerra europea e poi mondiale. Già nel 1937 si arruolò nella Regia Aeronautica come allievo sergente pilota dividendosi, nei lunghi periodi di formazione, tra Parma, Pistoia e Foggia fino ad ottenere grado e brevetto nel 1939. Fu quindi inviato a Torino, aggregato al 3° Stormo Caccia Terrestre dislocato all’aeroporto Mirafiori, presso il quale partecipò ai combattimenti contro la Francia nell’estate 1940. Fu in quel periodo che egli partecipò anche al trasporto in Italia dei velivoli francesi di preda bellica poi reimpiegati dai nostri aviatori per compensare le croniche mancanze di materiale nazionale.
Cronicità che emersero, in modo imbarazzante e mortificante, quando venne creato il Corpo Aereo Italiano. Un contingente che Mussolini volle inviare in Belgio per partecipare alla battaglia aerea d’Inghilterra così da tentare, grossolanamente occorre aggiungere, di non lasciare la presunta gloria ai soli tedeschi. Questi ultimi tanto si impietosirono nel vedere com’erano equipaggiati gli italiani che li rivestirono quasi dalla testa ai piedi. Nel corso dei combattimenti Gorrini fu ferito e ricoverato a Gand per qualche tempo salvo poi rientrare in azione. Tuttavia la sua partecipazione ai combattimenti sui cieli britannici cessò quando venne trasferito in Africa settentrionale all’inizio del 1941. Dopo un breve periodo sul fronte greco tornò ancora in Italia, poi nuovamente in nord Africa salvo poi tornare al 3° stormo nel frattempo dislocato allo scalo aereo di Venaria Reale.

Quando venne l’armistizio Luigi, che non aveva velleità politiche di alcun tipo, si trovò sconcertato e spaesato e non gli riuscì di troncare di netto quei legami di cameratismo che l’univano a tanti piloti della Luftwaffe. Venne naturale, per lui, scegliere di aderire alla Repubblica Sociale Italiana ed andare a combattere nell’Aeronautica Nazionale Repubblicana. Un’adesione, lo ripeté tante volte, apolitica ma motivata dal solo desiderio di opporsi alle incursioni aeree alleate sulle città italiane. Fermare le bombe fu sempre il suo primo pensiero:
Un’adesione spiegata così agli storici e agli appassionati di vicende aereonautiche che andavano ad ascoltarlo a casa: «Dopo aver volato per tre anni fianco a fianco con i piloti tedeschi, sulla Manica, in Nord Africa, Grecia, Egitto, Tunisia e – infine – sulla mia patria, avevo fatto amicizia con alcuni di loro… non volevo fare la banderuola, per dire così, e forse sparare sui miei amici tedeschi. Inoltre, volevo proteggere le città del Nord Italia dai bombardamenti indiscriminati, per quanto possibile». (1)
La scelta di unirsi alla RSI non gli fece mancare fastidi a fine guerra ma nel 1954 riprese servizio nella neonata Aeronautica Militare ottenendo la ben meritata promozione a maresciallo. Solo nel 1958, caso quasi unico per un ex “pilota di Salò”, egli si vide riconoscere i suoi meriti dalla Repubblica Italiana la quale, finalmente, gli concesse la medaglia d’oro al valor militare:
Audacissimo cacciatore del cielo, già distintosi per l’abbattimento di due aerei avversari, faceva rifulgere ancora le sue eccezionali qualità di combattente indomito, attaccando sempre e dovunque il nemico. In 132 combattimenti aerei col fuoco inesorabile delle sue armi abbatteva numerosi grossi bombardieri e ne colpiva efficacemente un numero ancora maggiore, prima di essere a sua volta abbattuto. Salvatosi col paracadute, ustionato ma non domo, tornava con coraggio inesauribile ad avventarsi contro l’avversario continuando a conseguire brillanti successi con l’abbattimento e il danneggiamento di altri aerei. Ineguagliabile esempio di ardimento e di dedizione alla Patria. Cielo dell’A.S.I.–Egitto–Grecia–Italia, 3 giugno 1941 -31 agosto 1943. (2)
Già nel 1941 egli aveva ricevuto due distinte medaglie di bronzo al valore militare per i diversi contesti in cui aveva operato:
Pilota da caccia audace e valoroso, già distintosi in precedenti azioni, attaccava da solo due bombardieri nemici prima che questi riuscissero a giungere su un nostro importante porto di sbarco. con il fuoco preciso delle sue armi di bordo abbatteva uno di essi e colpiva efficacemente l’altro. Cielo di Bengasi, 29 maggio 1941.

Pilota da caccia, partecipava a diverse azioni belliche. In particolari difficili condizioni di visibilità, di clima e di cielo concorreva in un duro combattimento all’abbattimento di diversi velivoli nemici. In successivo ciclo di operazioni, contrastava una incursione avversaria, abbattendo in fiamme un bombardiere nemico. Cielo della Francia, della Manica e dell’Africa Settentrionale, 13 giugno 1940-20 aprile 1941.
Complessivamente, nella sua vita, egli ricevette una medaglia d’oro al valor militare, due di bronzo, la croce di ferro di IIa classe tedesca, tre croci al merito di guerra, la medaglia d’oro di lunga navigazione aerea, la croce d’oro d’anzianità di servizio e la gran croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Gli furono attribuiti 24 abbattimenti tra i quali spiccavano anche celebri aerei come i caccia Curtis P40, caccia Hurricane, caccia Spitfire, fortezze volanti B17 e B24, cacciabombardieri Thunderbolt ed altri ancora.

