Aosta - Castello di Bramafam
Una approfondita ricerca di Giorgio Ponzio
Lo studio della interpretazione dei “toponimi” rientra, senza ombra di dubbio, in quella ricerca specialistica che richiede solide conoscenze che spaziano dalla topografia territoriale alla storia generale e locale, all’antropologia delle tradizioni e dei dialetti e sicuramente ancora molto altro.
In pratica chi intraprende una ricerca del genere, oltre alle qualità sopra accennate, deve aggiungere anche una grande tenacia e curiosità nel perseguire gli obiettivi da superare.
Questo breve incipit è necessario per presentare la ricerca, ampia, approfondita ed esaustiva, che il prof. Giorgio Ponzio ci ha inviato e che pubblichiamo integralmente.
In questa circostanza, oltre ad augurare buona lettura, siamo convinti che il lettore interessato a questa tematica avrà occasione di trovare, oltre ad un “excursus” curioso e stimolante, anche un approfondimento storico-culturale importante.
(m. b.)
BRAMAFAM UN TOPONIMO E NON SOLO
UN VIAGGIO A CAVALLO DELLE ALPI OCCIDENTALI E CENTRALI
INTRODUZIONE
Un toponimo è il nome proprio di un luogo, di città, paesi, regioni, fiumi, laghi, monti, ed anche da questi può derivare un cognome, ma possiamo trovare anche altro come vedremo in seguito.
Interpretare l’origine di un toponimo non è affatto semplice, l’origine può essere antichissima, perdersi nella notte dei tempi, nella lingua dei primi abitanti e tramandata verbalmente fino alla prima messa per iscritto. La peggiore cosa che si può è interpretarlo ad orecchio, con risultati che non c’entrano nulla.
Il viaggio lo iniziamo dal versante francese fino ad arrivare alla Svizzera Romanda procedendo da sud verso nord. Per chi volesse localizzare i vari siti riportati si segnalano anche le loro coordinate geografiche, facili da localizzare con Google maps o earth a seconda delle preferenze.
VERSANTE FRANCESE E SVIZZERA ROMANDA
Il primo Bramafam che incontriamo si trova nelle Gorges du Loup, nell’entroterra di Grasse, le cui coordinate sono 43°40′N 6°55′E.
Il secondo si riferisce ad una villa: la villa Bramafam Hazard che si trova a Châteauneuf de Grasse, coordinate 43°40′33″N 6°58′32″E, nel cuore del “Triangolo d’Oro” di Cannes-Grasse-Vence, su una collina tra la città dei profumi di Grasse e il grazioso villaggio di Valbonne.
Caussols (Caussole in italiano desueto) è un comune francese situato nel dipartimento delle Alpi Marittime della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Coordinate 43°44′33″N 6°54′01″E . Sull’altopiano carsico di Calern, situato nel territorio vi è la sorgente di Bramafan ed il bacino acquifero carsico profondo di Bramafan. Come vedremo in seguito Bramafan è considerata una variante di Bramafam in quanto in documenti antichi si usavano spesso abbreviature per cui la terminale della termine Bramā poteva essere tanto “m” quanto “n” [1].
Nella Valle della Tinée, nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, si trova la centrale idroelettrica di Bancairon, coordinate 44° 00′ 10″ N 7° 08′ 16″ E. Si trova nei pressi di Bancairon da cui prende il nome, frazione del comune di Clans, coordinate 44°00′N 7°09′E.
Nell’Archivio di Stato del Canton Ticino, Catalogo Fondi Fotografici si trovano due fotografie: la prima catalogata F94.8 è la veduta panoramica del cantiere per la costruzione di una condotta definita Acquedotto di Bramafam, datata 1928 circa, la seconda catalogata F88.19 è la veduta della stessa condotta sopraelevata definita Acquedotto di Bramafam, entrambe localizzate Bancairon per alimentare la centrale idroelettrica. La condotta doveva prendere il nome dal sottostante torrente.
