C’è un numero, tra quelli che arrivano quotidianamente dalla guerra in Ucraina, che più di altri racconta la natura profonda del conflitto: 45 milioni di dollari.
Non è il prezzo di un missile. Non è il costo di un bombardamento, è, secondo il ministro ucraino dell’Economia Oleksandr Kravchenko, la perdita economica provocata da ogni ora nella quale gli allarmi aerei costringono una parte significativa delle attività produttive a fermarsi.
La cifra è impressionante, ma soprattutto racconta qualcosa che va oltre la distruzione fisica, la guerra non deve necessariamente distruggere una fabbrica per renderla improduttiva, è sufficiente costringere i lavoratori nei rifugi.
Un’azienda può avere macchinari integri, ordini da evadere, energia disponibile e materie prime nei magazzini, ma se un allarme dura ore e migliaia di persone devono interrompere il lavoro, la macchina economica si ferma comunque, è questa la nuova dimensione della guerra contemporanea: non soltanto colpire ciò che produce, ma rendere sempre più difficile produrre.
Secondo il ministro ucraino, gli attacchi russi stanno colpendo infrastrutture industriali, magazzini, centri logistici e data center, gli allarmi, inoltre, possono protrarsi per molte ore, il risultato è una forma di usura economica che non appare necessariamente nelle immagini delle città bombardate.
Una fabbrica che brucia fa notizia, una fabbrica che per dieci giorni lavora al 60% della propria capacità molto meno, ma per un’economia in guerra entrambe sono perdite.
Il vero obiettivo diventa la resilienza
Ed è qui che il dato dei 45 milioni assume un significato politico ed economico molto più ampio, l’Ucraina non sta soltanto cercando di proteggere il proprio territorio, sta cercando di mantenere in funzione uno Stato mentre una parte enorme delle sue risorse viene assorbita dalla guerra.
Reuters riferisce che nel 2026 le spese legate al conflitto potrebbero raggiungere 155 miliardi di dollari, mentre il governo di Kyiv deve ancora coprire un buco finanziario stimato in 27 miliardi, le entrate di bilancio interne sono ormai destinate interamente alla difesa, rendendo quindi fondamentale il sostegno esterno.
La domanda non è più soltanto, quanto costa una guerra, la domanda è: quanto a lungo può un’economia sostenere il costo di una guerra senza trasformarsi essa stessa nel campo di battaglia?
E qui entra in gioco l’Europa
L’Ucraina ha già dichiarato di aver bisogno di ulteriori finanziamenti internazionali, a settembre Kyiv chiedeva altri 27 miliardi di dollari per coprire le necessità di quest’anno, mentre per il 2027 il fabbisogno di finanziamento esterno viene indicato in oltre 52 miliardi di dollari, per l’Europa questo significa che la questione ucraina non è più soltanto militare o diplomatica, è anche una questione di sostenibilità finanziaria.
Ogni nuovo anno di guerra comporta spese militari, sostegno al bilancio ucraino, ricostruzione delle infrastrutture, aiuti energetici e costi indiretti per le economie europee e più il conflitto si prolunga, più diventa difficile separare il costo della guerra dal costo della sua durata.
Il numero più importante non è quindi 45 milioni
I 45 milioni di dollari per ogni ora di attività economica interrotta sono certamente un dato significativo, ma il vero numero da osservare è un altro: quanto tempo può durare questo meccanismo?
Perché un’economia può sopportare un’emergenza, può sopportare una recessione, può sopportare persino una devastazione straordinaria se esistono risorse sufficienti per ricostruire, ciò che diventa molto più difficile da sostenere è una condizione nella quale la normalità economica viene continuamente interrotta.
Inevitabile la domanda: quanta economia può ancora funzionare sotto le sirene.
Perché alla fine una guerra non si misura soltanto in chilometri di fronte, territori conquistati o perduti e armamenti impiegati, si misura anche nella capacità di uno Stato di continuare, giorno dopo giorno, a pagare stipendi, produrre, commerciare, investire e mantenere accese le proprie città, ed è proprio su questo terreno che il conflitto sta assumendo una dimensione sempre più difficile da ignorare.
