Per fare un po’ di luce sulla questione legata al territorio
Dopo aver ottenuto la grande vittoria sul Trebbia, che per risultato offuscò quella precedente del Ticino, Annibale si diresse verso l’Appennino per valicarlo.
La mattina del 24 giugno 217 (secondo Ovidio – Fasti VI, 765 – la battaglia sarebbe avvenuta il 21 giugno, cioè, secondo il calendario giuliano, intorno al 20 aprile) l’esercito romano entrò nella pianura ai piedi delle colline di Tuoro. Caio Flaminio decise di inoltrarsi in questa vallata senza predisporre ricognizioni, probabilmente perché era convinto di avere le truppe di Annibale a più di un giorno di cammino.
In effetti la notte precedente Annibale aveva fatto accendere molti fuochi sulle colline di T
uoro per fare credere ai romani che il suo esercito fosse accampato ben più lontano di quanto fosse in realtà.
I romani si misero in marcia, snodandosi lungo la stretta vallata, sulla quale gravava una fitta coltre di nebbia. Improvvisamente Annibale diede il segnale dell’assalto: dalle colline circostanti scesero, con un’enorme forza d’urto, la cavalleria e la fanteria dei cartaginesi, che attaccarono l’esercito da ogni direzione.
I romani non ebbero il tempo di disporsi nel loro abituale assetto di battaglia e furono costretti a combattere in ordine sparso, venendo sospinti facilmente verso il lago, senza alcuna possibilità di scampo. Fu un massacro terribile: vennero uccisi 15.000 soldati romani e anche il console Flaminio perse la vita in battaglia. Andò molto meglio per l’esercito di Annibale che lasciò sul terreno 1500 uomini e, anche in questa occasione, molti furono celti.
Fields si sofferma con grande attenzione sulle singole fasi della battaglia e sugli eventi precedenti, fornendoci un quadro dettagliato e coinvolgente. Ancora più ampia la descrizione realizzata da Daly, che, in oltre 300 pagine, affronta la battaglia di Canne in tutte le sue sfaccettature, soprattutto per essere una delle più sanguinose battaglie tra a i soldati di Annibale e i romani. Nei primi giorni di agosto del 216 a.C.

Quella di Canne fu la maggiore disfatta che subì l’esercito romano: le perdite furono di circa 45.500 fanti e 2.700 cavalieri. I prigionieri caduti in mano ai cartaginesi furono circa 19.000.
Pare che molti feriti furono lasciati morire sul campo: per fare in modo che non potessero allontanarsi a tanti di loro furono fratturate le gambe.
Non va dimenticato che circa quindicimila uomini romani perirono nelle battaglie del Trebbia e del Trasimeno. Mentre le perdite di Annibale a Canne furono circa di seimila uomini, due terzi dei quali erano celti che sostennero il primo urto delle legioni.
Due libri, quelli proposti da LEG Edizioni, utili per fare un po’ di luce sulla questione legata al territorio: infatti da sempre la storiografia, allontanandosi dall’esclusivo studio delle fonti e spostando il focus sul campo, si trova nella difficoltà di individuare senza incertezze le aree in cui effettivamente si svolsero gli eventi descritti dagli storici antichi.
Nic Gield, La battaglia del lago Trasimeno. 217 a.C., LEG Edizioni, pag. 144, Euro 18,00
Gregory Daly, La battaglia di Canne, LEG Edizioni, pag. 322, Euro 208,00
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