Passiamo al vallone di Bramafam: è una valle in Provenza-Alpi-Costa Azzurra, si trova ad un’altitudine di 1.192 metri sul livello del mare. Il Vallone di Bramafam è anche conosciuto come Vallone di Brama Fama ed il torrente è un affluente di sinistra della Tinée, a sua volta affluente di sinistra del Varo. Le coordinate sono 44°04’06.2″N 7°09’57.8″E.
Sempre nella regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra vi è il comune di Sigoyer. La parrocchia di Sigoyer era sotto il nome di Saint Pierre-aux-Liens, Nel 1516, c’era in questa chiesa una cappella di Sainte-Marie-Madeleine-de-Bramafam. Le coordinate del comune sono 44°29′N 5°58′E.
Il viadotto ferroviario di Bramafan si trova nella valle della Durance e fa parte della linea che collega Briançon e Veynes, passando per Gap. Il viadotto si trova subito a sud di Châteauroux-les-Alpes (comune situato nel dipartimento delle Alte Alpi della regione della Provenza-Alpi-Costa Azzurra, coordinate 44°37′N 6°31′E) e scavalca il vallone del torrente Bramafan, dal quale prende nome.
Saint-Sorlin-d’Arves è un comune francese situato nel dipartimento della Savoia della regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi. Le coordinate sono 45°13′N 6°14′E. Vicino al ghiacciaio di Saint-Sorlin-d’Arves vi è il lago Bramafan.
Sainte-Foy-lès-Lyon è un comune francese situato nella metropoli di Lione della regione Alvernia-Rodano-Alpi. Coordinate 45°43’44.6″N 4°48’01.4″E. Nella cittadina vi è il castello di Bramafan, rinascimentale, restaurato nel XIX secolo nello stile di Viollet-le-Duc, ed ha facciate neogotiche.

Proseguendo verso nord si trova Saint-Sorlin-en-Bugey, comune francese situato nel dipartimento dell’Ain della regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi. Sulle belle rocce di Bramafam che dominano il villaggio vi sono le rovine dei castelli di Saint-Sorlin e Cuchet, appartenuti a Coligny, e smantellati nel 1595 dal maresciallo di Biron. Le coordinate sono 45°53′N 5°22′E.
Priay è un comune francese nel dipartimento dell’Ain della regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi. Le coordinate sono 46° 0′ 11″N 5° 17′ 21″E. Nelle vicinanze vi è una località chiamata Bramafan.
Scorrendo il Glossario NOMI DEI LUOGHI DELLA SVIZZERA ROMANDA, SAVOIA E DINTORNI, glossario purtroppo oggi non più apribile (basta provare ad aprire il sito http://henrysuter.ch/glossaires/topoB4. html) si arriva alle seguenti voci: Bramafan, Bramaire, Bramaturtaz, Brame-Boeuf, Brame-Chèvre, Bramefaim, Bramefan, Brame-Farine, Brame Tourte, Brameloup, Brame-Loup
Tali toponimi, che si riferiscono a case isolate, borghi, comune, villaggio e voragine, località, alpeggio, catena montuosa, località in una foresta distribuiti tra il Cantone svizzero del Friburgo, il dipartimento francese dell’Ain della regione Alvernia-Rodano-Alpi, il dipartimento francese d’Isère della regione Alvernia-Rodano-Alpi, il dipartimento francese dell’Alta Savoia della regione Alvernia-Rodano-Alpi, il dipartimento francese della Savoia della regione dell’Alvernia-Rodano-Alpi, e che qui per brevità non si riportano.
Come abbiamo precisato all’inizio tra le altre attribuzioni del termine Bramafam dal sito http://garri.voila.net/plantes_occitan.html, purtroppo anche questo non più apribile, avevo scaricato “Le nom de quelques plantes en occitan”, documento di tre pagine tratto da un manoscritto di Henri Pascal di Rochegude [2]. In esso troviamo che al termine botanico Iberis corrisponde l’occitano Bramafam. Al genere Iberis appartengono varie specie e sottospecie, diffuse dalle Alpi Occidentali ai Pirenei su rocce, ciottoli, luoghi incolti, da livello collinare fino a 2.800 metri [3] [4]. Non sappiamo se il termine occitano si riferisca ad una determinata specie o meno.
