Un testimone di fede che scelse di condividere fino in fondo la sorte dei suoi soldati
26 dicembre 1941, Dragali, Montenegro
In quella data, mentre la Chiesa celebra Santo Stefano, si ricorda anche il sacrificio del Beato Don Secondo Pollo, sacerdote vercellese e cappellano militare del battaglione alpino “Val Chisone”, caduto mentre prestava soccorso a un soldato ferito durante la Seconda Guerra Mondiale. Colpito da un proiettile che gli recise l’arteria femorale, morì dissanguato sul campo di battaglia, offrendo la sua vita fino all’ultimo istante.
Dalla formazione al sacerdozio
– Nato a Caresanablot (Vercelli) il 2 gennaio 1908, entrò giovanissimo in seminario.
– Studiò a Roma, laureandosi in filosofia alla Pontificia Accademia di San Tommaso e in teologia alla Gregoriana.
– Ordinato sacerdote il 15 agosto 1931, insegnò nei seminari di Vercelli e fu Assistente diocesano dei giovani di Azione Cattolica.
Il cappellano degli Alpini
Allo scoppio della guerra, nonostante una grave infermità all’occhio sinistro, chiese di diventare cappellano militare per restare accanto ai giovani che aveva seguito nella sua missione pastorale.
Fu nominato tenente cappellano del 3º battaglione “Val Chisone” della Divisione Alpina Alpi Graie. In Montenegro, il 26 dicembre 1941, durante la battaglia di Dragali, mentre portava conforto spirituale e soccorso a un ferito, un proiettile lo colpisce all’arteria femorale, portando a una perdita di sangue fatale.
Per il suo coraggio gli fu conferita la Medaglia d’argento al valor militare, con una motivazione che ne sottolinea l’ardimento e la serenità con cui affrontò la morte: “Noncurante di sé, mentre esortava a curare gli altri feriti, serenamente spirava”.
Dalla memoria al culto
– Nel 1961 la salma fu traslata dal cimitero di Scagliari (Cattaro) a Caresanablot.
– Nel 1968 trovò posto nella Cattedrale di Sant’Eusebio a Vercelli.
– Dal 2000 riposa sotto la mensa dell’altare della terza cappella della navata sinistra, in un’urna di cristallo e argento.
La devozione popolare ha lasciato segni concreti: un monumento a Caresanablot, un sacello a Chivasso inaugurato nel 2001, e un capitello votivo a Villareggia con un ritratto del pittore Renzo Roncarolo.

La beatificazione
Il 23 maggio 1998, Papa Giovanni Paolo II lo proclamò Beato a Vercelli, rendendolo il primo alpino venerato dalla Chiesa cattolica. La sua figura rimane un simbolo di fede, coraggio e dedizione, capace di unire la memoria religiosa e quella civile.
Una dimenticanza che fa riflettere
Nel 2016, durante l’Adunata Nazionale degli Alpini ad Asti, Papa Francesco rivolse un saluto agli alpini citando altri beati e venerabili legati al corpo, ma dimenticando Don Pollo. Un’assenza che suscitò sorpresa, segno di quanto sia ancora necessario mantenere viva la memoria di questo sacerdote martire.
Don Secondo Pollo non fu solo un cappellano militare: fu un testimone di fede che scelse di condividere fino in fondo la sorte dei suoi alpini. La sua vita e la sua morte restano un monito di coraggio e di amore per gli altri, un patrimonio spirituale e civile che merita di essere tramandato alle nuove generazioni.
L’immagine di apertura e quella nel testo sono state generate dall’AI.