Nel 1979 il nostro Luigi andò in pensione e venne promosso ufficiale poco prima del congedo. Passò il resto della sua vita a coltivare le sue memorie e la passione per il volo, a rispondere alle molte lettere di amici ed ammiratori, vivendo fino a 97 anni e spegnendosi l’8 novembre 2014.
Luigi fu un uomo libero da ogni ambizione politica ed interessato solo al bene nazionale. A conferma di ciò egli fu un valoroso sottufficiale anche nel periodo postbellico, perfettamente inserito nel contesto democratico nel quale pienamente si riconosceva.
La sua vicenda umana e militare fu particolare e singolare e spesso oggetto di riflessioni come quella del giornalista Pierluigi Battista di qualche anno fa per La Stampa di Torino:
Ecco il senso della tragica contraddizione che lacerò gli italiani tra il dolore per la morte dei propri cari e la prospettiva della «libertà» ineluttabilmente portata dal rombo dei bombardieri americani. Le contraddizioni, del resto, non finiscono qui se solo si pensa che il sergente Luigi Gorrini, l’aviatore italiano che sopravvisse al contrattacco aereo italiano contro i bombardieri americani e che fu insignito nell’Italia democratica di una medaglia d’oro, tre mesi dopo quel giorno eroico scelse di combattere nella Repubblica Sociale Italiana di Benito Mussolini. Quello stesso Mussolini, che a pochi giorni dal bombardamento di San Lorenzo venne sfiduciato dal Gran Consiglio e abbandonato dal Quirinale. (3)
Si potrebbero scrivere interi libri su di lui ma molto è stato già detto e scritto anche da storici più autorevoli di me ed a lui obbiettivamente più vicini. Io ho voluto ricordarlo per i mille significati della sua parabola e per il rapporto personale con cui mi onorò e di cui conservo ancora ricordi importanti.

Ed una cosa c’è da aggiungere. Quando tre anni dopo la morte fu decisa la creazione di un monumento in suo ricordo egli rese a tutti un ultimo grande servigio:
Quanto alle polemiche sul fatto che un sindaco Pd celebri un asso di Salò, il sindaco Massari ricorda: «Il pilota fu insignito della medaglia d’oro al valor militare dalla Repubblica Antifascista. Penso che Luigi Gorrini sia stato un asso autentico dell’arte aviatoria, penso che abbia combattuto dalla parte sbagliata della storia ma che comunque sia stato un militare impermeabile alle ideologie politiche e penso, per me vale soprattutto questo, che alzandosi in volo abbia evitato che altre bombe cadessero su Fidenza. Bombe angloamericane, le forze che stavano liberando l’Italia dal nazifascismo, ma sempre bombe e sempre morte dal cielo. Ora, come sindaco di tutti i miei concittadini e non solo di una parte di essi, il mio giudizio sulla persona non cambia il mio giudizio su quella fase storica che visse l’Italia, non cambia la mia scelta di campo antifascista e non cambia quella della Città di Fidenza, che a dispetto di sedicenti nostalgici di ieri e di oggi, diede un contributo straordinario alla Lotta di Liberazione», conclude il sindaco.
La scelta di rendere omaggio a Gorrini – dice Cristiano Squarza, presidente della sezione Anpi di Fidenza – «potrebbe dar adito a strumentalizzazioni, da una parte politica e dall’altra, ma ciò che conta è il fatto di dare un riconoscimento a una persona rispettata: non ci troviamo certo di fronte a un criminale di guerra, occorre perciò valutare l’uomo. Un uomo che a Fidenza era stimato da tutti: e non dimentichiamoci che è l’unico militare della Rsi ad essere stato insignito della medaglia d’oro al valor militare dalla Repubblica Italiana. Quindi, bando a qualsiasi polemica, anche da parte nostra. I partigiani sono eroi, ma Luigi Gorrini – conclude il presidente Anpi – ha combattuto fino all’ultimo per difendere le città dai bombardamenti, salvando tante vite innocenti». (4)
Luigi Gorrini fu quindi, in qualche modo, anche protagonista di un episodio di pacificazione, di superamento dei pregiudizi e delle paure del passato, una figura capace di toccare l’anima di galantuomini anche lontani dalla sua scelta. Questo era l’amico Gorrini.
Alessandro Mella
Note
1) Il Corriere della Sera, 29 settembre 2017.
2) https://www.quirinale.it/onorificenze/insigniti/45493 (Consultato il 14 giugno 2022).
3) La Stampa, 195, Anno CXXXVII, 18 luglio 2003, p. 29.
4) Il Corriere della Sera, 29 settembre 2017.