Si conclude il territorio francese con il cognome “de Bramafam”. Esso è classificato 168.838 ° tra i cognomi in Francia e i luoghi d’origine sono: Parigi, Hautes Alpes, Loira Atlantica, Côte d’Or [5].
Una casata nobiliare è quella dei “de la Croix de Bramafan”. Il primo storicamente riportato è Cyril de la Croix de Bramafan (1391 – 1438) [6].
Terminato il settore francese svizzero passiamo a quello piemontese valdostano.
VERSANTE PIEMONTESE E VALDOSTANO
Il primo toponimo che si incontra si trova sul versante destro della Valle Stura di Demonte, pressappoco all’altezza di Demonte stessa. A 1078 metri si trova un gruppo di baite indicate con il termine ël Chabot ´d la Snhoura, Casa della Signora, coordinate 44°17’41.8″N 7°18’26.5″E, dal soprannome della proprietaria. Moltissimi anni fa avevo scaricato dal web una cartina che la localizzava (un cerchio) e delle informazioni; purtroppo il sito non è più rintracciabile ma nella cartina inserii le informazioni tra le quali quella che indicava come nome alternativo “ël Chabot ’d Bramafam”, si veda la figura.

La Casa della Signora è anche riportata nella Carta dei Sentieri ed dei Rifugi numero 7, cala 1: 50.000, Valli Maira Grana Stura, Istituto Geografico Centrale – Torino.
Poco più a nord a Castelletto Uzzone (Langa Orientale), coordinate 44°30′N 8°11′E, Matteo Rivoira nel suo articolo “Nomi di luoghi” [7] segnala la presenza della variante Brama Fam.
A Revello, in provincia di Cuneo, sul costone che scende in direzione NE dai ruderi del Castello Soprano (coordinate 44° 39´ 33″ N 7° 23´ 05″ E) si erge il Forte Bramafam (coordinate 44° 39´ 33″ N 7° 23´ 05″ E), di pianta esagonale costruito a metà del XVI secolo.

Sulla vetta della Rocca (coordinate 44°46’51.0″N 7°22’23.4″E) che sovrasta la cittadina di Cavour, ad alcuni nota per l’eccidio del 6 agosto 1690 [8], si trovano gli scarsi ruderi del tra i quali la Torre di Bramafam.
Nella toponomastica di Torino vi è la Strada del Bramafame. Il nome deriva da quello di una antica cascina, non più esistente e che probabilmente dava anche il nome al vicino antico porto sulla Stura di Lanzo, coordinate 45°07’10.9″N 7°39’36.6″E. [9].

Risalendo da Torino il corso della Dora si arriva a Caselette, coordinate 45.106016 7.483153. Negli Archivi di Stato di Torino [10] si possono trovare i seguenti documenti:
Numero 45 «Investitura concessa dal priore di San Pietro della / Novalesa alli Pietro e Giovanni Meana di Casellette / d’una pezza di terra boschiva di otto giornate posta / in regione di Bramafam fini d’esso luogo mediante / il fitto annuo di tre staia di segala» [11]. Data 1311 feb. 12.
Numero 49 «Ricognizioni fatte da Pietro Meana di ritenere dal / monastero di San Pietro della Novalesa parecchi / stabili sule fini di Casellette nelle regioni di La Pra / al Peir di Paimo, a Bramafam, alla Pietra Grossa e / sotto il bosco, e de canoni a caduno stabile imposti». Data 1336 dic.8
Passando all’Alta Valle di Susa si trova il comune di Salbertrand, coordinate 45°04′19.34″N 6°52′59.54″E, dove è segnalato il toponimo Bramafam [12].
Sulla sinistra orografica sempre dell’Alta Valle di Susa, da Oulx verso Cesana a 1.550 metri di quota, si trova la borgata di Desertes, coordinate 44°59’49.5″N 6°47’38.8″E. Al confine con il comune di Oulx vi è il Bô ’d Bramafam (Bosco di Bramafam) [12].

Se ci portiamo a Bardonecchia sopra il colle il domina la cittadina, coordinate 45°04’15.5″N 6°42’33.4″E, sorgeva lo Château du Bramafam, demolito quasi totalmente nel 1574 [13].

Quanto alla grafia su antiche pergamene troviamo sia Bramafam sia Bramafan in quest’ultimo caso con l’abbreviatura per contrazione, ossia il trattino sovrascritto a coprire la “a” e la “n” per indicare l’omissione del “fa” [14].
Sopra a Traves, in Valle Stura di Lanzo, si trova la baita di Bramafam, quota metri 1095, coordinate 45°15’26.8″N 7°24’02.0″E, luogo legato alla Resistenza [15].
In fondo alla Val Grande, Valle Stura di Lanzo, sopra Forno Alpi Graie, si erge nel gruppo delle Levanne la Torre di Bramafam, metri 3.247, coordinate (approssimative in quanto non facilmente individuabile su Google maps) 45°21’41.4″N 7°09’45.4″E [16].
Se passiamo alla Valle d’Aosta nelle mura romane di Aosta è inserito il Castello di Bramafam o Torre di Bramafam o più raramente castello dei Visconti di Aosta, coordinate 45°44’01.9″N 7°19’07.2″E, [17].

Con quest’ultimo toponimi è conclusa la ricerca.
DISCUSSIONE
Come scritto nell’introduzione studiare i nomi dei luoghi per toponomasti ed etimologisti non è sempre facile e spesso non sono sempre concordi per origine e significato.
In antichità, III secolo a. C., una buona parte del Piemonte era occupata dai Liguri, comprese le vallate alpine [18]; il Piemonte orientale e la Valle d’Aosta erano occupati dai Celti [19]. I Liguri, dei quali non conosciamo la lingua, in Piemonte subirono una forte influenza culturale da parte dei Celti [20]; queste condizioni fanno sì che non conosciamo l’esatta origine di molti toponimi, eccezion fatta per i toponimi di paesi -asca e -asco, di chiara origine ligure (Baudenasca, Frossasco in provincia di Torino ad esempio) [21].
Incominciamo ad analizzare il versante francese della regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra che comprende le Alpi Marittime e le Alpi Cozie fino alla Rocca Chardonnet, coordinate 45°06′05.59″N 6°32′55.25″E, che appresenta il punto triplo sul quale convergono i bacini della Dora Riparia, della Durance e dell’ Arc, ossia in ordine Piemonte, Dipartimento Alte Alpi (Provenza-Alpi-Costa Azzurra) e Dipartimento della Savoia (Alvernia-Rodano-Alpi).
Nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra il prefissoide “Brama” è quasi sempre unito al suffissoide “fam”, fa eccezione il vallone di Bramafam conosciuto anche come Brama Fama, il cui torrente come sopra scritto è un affluente di sinistra della Tinée (o Tinea), ed il viadotto ferroviario e sottostante torrente con suffissoide ”fan”.
Se si passa alla regione Alvernia-Rodano-Alpi ed al Cantone di Friburgo della Svizzera la situazione toponomastica si complica. Il prefissoide può essere “Bram” unito al suffissoide collettivo “aire”, oppure “Brama” o “Brame”; il suffissoide è molto variabile, unito al prefissoide o staccato unito dal trattino (−) o no, determinando un toponimo costituito da due nomi. Il suffissoide “fam” non è mai presente.
Nel versante piemontese valdostano prevale nettamente il prefissoide “Bram” unito al suffissoide “fam”, eccetto il caso di Castelletto Uzzone in cui sono separati, ed anche il suffissoide “fan” ma in alternativa molto più rara a “fam” a Bardonecchia.
INTERPRETAZIONE
Riguardo al versante francese – svizzero l’interpretazione dei vari toponimi, precedentemente riportasti, è: posto in cui “si grida per la fame”, “pascolo dove la capra bela di fame “, “pascolo dove il bue muggisce di fame, posto in cui “si grida per della farina”, posto in cui “si grida per un tozzo di pane”, “luogo dove il lupo ululava”. Sempre come precedentemente scritto i toponimi si riferiscono non solo a baite e villaggi ma anche a catene montuose, singole montagne, torrenti.
Nel versante piemontese – valdostano abbiamo solo tre interpretazioni “ufficiali”.
La prima è a Cavour , in due versioni tramandate dalla letteratura popolare, decisamente leggendaria e riguarda il gigante Bram, figlio d’Urano che in fuga dall’ira di Giove, si accovacciò sotto la Rocca dalla quale emergeva per scorgere fino a lunga distanza eventuali prede con cui cibarsi, ed atterriti gli abitanti gridavano “Salviamoci! Bram ha fame!” (prima versione); la seconda versione vedrebbe Bram imprigionato da Giove sotto la Rocca lamentarsi per l’appetito, lamenti che la popolazione interpretava in un “Bram a fam” (Bram ha fame) [22].
Per la seconda ci spostiamo ad Aosta dove anche qui ci sono due leggende. Secondo la prima il nome Bramafam de castello deriverebbe dal fatto che un signore di Challant per gelosia vi rinchiuse la moglie lasciandola morire di fame; secondo la seconda in caso di gravi carestie il popolo si radunava di fronte al castello chiedendo cibo [23].
ANALISI
Per procedere con l’analisi un dato oggettivo è che gli uomini, come pure gli animali, possono spostarsi. Nel caso di borghi, villaggi, alpeggi e baite se la terra è povera, improduttiva perché stanziarvisi? Se invece le terre disponibili per una resa economica sufficiente i montanari scendevano in pianura o emigravano all’estero per periodi più o meno lunghi in cerca di lavoro, talvolta senza più fare ritorno [24].
Riguardo a Demonte abbiamo le baite denominate ël Chabot ’d la Snhoura, in piemontese ’l Ciabot d’la Sgnura, ed in piemontese Sgnura significa in particolare donna ricca, benestante. Perché andare a cacciarsi proprio lì se è anche chiamato ël Chabot ’d Bramafam?
Nel caso Brame-Chèvre ossia pascolo dove la capra bela di fame è noto che la capra è in grado di utilizzare una grande varietà di piante, sia arboree che arbustive che erbacee, anche dotate di spine; l’allevamento della capra è vantaggioso anche nelle aree aride o semi-aride. Anche qui che senso ha?
Se per caso il luogo è stato soggetto a carestie o saccheggiato da eserciti di passaggio perché ribattezzarlo? Se poi il toponimo è riferito a singole montagne o catene montuose che senso ha? E via così di seguito.
In Francia vi è un solo castello, a Sainte-Foy-lès-Lyon, il castello di Bramafan, castello rinascimentale, esclusivamente residenziale, inserito in una città, ed anche qui l’interpretazione “urlare per la fame” è totalmente priva di senso.
Strano è poi che al termine botanico Iberis corrisponda l’occitano Bramafam. Anche di questo non si riesce a dare un’interpretazione logica.
A Torino avevamo il porto e la cascina di Bramafame, oggi con tale toponimo rimane solo la Strada del Bramafame. Lungo la Strada ancora oggi si trova la Cascina Galliziana, purtroppo in parte trasformata in un castello, coordinate 45°06’58.2″N 7°39’36.6″E. La cascina fu edificata a partire dal 1699 facendo parte di un piano edilizio rurale, voluto dal Duca Vittorio Amedeo II, su terreni di proprietà della Città di Torino che erano “gerbidi”, dal piemontese “gerb”: luogo incolto, quindi improduttivo.
Sulla carta riportata alla figura 9b all’altezza della Cascina Galliziana, sulla destra della Stura troviamo segnato esclusivamente “C” e “P”, lettre indicanti la qualità delle colture, ossia Campi e Prati. Anche in questo caso Bramafame non si riesce ad interpretare.
Se si passa a Caselette troviamo il toponimo Bramafam riferito ad una regione in cui vi è un bosco e vi sono degli stabili presi in affitto dal monastero di San Pietro della Novalesa. Si presume che vi sia nessuno così masochista che voglia trasferirsi in un posto in cui si “urla per la fame”.
Saltiamo a piè pari il bosco di Desertes, sempre in Val di Susa, e passiamo alle fortificazioni.
Nel versante piemontese valdostano se ne contano quattro, a differenza di quello francese svizzero dove ve n’è nessuna.
Procedendo da sud verso nord la prima che si incontra è il Forte Bramafam di Revello. È localizzato su un promontorio all’interno della grande proprietà dell’architetto Pejrone, famoso architetto paesaggista, promontorio nel quale una parte del lato sud era coltivata a vigneto, ora ad ulivi. Non certo un luogo dove “urlare per la fame”.
Anche per quanto riguarda la Torre di Bramafam di Cavour non si riesce a trovare alcuna interpretazione logica.
A Bardonecchia si trova il Castello di Bramafam; sotto al castello, al colletto di Sant’Anna si trovano i ruderi delle poche baite che costituivano la borgata le Château. Il castello disponeva di un presidio permanente e nel 1417 fu rinnovato l’armamento ed introdotte le prime artiglierie [25].
Nella Gran Carta deli Stati Sardi – In Terraferma i terreni vicini a le Château risultano coltivati, il resto è bosco [26].

Vi è chi ha ipotizzato che il prefissoide “Brama” sia una alterazione della parola francese “brame” che significa “bramito” in riferimento ai cervi, per cui Bramafam significherebbe “luogo dove i cervi bramiscono per la fame”. A prescindere che nessuno costringerebbe i cervi a rimanere lì ma potrebbero andarsene attualmente il colle, come tutta la sovrastante montagna, sono popolati da cervi, oltre ai caprioli, e nessuno li ha mai sentiti bramire, al di fuori dell’epoca degli amori. Cervi e caprioli si sono anche visti all’interno dell’attuale Forte Bramafam, sito sul luogo del castello.
Questo è un altro caso in cui non si riesce a spiegare il toponimo Bramafam.
Infine, in Val d’Aosta e ed Aosta, per la precisione inserito nelle mura romane, lato est, vi è il Castello di Bramafam. Il Castello, probabilmente databile intorno al XIII secolo, fu sede del viscontato di Aosta, e fu riadattato in epoca medievale per volere della nobile famiglia degli Challant. Nel 1295 venne ceduto da Ebalo I di Challant al conte di Savoia Amedeo V, in occasione della cessione del Viscontato. Non si sa per quanto tempo sia stato usato a fine residenziale, ma comunque, essendo inserito nelle mura romane, ebbe funzione difensiva, così come le mura stesse che per secoli furono l’unica struttura difensiva di Aosta, non risultando eseguite le modifiche proposte dall’Orologi nel 1547, e che la riteneva non assediabile per la collocazione [27]. Successivamente il castello fu utilizzato nel corso dei secoli per gli usi più disparati, come tribunale, magazzino del carbone e granaio [28].
Non si sa se il nome Bramafam gli fu attribuito dagli Challant o dal popolo successivamente in base alle leggende che si erano create, non esistendo, come nel caso di documentazioni storiche inequivocabili per Bardonecchia [14].
L’unico riferimento ad una carestia in Valle d’Aosta riguarda solo la Bassa Valle di Aosta da Bard a Pont-Saint-Martin, confine con il Piemonte, quando la peste colpì più volte, dal 1348 fino al 1630, e ad essa si sommavano anche una grave carestia e il frequente passaggio di molte truppe sul fondovalle [29].
Riguardo al resto della valle ce ne saranno sicuramente state ma non ho trovato documentazione in merito.
Le due leggende sul nome Bramafam del Castello di Aosta, come tutte le leggende popolari, non sono frutto di una sola persona ma di più che nel corso degli anni le amplificano in modo sempre più leggendario, di conseguenza, pur partendo da un fatto vero, lo stravolgono fino a impedire la conoscenza dell’effettivo contesto che lo ha originato, come in particolare nel caso del Bramafam di Cavour per il quale la leggenda tira in ballo il gigante Bram, figlio di Nettuno, e l’ira di Giove.
Quindi anche del caso di Aosta l’interpretazione di Bramafam non è sicura.
CONCLUSIONE
Si precisa che la discussione sui toponimi Bramafam in tutte le loro varianti è un discussione aperta a chiunque voglia intervenire, da toponomasti ed etimologisti o semplici appassionati della materia, purché l’intervento stesso sia basato su una buona documentazione.
[1] Adriano Cappelli: Dizionario di abbreviature latine ed italiane, pag. XXIV. Ulrico Hoepli Editore, 1995.
[2] Rochegude è un comune francese situato nel dipartimento del Gard, nella regione dell’Occitania. Quest’ultima è una regione amministrativa francese derivata dall’ unione delle regioni di Linguadoca-Rossiglione e Midi-Pirenei.
[3] Gaston Bonnier, G. de Layens: Flore complète portative de la France et de la Suisse. Librairie générale de l’enseignement, Paris, senza data ma probabilmente fine anni Quaranta del ’900.
[4] Anthony Huxley: Fiori di montagna. Editrice S. A. I. E., De IJusel Press, Olanda 1969.
[5] Si veda: https://www.geneanet.org/bibliotheque-genealogie/
[6] Si veda: https://armagnac.forumsactifs.com
[7] Si veda: https://iris.unito.it/retrieve/e27ce427-9f20-2581-e053-d805fe0acbaa/Rivoira_nomi%20di%20luoghi_2012_postprint.pdf, pagina 123.
[8] Si veda: https://www.cavour.info/index.php?page=630
[9 a] Immagine tratta dalla carta: Contorni di Torino – Scala Chilometrica 1-25,000. C. Crespi via Lagrange n 2, Torino 1889. Rielaborazione di carte 1:25.000 dell’Istituto Geografico Militare.
[9 b].Immagine tratta da: Gran Carta deli Stati Sardi – In Terraferma, divisa in fogli 91 alla scala di 1/50,000. Foglio N° 45 CIRIÈ. Riconosciuto sul terreno nell’anno 1858 _ pubblicato nell’anno 1864.
[10] ARCHIVIO DI STATO DI TORINO, Inv. n. 315 / 1. Denominazione: MATERIE ECCLESIASTICHE, ABBAZIE, NOVALESA SS. PIETRO E ANDREA Consistenza: bb. 72 ( fasc.: 1392). Estremi cronologici: 726 – 1853. Mazzo 4.
[11] Riguardo al n. 45: 8 giornate corrispondono a 3 ettari. Quanto alla staia, anch’essa antica misura piemontese per granaglie, non si alcun dato per la Val di Susa. L’unico disponibile per il Piemonte è quello di Alessandria, corrispondente a 17, 77 litri, per cui 3 staia corrispondono a 53,31 litri, ossia poco più di 37 kg; un sacco piemontese corrispondeva a 115,27 litri. Si veda: A. Ferraro: Dizionario di metrologia generale, Zanichelli editore, 1959.
[12] Renato Sibille, Rinaldo Gros: Dzerta – Territorio, storia e toponimi dell’ex Comune censuario di Desertes, pag. 132, nota 151. Cahier ecomuseo n° 20, Editrice Tip. Baima – Ronchetti & C. s. n. c., 2014.
[13] Cahier Museomontagna 26, catalogo della mostra (15 settembre – 6 novembre 1983): Castelli e fortezze della Valle di Susa. Curatori e redattori di testi e schede: Ettore Patria – Luca Patria, edizione Museo Nazionale della Montagna «Duca degli Abruzzi», Club Alpino Italiano – Sezione di Torino 1983 . Sul sito del castello sorse nell’ultimo quarto dell’Ottocento il forte omonimo, mentre i due curatori localizzano erroneamente il castello su una collinetta attigua. L’esatta localizzazione è riportata ad esempio sulla Gran Carta degli Stati Sardi in terraferma, foglio 43 Modane, riconosciuto sul terreno 1854 e pubblicato 1861, con la scritta Tour Bramafam, sul disegno del forte in costruzione a firma del tenente del Genio militare Tenente Pecco, datato 6 luglio 1889, e la scritta Torre Bramafam, infine sul Catasto Rabbini (1853 – 1870).
[14] Si veda: ARCHIVIO DI STATO TORINO, SEZIONE CORTE. Inventario n. 027 – Paesi – Inventario delle scritture della Città e Provincia di Susa, Valli di Bardonecchia, Cesana ed Oulx. Mazzo 2, Fascicolo 3, Numero: 3. Testo: QUITTANZA passata dagl’Operarj, che avevano travagliato alle riparazioni del Castello di Bramafam, à favore del Castellano di Bardoneschia delli 7 9mbre 1343. Classificazione: 1 f; ed anche https://escarton-oulx.eu/, cliccare: Documenti storici.
[15] Si veda: https://www.lacassa.net/succede-a-La-Cassa/..e-nei-dintorni/l-Alpe-Bramafam:-recuperarla/ca_22749.html
[16] Per la localizzazione della Torre Bramafam ho utilizzato: Da rifugio a rifugio – Alpi Graie, a cura di Silvio Saglio. Touring Club Italiano – Club Alpino Italiano, Stab. Poligr. G. Colombari S. p A., Milano 1952. Cartina pagg. 104 – 105.
[17] Figura 12 da cartolina d’epoca, figura 13 tratta da https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Bramafam.
[18] Si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Liguri e https://it.wikipedia.org/wiki/Taurini.
[19] Studi di genetica fatti da Cavalli Sforza e Piazza, in particolare in riferimento agli abitanti di Trino Vercellese discendenti diretti dei primi “partecipanti” cioè le famiglie trinesi che partecipavano alla gestione del Bosco, detto appunto della Partecipanza, con regole fissate nel 1275.
[20] Dalla conferenza Due popoli, una cultura tenuta dal professor Aureliano Bertone, archeologo, agli inizi del Duemila, e prematuramente mancato il 17 maggio 2015 a 58 anni.
[21] Si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Origine_dei_toponimi_italiani.
[22] Si veda: https://www.sherpa-gate.com/altrispazi/sulla-rocca-di-cavour-tra-misteri-e-leggende/.
[23] Si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Castello_di_Bramafam.
[24] Ad esempio si veda: Audano Umberto: Il montanaro piemontese nell’emigrazione – Il caso di un gruppo familiare sino agli inizi del ’900. TipoLitografia Giuseppini – Pinerolo, 2006.
[25] Cahier Museomontagna 26, catalogo della mostra (15 settembre – 6 novembre 1983): Castelli e fortezze della Valle di Susa. Curatori e redattori di testi e schede: Ettore Patria – Luca Patria, edizione Museo Nazionale della Montagna «Duca degli Abruzzi», Club Alpino Italiano – Sezione di Torino 1983, pag. 32.
[26] Immagine tratta da: Gran Carta deli Stati Sardi – In Terraferma, divisa in fogli 91 alla scala di 1/50,000. Foglio N° 43 MODANE. Riconosciuto sul terreno nell’anno 1854 _ pubblicato nell’anno 1861.
[27] Istituto di Studi Rinascimentali Ferrara – saggi: Silvio Leydi: Le cavalcate dell’ingegnero – L’opera di Gianmaria Olgiati, ingegnere militare di Carlo V. Edizioni Panini, Modena 1989. Vedasi pagina 108 e figura 18.
[28] Si veda: https://it.wikipedia.org/wiki/Torri_di_Aosta.
[29] Si veda: https://lasentinella.gelocal.it/ivrea/cronaca/2020/04/20/news/quando-nel-1630-la-peste-costrinse-all-isolamento-totale-del-borgo-di-donnas-1.38742679.
Giorgio Ponzio
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